Le vie della violenza (2000) di C. McQuarrie


Tit.originale: The Way of the Gun
paese: U.s.a.

Straordinario esordio alla regia del premio Oscar per la sceneggiatura de "I soliti sospetti" Christopher McQuarrie. Con Benicio Del Toro e James Caan.

Longbaugh(Benicio Del Toro) e Parker(Ryan Philippe), due delinquenti che vivono alla giornata tra risse ed espedienti di ogni genere, tentano il colpo della vita sequestrando una giovane(Juliette Lewis) incinta: viene richiesto un riscatto per la donna che ha affittato il proprio utero a una coppia di ricchi malavitosi, decisi ad ogni costo ad avere un figlio. Sulle tracce dei due balordi viene mandato Joe Sarno(James Caan), il "postino" specializzato nei lavori sporchi.

Resta un mistero che un film di tale portata sia del tutto ignorato o quasi, probabilmente paga il suo scarso appeal verso il grande pubblico ma anche l'essere profondamente nostalgico nei confronti del cinema "perdente" degli anni 70. "Le vie della violenza" inizia come un film di Tarantino, una serie incredibile di battute ubriacanti e situazioni surreali, ma si incanala subito nei registri del noir-western che richiamano i libri di Jim Tompson e hanno fatto anche, recentemente, la fortuna di opere come "Non è un paese per vecchi" dei fratelli Coen.
McQuarrie, giovane talento premiato con l'Oscar a 27 anni, dimostra una conoscenza sconfinata della materia che si riversa nella costruzione dei personaggi della sua prima opera. I protagonisti di "Le vie della violenza" hanno tutti un passato da nascondere o dimenticare, vivono situazioni lancinanti che fotografano famiglie ormai al collasso e con disincanto affrontano una realtà che non è mai quella immaginata. C'è di mezzo, come sempre viene da dire, un mucchio di soldi da arraffare nella vana illusione di un domani migliore, ma questa volta a complicare le cose c'è anche una nuova creatura in arrivo incerta, ancora prima di nascere, del suo destino.
Longbaugh e Parker sono i tipi che è meglio non incontrare mai nella vita, all'apparenza gentili e distaccati, sono due criminali con alle spalle rapine, omicidi e torture(compare anche una bellissima sequenza di questa pratica sconveniente), ma per i quali si finisce per provare simpatia per la loro condotta quasi infantile nel portare a termine un'operazione di rapimento avventata quanto pericolosa. Benicio Del Toro("Guerrilia", "The Wolf Man") è sublime e, per la gioia delle fans, di una bellezza clamorosa nel ruolo del rapinatore dallo sguardo malinconico Longbaugh, degno suo compagno é il più giovane e glaciale Parker interpretato dal belloccio Ryan Philippe("So cosa hai fatto", "Cruel Intention"). Un'accoppiata che non si dimentica.

Ad accentuare le atmosfere western ci pensa l'ambientazione posta sul confine del Messico, una terra di mezzo che idealizza da sempre la fuga e la rinascita, nella quale si spinge anche Joe Sarno, un incredibile e impressionante James Caan("Il padrino 2", "Rollerball", "Strade Violente"), un "sopravvissuto" che si esercita nella difficile "arte del giudicare" e che sin da subito ha capito che la piega degli eventi è destinata ad estreme conseguenze. Egli è un "postino", un sicario-negoziatore che si muove con discrezione e professionalità senza mai commettere errori o gesti avventati se non provocati. Un personaggio che emerge nella sua ambiguità durante i numerosi e pregevoli dialoghi di cui è ricca la pellicola, da incorniciare quello che intrattiene con Longbaugh nel bar del motel.

Nel cast anche la faccia di Geoffrey Lewis("Dillinger", "Una calibro 20 per lo specialista", "La casa del diavolo") rimanda alle sensazioni degli anni 70 e la sua parte, l'aiutante di Sarno, dai risvolti struggenti non fa altro che sublimare il rimpianto di certo cinema glorioso. Brava e convincente anche una sofferente Juliette Lewis nei panni di Robin, ma anche le sue due giovani "incravattate" guardie del corpo, Obecks(Nicky Katt, "Il buio dell'anima") e Jeffers(Taye Diggs, "Equilibrium"), hanno il tempo di mostrare discrete doti interpretative che apportano spessore ai rispettivi personaggi.

"Le vie della violenza" è semplicemente bellissimo, un'opera che appaga anche sotto il profilo action e riesce a sorprendere con sequenze insolite(la dinamica del rapimento di Robin), e si lascia andare al furore puro delle sparatorie nel lungo e memorabile finale situato all'interno di un bordello-fortino messicano. In questo frangente McQuarrie filma scorci degni di Sam Peckinpah, del resto il fantasma del regista di "Voglio la testa di Garcia" aleggia su tutta la pellicola, e la chiusa finale con la camera che si alza verso l'alto riprendendo gli esiti della carneficina è grande cinema. Si può anche aggiungere che la colonna sonora dall'incedere epico di Joe Kraemer fa il suo "sporco" lavoro. Da conservare come un tesoro.

Rating: 9/10


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