La foresta dei pugnali volanti (2004) di Z. Yimou


Tit.originale:"House of Flying Daggers"(ingl.)
paese: Cina/Hong Kong

Zhang Yimou dirige un nuovo wuxiapian nella scia del successo del precedente "Hero".

Durante la dinastia Tang la setta rivoluzionaria dei "pugnali volanti" approfitta della debolezza dell'imperatore per minare il suo potere sempre meno autoritario. Il comandante di guarnigione Leo(Andy Lau) incarica il suo sottoposto Jin(Takeshi Kaneshiro) di usare come esca la danzatrice Mei(Zhang Ziyi), una spia dei ribelli, per arrivare ai vertici dell'organizzazione rivoluzionaria nascosta nelle impervie foreste della regione. Jin è ormai certo di riuscire nell'impresa ma non ha fatto i conti con i propri sentimenti: il ragazzo si innamora presto della bella Mei.

Non è il caso di rammaricarsi troppo, nella vita reale avvengono ingiustizie ben peggiori, ma anche al cinema esistono pellicole che ricevono meriti eccessivi e consensi spropositati, le cause sono molteplici, una delle più lampanti è la capacita di "vendersi bene": può rientrare senza troppi problemi nella categoria il kolossal "Hero"(2002), un wuxiapian che sembra più un pilot di una pubblicità di profumi che un film vero e proprio. Dietro a queste operazioni a lunga gittata sul mercato internazionale compare il nome di Zhang Yimou, un regista già noto per opere come "Lanterne rosse"(1991), totalmente estraneo al genere arti marziali divenuto all'improvviso redditizio dopo il successo del sopravvalutato "La tigre il dragone"(2000, un altro film di cui non si parla mai male abbastanza), in pratica il buon Yimou è un abile opportunista.

"La foresta dei pugnali volanti" segue quindi con il pilota automatico la strada segnata dal film di Ang Lee e del precedente "Hero", un polpettone d'amore studiato con meticolosa cura per fare breccia nella percezione dell'audience occidentale, rapita dai mirabolanti colori dei costumi di scena e paesaggi da cartolina, il film soddisfa queste prerogative sin da subito nella sequenza della danza iniziale, in cui la cieca Mei deve dimostrare di essere realmente una danzatrice mentre l'ufficiale dell'esercito Leo la osserva pronto a carpire il minimo errore. Qui compare anche una delle peculiarità della pellicola: l'utilizzo della computer grafica e degli effetti speciali, in questo caso si può osservare in bullet-time le traiettorie dei fagioli lanciati da Leo sui tamburi posti intorno a Mei, pronta ad iniziare i movimenti al momento della percussione.

Il film vuole comunque essenzialmente comunicare passione, un crudele "gioco" d'amore e morte che coinvolge i tre interpreti principali in una rivisitazione del classico triangolo amoroso tormentato: l'attore giapponese Takeshi Kaneshiro("Angeli perduti", "Red Cliff") è il soldato in missione Jun, donnaiolo che cede alle grazie della bella assassina Mei, interpretata dall'incantevole Zhang Ziyi che è un po' il simbolo del wuxiapian patinato del nuovo millennio avendo presenziato anche ne "La tigre e il dragone" e "Hero". Andy Lau("As tears go by", "Infernal Affairs") è invece il serioso Leo, il suo personaggio defilato all'inizio entra con prepotenza verso il finale con tragiche rivelazioni che scombussalono tutti gli equilibri tra i personaggi. Tutto è meccanico e ripetitivo: identità nascoste e colpi di scena(alcuni telefonati: la cecità presunta di Mei)si mischiano in un contesto degno di una telenovela, peccato perché traspare anche una certa freddezza.

"La foresta dei pugnali volanti" è trascurabile anche sotto il profilo delle arti marziali, l'action director è Tony Ching Siu Tung("Storie di fantasmi cinesi"), un grande del passato e uno dei più convinti sostenitori del wire-work, grazie a lui si può apprezzare qualche ottimo combattimento(i soldati che muovono l'attacco in equilibrio sugli alberi) ma non basta a nascondere la mancanza di naturalezza degli scontri, sempre accompagnati dagli ingombranti effetti speciali(le riprese in soggettiva dei pugnali in volo per es.)e dell'uso pedestre del ralenti da parte di Zhang Yimou. Nel duello finale appare tutto forzato: i protagonisti sembrano morti e invece risorgono più volte, il combattimento inizia in primavera e finisce in una tormenta invernale(ovviamente perché gli schizzi di sangue sulla neve sono più cool), compare anche la canzoncina d'amore cantata con il pianto in gola da uno degli interpreti. Terribile.

A costo di apparire puristi si consiglia almeno di recuperare i veri capolavori wuxiapian del passato recente come "Ashes of time"(1993) e "The Blade"(1995) e di non dare troppo peso a film modaioli e di scarsa rilevanza artistica come questo "La foresta dei pugnali volanti". Nel 2006 Zhang Yimou ha diretto il pomposo e colorato "La citta proibita" che suggella(per modo di dire) la sua personale visione del wuxiapian cinese che, a onor del vero, è piaciuta (purtroppo) alla stragrande maggioranza di critica e pubblico.

Rating: 5/10

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