Venerdi 13: Weekend di terrore (1982) di S. Miner


Tit. originale: "Friday the 13th Part III"
paese: USA

Il terzo capitolo della saga slasher "Venerdi 13" impone l'iconografia di un boogeyman destinato a mietere ancora vittime e successi commerciali: Jason Voorhess.

Il pazzo omicida Jason è ancora vivo e si aggira indisturbato nelle zone circostanti Cristal Lake, a farne le spese sono una coppia proprietaria di un negozio di alimentari. Intanto Dana e i suoi amici arrivano incuranti del pericolo per trascorrere una tranquilla vacanza in un campeggio vicino ma prima devono affrontare una banda di motociclisti che li ha presi di mira. Jason, senza distinzioni, comincia una strage senza fine.

Il terzo capitolo della prolifica saga scaturita dal successo di "Venerdi 13"(1980) è diretto da Steve Miner, il regista che aveva debuttato alla regia nel pregevole precedente episodio( "L'assassino ti siede accanto", 1981) dedicato alle gesta dell'informe Jason in quella occasione mascherato con un sacco di tela. "Weekend di terrore" prosegue sui canoni stabiliti sin dal primo film di Sean Cunningham, con una sceneggiatura ridotta all'osso e una caratterizzazione dei personaggi a dir poco superficiale. Probabilmente la maggiore attenzione è rivolta alle riprese tecniche per favorire la visione stereoscopica in 3D, il sistema di proiezione tornato in voga in quegli anni, che prevede l'impiego di occhialini utili a creare la profondità degli oggetti scagliati verso lo spettatore per un maggiore realismo. Vista senza questi accorgimenti la pellicola presenta numerose situazioni poco godibili di inquadrature in primo piano di mazze, yo-yo, oggetti contundenti vari, ecc.

I 5 minuti iniziali di "Weekend di terrore" si perdono nel replicare il finale del film precedente, si prosegue con un duplice omicidio che viene tirato anche troppo per le lunghe, un po' come la prima noiosa ora della pellicola che serve per presentare gli stereotipi-viventi carne da macello: l'immancabile sfigato cicciottello, una coppia di mezzi hippy amanti della marjuana, un paio di sgallettate niente male, due ragazzotti ben piazzati e l'eroina-protagonista, l'attrice Dana Kimmel. Forse per creare un diversivo si è pensato bene di inserire una banda di teppisti-motociclisti, due neri e un bianco che denota il malcelato cripto-razzismo tipico dello slasher, finiti presto nelle grinfie di Jason con esiti prevedibili: due vengono infilzati con un forcone mentre un altro viene massacrato di botte.

E' curioso notare come la figura di Jason subisca una mutazione in questo capitolo, non ancora ben delineata in "L'assassino ti siede accanto", verso un piano metafisico debitore del Michael Myers di "Halloween"(1978), film che viene platealmente omaggiato nella scherzosa sequenza in cui il nerd di turno per spaventare un'amica si copre il volto con una maschera e impugna un coltello, è comunque l'ambientazione del tutto simile alla cittadina di Haddonfield del film di Carpenter a colpire, segno quasi di un evidente dimostrazione di rispetto/inferiorità.

Il film ha però un colpo di genio, o di fortuna che dir si voglia, con l'introduzione della maschera di Hockey sul volto deforme di Jason, la leggenda vuole che un membro della troupe si divertisse nei momenti di pausa con questa maschera notata da Miner che l'ha voluta prontamente inserire nel look del personaggio, ancora poco identificabile e sfuggente. Jason assume da subito un aspetto inquietante e impenetrabile, anche la sua fisionomia si avvicina a quella di un robot indistruttibile, il bianco della sua maschera significa solo una cosa: morte e terrore. Nasce ufficialmente un'icona horror che negli anni è riuscita a conquistare fans sempre più numerosi al punto da generare altri nove sequels(compresi il crossover "Freddy vs. Jason", 2003, e il recente Re-start/remake "Venerdi 13", 2009).

Nell'ultima mezzora "Weekend di terrore", quando Jason si impossessa della maschera del solito nerd specializzato in mancati spaventi, si risolleva lievemente e innesca una serie di omicidi ai danni dei poveretti teenagers in amore piuttosto notevoli: il migliore è quello della vittima colpita da un arpione in un occhio, una sequenza girata in 3d che descrive la traiettoria della fiocina dritta nell'orbita della ragazza. Jason non tollera che il suo territorio di caccia venga violato, non viene mai detto ma il suo odio verso quello che non potrà mai avere, amore e sesso, per la sua condizione di mostro lo trasforma in un'inarrestabile e silente macchina tritura-uomini.

Il memorabile main-theme di Manfredini, ci-ci-ci-ah-ah-ah, viene riproposto in loop ma le musiche ricordano anche quelle de "Lo Squalo"(1975), del resto Jason è come lo squalo che non muore mai, da notare che in originale il titolo del film di Spielberg è "Jaws", sembra un'abbreviazione di Jason. La pellicola stenta, è il meno riuscito dei primi sequel, anche per la tediosa ripetizione di situazioni e locations(il fienile diventa praticamente il set principale)e il finale non è altro che una variante di quello visto nel primo classico episodio ma qualche momento sanguinolento è garantito e la formula di successo ormai è pronta per essere lungamente sfruttata.

Rating: 6/10

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