domenica 23 novembre 2014

Byzantium (2012)

Due giovani vampire protagoniste nel film horror di Neil Jordan.

Clara e Eleanore sono due giovani donne che nascondono una natura immortale, come dei vampiri hanno bisogno di sangue umano e di nuove vittime, per questo vagano da un posto all'altro senza dare troppo nell'occhio. Clara, la più grande, è consapevole che le stanno cercando, si tratta di persone misteriose che conoscono il loro segreto, Eleanore invece ignora il pericolo e soffre la sua condizione di eterna ragazzina. La nuova sistemazione, nei pressi di un vecchio albergo in disuso, sembra un buon posto per ricominciare a vivere ma Clara non ha intenzione di smettere i panni di prostituta per attirare le prede e avere soldi facili.

Il ritorno di Neil Jordan al genere horror porta a un buon film incentrato sul mito del vampiro, archetipo di "mostro" già frequentato dal regista con il celebrato (anche al di là degli effettivi meriti) "Intervista col vampiro" uscito giusto una ventina di anni fa. Del film con gli aristocratici vampiri di Tom Cruise e Brad Pitt tornano i riferimenti d'epoca e scene in costume del'800, anche il rapporto tra le due protagoniste può apparire come un riflesso di quello intercorso tra Lestat (Cruise) e Louis (Pitt). "Byzantium" si distanzia e rifugge la figura classica del vampiro, termine tra l'altro che non viene mai menzionato se non una volta sola, non vi sono elementi gotici, ne tanto meno stucchevoli trovate barocche, è molto più realistico anche se non mancano momenti onirici di grande impatto.

domenica 16 novembre 2014

Messaggi da Forze Sconosciute (1978)

Il kung fu fantasy con David Carradine e Christopher Lee.

In un'epoca imprecisata l'avventuriero Cord partecipa a un torneo di arti marziali il cui premio è la via verso il misterioso Zetan, custode del libro della saggezza. Cord viene sconfitto con l'inganno ma l'uomo non desiste e si spinge in zone impervie dove incontra un misterioso viandante che lo introduce ai pericoli da affrontare, una serie di prove di lotta e astuzia che possono condurlo al cospetto di Zetan.

Gran parte dell'interesse intorno a "Messaggi da Forze Sconosciute" deriva dal fatto di essere un soggetto da ricondurre niente meno che a Bruce Lee in persona, insieme al collega-allievo James Coburn, un'idea di cinema avventuroso concepita già a partire dagli anni 60. Dopo la morte prematura di Lee nel 1973 è Coburn a tenere vivo il progetto sino a trovare dei produttori disposti alla realizzazione con inevitabili modifiche di sceneggiatura, il risultato è abbastanza deludente visto le premesse, ma con sufficienti tracce attribuibili al pensiero di Bruce Lee, con similitudini al coevo "Game of Death" (il postumo "L'ultimo combattimento di Chen"), sul percorso di formazione del protagonista che deve affrontare un crescendo di prove e avversari al fine di temprare lo spirito ancora prima del corpo.

lunedì 10 novembre 2014

The Boondocks Saints - Giustizia finale (1999)

L'action-pulp fine anni 90 sulle gesta di una coppia di fratelli killer.

A Boston sono tempi duri per la criminalità organizzata da quando è comparsa una coppia di vendicatori che fa piazza pulita di balordi e criminali. I due killer sono i fratelli Connor e Murphy che, con l'aiuto di un ex membro della Mafia, hanno messo in atto un piano per eliminare il maggior numero di malavitosi in circolazione. A distanza li insegue un agente FBI intenzionato a fermarli, dato che la scia di sangue delle loro scorribande diventa ogni giorno sempre più incontrollata e violenta.

"The Boondocks Saints" è un vero prodotto dei suoi tempi, quelli del filone "pulp" (fiction) che alla fine del secolo scorso è al culmine della popolarità nella scia delle prime opere di Tarantino. Il film risulta sciocco, derivativo e superficiale, ma anche dannatamente divertente e irresistibile, tanto da avere creato una schiera (piccola ok) di estimatori e fedeli adepti. Il regista Troy Duffy ha in pratica diretto in carriera solo questo film, se non si conta il sequel girato ben 10 anni dopo a grande richiesta, un action a gradazione irlandese in quel di Boston capace di calibrare con esiti esilaranti l'ironia dei personaggi con la violenza e il sangue che abbondano in lungo e in largo. L'opera non si prende mai sul serio, per fortuna, consapevole della carica reazionaria e beota del soggetto che prevede una vendetta mai veramente giustificata, se non per la creazione di situazioni divertenti e paradossali.

martedì 4 novembre 2014

Oltre il Guado (2013)

Una maledizione dal passato nel film horror di Lorenzo Bianchini.

Marco conduce un lavoro solitario in mezzo alla natura: studia con appostamenti e perlustrazioni gli animali dei boschi del Friuli. Per agevolare le ricerche tornano utili delle piccole telecamere che istalla su alcuni esemplari, in particolare si interessa di una volpe che si spinge in zone impervie e riporta immagini di abitazioni in rovina sul confine. Marco decide di raggiungere il luogo, un piccolo insediamento isolato che sembra abbandonato da decenni, intanto per il maltempo è costretto a sostare in quei ruderi sinistri, qualcosa lo inquieta, degli urli in lontananza, come se non bastasse di notte la telecamera ha registrato strane presenze.....

Il quarto lungometraggio di Lorenzo Bianchini (Custodes Bestiae) è ancora una volta una piccola produzione indipendente, fatta con sacrificio, passione e tanto tempo libero consumato nei week-end per le riprese. Un'ingiustizia se vogliamo, visto che da molti (anche per chi scrive) è considerato il migliore regista horror italiano degli ultimi 20 anni. Il cinema horror nostrano è marginale da decenni e senza un vero pubblico, cosa ormai nota, il discorso portato avanti da Bianchini risulta quindi essere radicale e periferico in tutti i sensi, per volontà e dislocazione geografica, un cinema per forza di cose a basso costo, di nicchia, radicato nei territori meglio conosciuti dal regista sin dall'infanzia, in questo caso quelli del Friuli, regione di confine e già di per sé poco nominata nei telegiornali. "Oltre il Guado" racchiude tutto questo, la consapevolezza di essere soli in un paese che ha dimenticato non solo il termine meritocrazia ma anche l'attaccamento a qualcosa per cui appassionarsi.

sabato 1 novembre 2014

Fighter in the Wind (2004)

Il biopic sulla vita del maestro di arti marziali Mas Oyama.

Seconda guerra mondiale, Il Giappone domina l'area del Pacifico mentre il conflitto infuria, il giovane Choi Bae-Dal vuole arruolarsi nell'aviazione giapponese ma le sue origini coreane sono malviste da un generale che disprezza la sua razza. Nell'immediato dopo guerra con il Giappone sconfitto, per la minoranza coreana le cose non migliorano, anzi, ora ci sono anche gli americani a infierire, Choi Bae-Dal conduce una vita difficile nei bassifondi intanto medita di imparare le arti marziali, chiede aiuto a un suo vecchio amico che lo aveva istruito da bambino, sarà una strada dura di sacrifici e privazioni rasserenata solo dall'incontro con una ragazza giapponese.

Molto romanzata e con diverse digressioni la ricostruzione della vita del maestro di karate giapponese giunto dalla Corea Masutatsu "Mas" Oyama. Su questa ambiguità intrinseca nel protagonista, tendere allo stesso modo tra due paesi differenti e storicamente nemici come il Giappone e la Corea, verte "Fighter in the wind", un film che anticipa di alcuni anni la calata dei biopic nelle arti marziali (e nel cinema in generale) esplosa con la serie "Ip Man". Il film promette sfracelli con un prologo molto bello e repentino che lascia intravedere colpi marziali al fulmicotone e contendenti bellicosi, ma l'intento di "Fighter in the Wind" è più ambizioso e di largo respiro, i combattimenti sono lasciati sullo sfondo, non sono centrali, per il malcontento di molti che si vedono trascinare in un affresco storico più o meno riuscito, di sicuro interessante e mai del tutto conosciuto, soprattutto dalle nostre parti (occidentali). La prima frazione, a ridosso della conclusione della seconda guerra mondiale, ha dei richiami quasi epici, la scena del bombardamento e il teso confronto con il generale giapponese, il sentore di rivalsa di Choi Bae-Dal che subisce continue umiliazioni, sembrano momenti preparatori di eventi che invece il climax successivo di "Fighter in the wind" disinnesca, o meglio, giungono in modalità differenti dalle attese e smorzati.

domenica 26 ottobre 2014

Videoblog di un vampiro (2013)

Curioso debutto horror di una coppia di registi americani ambientato in Italia.

Derek e Clif, amici fraterni, partono per una lunga vacanza intorno al mondo con l'intento di documentare l'avventura con filmati e aggiornamenti da postare su un blog creato per l'occasione. Le prime tappe si snodano in Europa, a Parigi Derek è vittima di un fatto spiacevole, un'aggressione da parte di una ragazza conosciuta la sera prima in un locale che gli provoca alcune escoriazioni sul corpo. Giunti in Italia, nella zona delle Cinque Terre, Derek comincia a sentirsi male e presenta inquietanti disturbi psicosomatici.

Il genere mockumentary, i falsi documentari fatti con riprese in prima persona, non conosce crisi anche per il solo fatto di rappresentare una buona alternativa alle grosse produzioni, di solito si tratta di film piccoli e indipendenti prodotti da registi volenterosi e sperimentali. Non fa eccezione "Videoblog di un vampiro", per favore internate il titolista italiano (subito!), che segna il debutto di una coppia di registi americani alle prese con la solita maledizione/infezione dei vampiri. A dire il vero di film fatti con questa tecnica sui vampiri non se ne contano molti, l'aspetto più bizzarro è però l'ambientazione situata in gran parte in quel delle Cinque Terre in Liguria, più precisamente a Vernazza e La Spezia. Un fattore "esotico" e inedito anche per noi italiani, figuriamoci per gli americani.

domenica 12 ottobre 2014

L'uomo che venne dalla Terra (2007)

Il film con protagonista un uomo vecchio di 14.000 anni.

Per il professore universitario John Oldman è ora di cambiare aria, dopo 10 anni è pronto per andare in un'altra zona del paese quando, un po' inaspettati, giungono sulla soglia di casa alcuni colleghi per salutarlo. Dato il clima conviviale e allegro John pensa di congedarsi con un'ultima storia che lascia tutti increduli, quella della sua vita iniziata ben 14.000 anni prima.

Capolavoro o bufala incredibile? questo è il quesito che si pone dopo la visione di "L'uomo che venne dalla Terra". I giudizi che si annusano in giro tendono alla prima affermazione, i dubbi derivano dal fatto che il film è in pratica ridotto a un racconto-interrogatorio fantasioso, fatto dentro un'unica location tra un pugno di attori seduti e con qualche licenza (poetica e non) di troppo. A favore de "L'uomo che venne dalla Terra" è l'idea di partenza, semplice e geniale, che vede per protagonista un uomo dell'età apparente intorno ai 40 anni che dice di essere in vita da 14.000 anni, un pozzo di esperienza e informazioni inesauribili. Il secondo aspetto tutto sommato vincente è la struttura colloquiale/teatrale della storia, insomma un soggetto del genere uno se lo immagina ambientato in diverse epoche e in scenari mirabolanti, qui invece al contrario viene tutto lasciato all'immaginazione/suggestione della parola. E bisogna dire che funziona, certo guardi il film e sembra di assistere per un'ora e mezza all'aperitivo serale di un gruppo di pensionati, eppure "L'uomo che venne dalla Terra" è fantascienza genuina, capace di entrare nel cuore dello spettatore.

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