Minority Report (2002) di S.Spielberg


Dopo aver segnato gli ultimi anni con film eccezionali("salvate il soldato Ryan")e film-capolavoro("A.I.") Spielberg torna sul grande schermo con "Minority report", un'opera che entra di diritto nel novero dei migliori lavori del regista americano. Tratto da un racconto di P.K.Dick(ultimamente inflazionato non poco) "Minority report", cupo e visionario come il grande scrittore, è ambientato in un futuro prossimo minato da esperimenti genetici(i pre-cog, esseri umani precognitivi), tecnologia invadente(la popolazione "schedata" tramite il riconoscimento dell'iride oculare, la pubblicità olografica ossessiva, ecc.), nuove droghe sintetiche(usate anche da Anderton, il protagonista), ecc. Spielberg sceglie di donare alla pellicola un taglio da film noir e incarica il fido J.Kaminski di rendere la fotografia granulosa con uno spettro di colori che dal nero degrada al bianco, ma soprattutto focalizza la vicenda su un intreccio serrato dall'atmosfera fortemente hardboiled. Il film, oltre ad un dispiegamento ottimo di effetti speciali curato dalla ILM di Lucas, stupisce favorevolmente per il gioco di citazioni: la sequenza nella serra che rimanda a quella visitata da H.Bogart ne "il grande sonno"(1946) di H.Hawks, l'operazione agli occhi tramite uno strumento infernale che ricorda quello di "arancia meccanica"(1971), la sequenza della fuga di Anderton braccato tra i palazzi, sembra mutuata da "Time and tide"(2000) di Tsui Hark, con riprese-stunt in soggettiva vertiginose e mozzafiato, ecc. Tom Cruise, nella parte del protagonista, meno narciso e ridicolo del solito risulta credibile nelle mani di Spielberg che si dimostra uno dei pochissimi registi di Hollywood in grado di coniugare in una mega-produzione(che comprende ormai fisiologicamente pubblicità esplicita e non più occulta!) spettacolo, divertimento ed introspezione. Da non perdere.

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