Il grande inquisitore (1968) di Michael Reeves


1645. L’Inghilterra è sconvolta dalla guerra civile. Tra le popolazioni rurali, superstiziose e ridotte in povertà, si aggira il grande inquisitore Matteo Hopkins che, insieme al suo aiutante Stearne, tortura e giustizia donne accusandole di stregoneria. Ma l’impulso che spinge Hopkins nella sua missione è dettato solo dal sadismo e dal facile lucro.

Anche sul genere horror, verso la fine degli anni 60, comincia a soffiare un vento nuovo di rivoluzione. Se negli USA è "La notte dei morti viventi" a indicare la via da seguire, in Inghilterra, dove la Hammer manifesta i primi sintomi di decadenza, i film più interessanti e di rottura vengono diretti da giovani talenti come Michael Reeves che, proprio nel fatidico 1968, firma il suo capolavoro: "Il grande inquisitore".

La breve carriera di Reeves, impreziosita anche dalla collaborazione con Boris Karloff nel film "Il killer di satana" (1967), viene però interrotta dalla tragica morte del regista un anno dopo per un’overdose di barbiturici. Il grande inquisitore non rivela nessun elemento riconducibile alla sfera del fantastico ma è ugualmente considerato un caposaldo del cinema horror per il controverso e oscuro tema trattato (l’inquisizione) e per la presenza del leggendario Vincent Price.

Ambientato nella metà del 1600 in Inghilterra, durante la guerra civile, il film di Reeves è un feroce ritratto della cupidigia umana incarnata nel personaggio Matteo Hopkins (interpretato da un immenso, gelido e misurato Vincent Price), sadico inquisitore senza scrupoli, che non disdegna di abusare sessualmente delle sue vittime prima di finirle. Torture, crudeltà, sofferenze, la serie di aberrazioni è impressionante e non conosce soste: il film si apre con delle terribili urla di una condannata e si chiude con i lamenti strazianti di una giovane donna.

Le sensazioni trasmesse sono forti, carnali (si veda l’audace, per l’epoca, sequenza d’amore dei protagonisti) e violentissime(tutte le torture ed esecuzioni sono mostrate senza indugio), un vero punto di non ritorno che segna il corso dell’intero genere horror. Non c’è spazio neanche per la vendetta che, anche se consumata, non può portare altro che dolore e sconfitta (il personaggio di Marshall accecato dall’odio verso Hopkins).Un classico assoluto.

Rating: 9/10

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