Masters of horror: Homecoming (2005) di J.Dante


Forse i primi anni del 2000 non sono più un'epoca di filtri e metafore, forse è meglio colpire il bersaglio e essere chiari. Deve averlo pensato Joe Dante(Pirana, L'ululato, Gremlins, ecc.) per il suo primo episodio della serie Masters of horror. "Homecoming" comincia dove "la morte dietro la porta"(1974) di Bob Clark finiva, negli anni 70 era la guerra del Vietnam a lacerare la coscienza americana, ora dopo l'11 settembre sono i conflitti in Iraq e Afghanistan a devastare il mondo e porre interrogativi inquietanti sul ruolo delle società occidentali. Gli equilibri sono decisi da pochi individui, il mondo è al collasso, la super potenza economica U.s.a è sotto accusa, guidata da un'amministrazione inetta e cinica. Stati Uniti, è tempo di elezioni, il presidente deve prolungare il suo mandato per altri quattro anni, la guerra contro il terrorismo deve essere supportata con ogni mezzo, questo è quello che pensano e vogliono David Murch, consigliere del presidente e Jane Cleaver, giornalista d'assalto. I due se la intendono, sono persone di successo, di bell'aspetto ma profondamente incuranti del male che producono e li circonda, la vita sembra sorridere e la vittoria spianata finché un giorno, i soldati morti nelle lontane guerre "per la democrazia", risorgono come zombi dalle loro tombe, avidi di giustizia e vendetta. Ancora più radicale del Romero de "la terra dei morti viventi", Dante spara a zero sulla gestione Bush(senza mai nominarlo) e i suoi accoliti, travolge il potere dei mass media(i ridicoli talk-show yankee alla David Letterman), ma non dimentica il suo "humus" citazionista(il nome di Romero scritto su una lapide, la sequenza del cimitero che richiama "la notte dei morti viventi", ecc.)e aggiunge un ulteriore prezioso tassello al genere "zombi", senza cadere in effetti truculenti, questa volta non necessari. Per essere solo un episodio-tv c'è da rimanere scioccati.

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