I tre volti del terrore (2004) di S.Stivaletti


Tre giovani, passeggeri di un treno in corsa, vengono avvicinati dal professore Peter Price, un vecchio ipnotizzatore in possesso di una singolare sfera meccanica che è in grado di evocare i ricordi sepolti di chi la osserva. A turno, grazie al misterioso marchingegno, i tre ragazzi rivivono esperienze inquietanti e paurose che nascondono una terribile sorpresa finale. Seconda prova dietro la macchina da presa, dopo l’esordio gotico con M.D.C. Maschera di cera (1997), per Sergio Stivaletti (noto creatore di effetti speciali del cinema horror italiano.), che sfocia nel fantastico puro, un tributo a un immaginario ormai dimenticato dall’industria cinematografica italiana odierna, popolato da visioni mostruose e affettuosi richiami al passato. Scritto dallo stesso Stivaletti in collaborazione con il giornalista/critico Antonio Tentori, I tre volti del terrore è, sin dal titolo, un esplicito omaggio a pellicole di genere come I tre volti della paura di Bava, e soprattutto a Le cinque chiavi del terrore, prodotto dalla inglese Amicus nel 1964, vera opera-riferimento per il film del regista romano. Tre capitoli compongono il film, collegati da un episodio centrale ambientato nel vagone di un treno. “L’anello della luna”, il primo episodio, si focalizza sulla figura leggendaria dell’uomo lupo, una vicenda di maledizioni e sangue custodita in una necropoli etrusca. “Dr. Lifting” è la descrizione della traumatica esperienza di una giovane donna, vittima di un medico pazzo, che si sottopone ad un intervento di chirurgia plastica. “Il guardiano del lago” è la discesa in un mondo tenebroso, dalle atmosfere lovecraftiane, dominato da uomini-mostro che abitano nei pressi di un misterioso lago. Nonostante le perplessità sulle doti recitative di alcuni interpreti, si segnala la prova dell’ormai anziano e mai dimenticato John Phillip Law (Diabolik, Barbarella, ecc.), nel molteplice ruolo di villain nei vari episodi, nonché nei panni del beffardo Prof. Peter Price. Grande utilizzo di effetti speciali, curati sotto la supervisione dello stesso Stivaletti, realizzati sia in lattice che in computer grafica che risultano, a parte qualche sbavatura, ben eseguiti e funzionali alla narrazione. Supportato da una notevole colonna sonora, composta interamente da Maurizio Abeni, e accolto tiepidamente da critica e pubblico, I tre volti del terrore, ha almeno un grande merito sconosciuto al cinema italiano di oggi: non prendersi sul serio. A riprova di questo si vedano gli ironici cameo del regista Lamberto Bava e del compositore Claudio Simonetti, due figure storiche del cinema di genere nostrano. Un film onesto, anacronistico, incompreso, insomma da difendere.

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