giovedì 17 luglio 2014

Aragami (2003)

Il film-scommessa diretto da Ryuhei Kitamura.

Antico Giappone feudale, due soldati feriti e sfiniti da una battaglia trovano riparo presso un tempio, ad attenderli una misteriosa ragazza. Uno dei due uomini si risveglia vestito e curato in una stanza, non sa bene dove si trova e che fine ha fatto il compare ma le risposte possono venire dallo strano padrone di casa che lo accoglie con fare amichevole, in realtà il motivo dell'ospitalità è molto singolare e non privo di pericoli.....

Ryuhei Kitamura è un giovane regista che, ai tempi, ha da poco fatto il botto con "Versus"(2000), il film che lo lancia come uno dei più promettenti epigoni del Sam Raimi della prima ora (quello di Evil Dead per intenderci), rivelando uno stile di regia disinvolto nei movimenti di camera e nel montaggio delle scene d'azione che ne fanno anche l'alfiere(uno dei) del new horror giapponese del nuovo millennio. "Aragami" è di poco successivo, da molti considerato come il suo miglior film,  e nasce quasi per caso, o meglio per una scommessa intrapresa con il collega Yukihiko Tsutsumi consistente nel mettere in piedi, nel giro di una settimana, un film con soli due attori e un'unica location. Nasce in questo modo "Aragami" in risposta a "2LDK" di Tsutsumi, un film che denota sempre alcune tematiche viste nel precedente "Versus" come misteriosi samurai, duelli di spade e confronti carichi di tensione.

domenica 13 luglio 2014

Maniac (2012)

Il remake dell'omonimo horror anni 80 prodotto da Alexandre Aja.

Il giovane Frank è segnato dai comportamenti scostumati della madre subiti in tenera età, ora vive solo in una grande metropoli posseduto da pulsioni violente che riversa su giovani donne scotennandole per ricavare lo scalpo da attaccare a dei manichini tenuti in casa. 

Ennesimo remake che una volta tanto si rivela una bella sorpresa, forse tardivo dopo la piena di rifacimenti del decennio scorso ma in grado di emergere come uno dei migliori realizzati senza stravolgere troppo l'originale con scelte stilistiche e di cast azzeccate. Il film omonimo del 1980 diretto da Lustig è un piccolo classico dello slasher disturbante e grezzo, una mazzata di rara intensità dominata dall'incombenza fisica del protagonista Joe Spinnell e dai sanguinolenti effetti splatter di Tom Savini, il "Maniac" versione 2012 si mantiene nel solco pur procedendo con differenti soluzioni a partire dal Frank interpretato dall'esile e delicato Elijah Wood che, suo malgrado, verrà sempre ricordato per essere il Frodo della serie de "Il signore degli anelli". L'attore 30enne è l'ottimo protagonista disturbato capace di infondere un'empatia per un persona fragile e, nonostante tutto, anche sensibile.

venerdì 4 luglio 2014

Spriggan (1998)

Azione, cyberpunk e riferimenti biblici in un lungometraggio d'animazione spettacolare e poco conosciuto.

Gli Spriggan sono gli agenti di un'organizzazione segreta giapponese incaricata di ricercare antichi reperti archeologici e preservarne la sicurezza, il rinvenimento della mitica Arca di Noè sul monte Ararat segna una tappa fondamentale per la storia dell'uomo ma anche qualcun altro è interessato all'incredibile scoperta e attacca con esiti sanguinosi il sito in Turchia. Il migliore agente Spriggan Yu Ominae si reca sul luogo per indagare e si scontra presto con un nemico temibile e impensabile....

Per quale ragione un anime di ottima qualità come "Spriggan" è poco o nulla ricordato? misteri del mondo anime/manga (e non solo) che ignora del tutto o quasi un lungometraggio che non ha problemi ad essere accostato ai ben più inflazionati "Ghost in the shell" e "Akira", con quest'ultimo soprattutto il collegamento è d'obbligo visto che a supervisionare "Spriggan" è il celebre autore Katsuhiro Otomo che lascia la regia a uno dei suoi protetti, il giovane (ai tempi) Hirotsugu Kawasaki. L'opera ricorda da vicino lo stile e le atmosfere dei lavori di Otomo ma "Spriggan" mantiene una autonomia artistica di alto livello, ponendosi come un punto di riferimento per le sequenze d'azione straordinarie, immerse in un contesto fantascientifico che affonda in divagazioni bibliche improbabili ma suggestive.

lunedì 30 giugno 2014

Iron Fisted Monk (1977)

La prima regia del leggendario Sammo Hung.

Il giovane Husker ha trovato riparo in un tempio Shaolin dopo gli abusi subiti dai dominatori Manchu. Il ragazzo cova vendetta contro i prepotenti che hanno ucciso suo zio e lo hanno malmenato, decide quindi di lasciare il tempio per raggiungere il villaggio che è spadroneggiato da un giovane Manchu e la sua banda di sgherri.

Sammo Hung a 25 anni fa il suo esordio alla regia ma è già un veterano del cinema delle arti marziali di Hong Kong come attore e stuntman, lo attendono altri decenni (almeno due) densi di produzioni che ne hanno fatto uno dei nomi cardine del cinema d'azione mondiale. Sammo ha lavorato a stretto contatto con le icone supreme Bruce Lee, ne "I Tre dell'operazione drago" affronta il mitico attore nel prologo, e Jackie Chan, una collaborazione fraterna e lunghissima che ha scolpito numerose tappe memorabili, egli stesso è una leggenda, non conosciuto in occidente come i due celebri colleghi ma ugualmente fondamentale, famoso per il suo aspetto robusto e l'indole bonaria. Una doverosa presentazione per Sammo che oltre alla carriera di attore, regista e produttore è anche uno dei più grandi stunt-coordinator di Hong Kong, insomma un pezzo di storia vivente.

giovedì 19 giugno 2014

Long Weekend (1978)

Una coppia isolata in balia della natura selvaggia per un classico dell'horror australiano.

Australia, Peter e Marcia partono per una vacanza al mare in una baia isolata con l'intento di rasserenare i rapporti di coppia incrinati. In realtà la piega diviene peggiore visto l'ostilità del posto e gli strani accadimenti che si verificano, in difficoltà e immersi nella natura selvaggia, Peter e Marcia hanno i nervi a pezzi, tornarsene a casa diviene l'unica soluzione ma non sarà così semplice....

Gli spazi sterminati della natura, l'incredibile varietà animale e la selvaggia vegetazione hanno sempre rappresentato per l'Australia e i suoi abitanti il primo elemento da cui deriva ogni conseguenza, anche a vedere i classici del cinema giunti da quelle parti appare evidente la questione. Dai film misterici di Peter Weir ("L'ultima Onda"), ai post-apocalittici di Mad Max, sino ai recenti incubi della serie "Wolf Creek", madre natura presenzia sempre con scenari splendidi e inquietanti che avvolgono tutto e atterriscono gli uomini che provano a solcarla. Il preambolo descrive grosso modo "Long Weekend" che distilla il concetto con sinistra maestria, la natura ci dona la vita ma la può togliere in qualsiasi istante, tanto più se il comportamento umano è stupido e miope. I due protagonisti sono incuranti dei loro gesti, irrispettosi verso gli animali che uccidono distrattamente (la scena dell'incidente con il canguro travolto è agghiacciante), maltrattano l'ambiente e inquinano, magari anche con piccoli azioni che possono apparire insignificanti, ma tutto ha una conseguenza e può portare a grossi dispiaceri.

domenica 15 giugno 2014

Apocalisse a Frogtown (1988)

Un post-apocalittico anni 80 scanzonato e divertente.

A seguito di un olocausto nucleare la Terra è in ginocchio e ridotta a una landa desertica, come se non bastasse la maggior parte della popolazione sopravvissuta ha problemi di fertilità. L'avventuriero e aitante Sam Hell è costretto a compiere una missione: liberare delle fanciulle rapite dai mutanti di Frogtown per inseminarle e concedere un futuro alla razza umana.

Spassoso B-movie anni 80 che in sintesi si può definire come l'incontro tra Mad Max e le tartarughe ninja, in realtà le creature che compaiono sono dei rospi umanoidi, un bizzarro risultato non adatto a tutti i palati a causa della forte dose di ironia che lo compone e gli scarsi mezzi produttivi a disposizione. L'immaginario della trilogia con il celebre guerriero della strada Mad Max viene stravolto verso un road-movie con i toni degni di una commedia sexy, roba da fare storcere il naso ma la leggerezza di "Apocalisse a Frogtown" (con)vince per essere una variante spiritosa di un genere ai tempi già in declino, dopo la diffusione e il successo dei primi anni 80. Molto carino il prologo che si fa beffe del finale de "Il pianeta delle scimmie" (1968), la scena della statua della Libertà, quasi a sottolineare una dichiarazione di intenti che unisce la citazione al divertimento.

sabato 7 giugno 2014

Keoma (1976)

L'ultimo grande western all'italiana girato da Enzo G. Castellari.

Finita la guerra di secessione il pistolero Keoma ritorna al suo vecchio paese, ad attenderlo un clima di terrore portato da Coldwell, un ex militare a capo di una banda, che dispone con tirannia della popolazione sfiancata da un'epidemia di peste. Keoma scopre che anche i suoi tre fratellastri sono al soldo di Coldwell ma l'uomo è pronto a regolare i conti con tutti coloro che usano violenza per reprimere la giustizia e la libertà.

Il western italiano è ormai prossimo all'esaurimento dopo circa 10 anni di sfruttamento intensivo, nessun altro genere (in Italia) vanta(va) un tale numero di pellicole prodotte, manca solo l'ultima spallata che arriva con "Keoma", il bacio della morte, dai più considerato come l'ultimo capolavoro del filone. In seguito giungono sempre meno titoli e mai dello stesso livello dell'opera di Castellari che, all'epoca, è nel pieno della carriera di action-director. Per il regista il 1976 è l'anno di un altro grande film, "Il grande racket", ma "Keoma", a detta dello stesso Castellari, è forse il suo migliore e tra i più ispirati e originali del western all'italiana. Da alcuni anni Castellari utilizza Franco Nero nei suoi film, come "La polizia incrimina, la legge assolve" e"Il cittadino si ribella", che ritorna con il personaggio Keoma al genere che lo ha lanciato grazie ai fasti di "Django" (1966).

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