Black Aria II (2006) Glenn Danzig


Datato 1992 il primo "Black Aria" colse un po' di sorpresa gli stessi fans di Glenn Danzig(Misfits, Samhain, Danzig), un disco solista sinfonico, per lo più strumentale, molto più vicino alla musica classica che al rock roccioso della sua band, i Danzig. Nel corso degli anni 90 si è parlato spesso di un seguito di questo singolare progetto, ora finalmente "Black Aria II" è uscito. Se nel primo capitolo il tema centrale era la lotta di Lucifero e i suoi angeli ribelli contro Dio, in "Black Aria II" è la figura di Lilith e la sua oscura mitologia a farla da padrone. Lilith, secondo leggende cabalistiche, è il nome della prima donna sposa di Adamo e fu da questo scacciata perché voleva essere pari al marito. Esiliata nel deserto divenne la moglie del demone Samael. Da notare che il sottotitolo "nascosto" del disco è l'eloquente "Lilith whore of the desert". Il mito di Lilith compare in diverse culture dell'antico medio-oriente, raffigurata a secondo delle popolazioni come demone, vampiro, creatura della notte, ecc. Una caratteristica che rende affascinante il suo alone è la bellezza sovrumana cui è impossibile resistere.
Glenn Danzig compone il suo concept-album in 12 tracce, si occupa delle tastiere e chitarre(extra guitar di Tommy Victor nel brano d'apertura), e delle parti vocali che accompagnano la voce operistica di Tania Themmen. Pezzi oscuri, densi di atmosfera, ossessivi si snocciolano in poco più di 35 minuti(davvero pochi, peccato), alcuni passaggi rimandano allo strumentale "sadistikal" del 4° album dei Danzig, sempre dalla stessa opera vi è la "ghost song"(per i distratti basta andare alla traccia 66, un numero non a caso, del cd) che è evocata dall'organo di "Bridal ceremony of the Lilitu" . Elementi sonori provenienti dalle regioni dall'attuale Iraq, si ritrovano nella strepitosa "Shiddin", trascinante e tribale celebrazione dei natii paesaggi inquietanti del dio Pazuzu de "L'esorcista". Se si chiudono gli occhi la mente vola in luoghi misteriosi, al cospetto di antichi segreti, riti nascosti e demoniache presenze. Copertina firmata da Bill Sienkiewicz, noto disegnatore del quale ricordiamo almeno "Elektra: assassin" di Frank Miller. Per chi apprezza Glenn Danzig è un'opera imperdibile, per gli altri un curioso lavoro che può riservare sorprese inattese.

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