Ballata macabra (1976) di D.Curtis


I coniugi Rolf, insieme al figlio dodicenne e alla zia Elizabeth, colgono l’occasione di affittare a prezzo stracciato,una splendida villa con piscina e parco per trascorrere le vacanze estive. L’unico vincolo posto dai proprietari, in cambio del vantaggioso contratto, è che la famiglia Rolf si prenda cura della casa e della vecchia madre che vive sola, rinchiusa in una stanza dell’ultimo piano. Ben, il capofamiglia, è perplesso della nuova sistemazione e presto anche sconvolto dal ripetersi di avvenimenti inquietanti che minano il suo stato psichico. Dan Curtis inizia la carriera, come regista e produttore televisivo, negli anni 60 con la serie fantastica Dark shadows. Durante il decennio successivo riesce a ritagliarsi un posto di rilievo, nel panorama horror, soprattutto grazie alla regia del film-tv Trilogia del terrore del 1975 (suddiviso in tre capitoli, famoso l’episodio con protagonista la spettrale bambola Zuni ) e di Ballata macabra, lungometraggio cinematografico del 1976, opere considerate tra le più riuscite e inquietanti del periodo. Ballata macabra, con il suo infittirsi di maledizioni e misteri nascosti in una splendida magione, si inserisce nel filone delle case infestate e conta su un cast composto da attori di enorme richiamo: Oliver Reed, nel ruolo del capofamiglia, attivo in ambito horror anche per le intrepretazioni nell'Implacabile condanna di T.Fisher. e in Brood la covata malefica di D.Cronenberg; Karen Black, uno dei volti femminili più noti del cinema americano anni 70, veste i panni della moglie Marian ed è tornata recentemente alla ribalta per avere presenziato nel fortunato La casa dei 1000 corpi di R.Zombie; Bette Davis, diva dal passato glorioso (da ricordare almeno il classico (Che fine ha fatto baby Jane?) è la zia Elizabeth. Tratto da un racconto di Robert Marasco e diretto con uno stile asciutto ed essenziale, pur con qualche prolissità, “Ballata macabra” gioca la carta della conclusione a sorpresa e non delude: Dan Curtis dissemina false piste, confonde lo spettatore anche a scapito della tensione per preparare l’esplosione di uno dei finali più agghiaccianti e brutali del cinema horror anni '70. E’ molto probabile che lo stesso Stephen King abbia tratto, da questo piccolo film horror, ispirazione per la stesura del suo celebre romanzo “The Shining”(1977), tante sono difatti le similitudini tra i due soggetti (un nucleo familiare isolato preda della pazzia del capofamiglia, ecc.) per non destare il sospetto.

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