La leggenda dei sette vampiri d'oro (1974) di R.W. Baker



Tit.originale: "The Legend of the Seven Golden Vampires"
paese: Inghilterra/Hong Kong

Pellicola anni 70 venerata dai cinefili di tutto il mondo in cui si celebra l'incontro tra le leggendarie case di produzione Hammer e Shaw Brothers: un horror vampirico ricolmo di arti marziali.

Dracula, il principe dei vampiri, è tornato a nuova vita reincarnandosi in un monaco cinese in grado di comandare i temibili sette vampiri che funestano una sperduta regione della Cina. Dopo circa un secolo il professor Van Helsing(Peter Cushing), lo studioso che ha dedicato buona parte della sua vita a cacciare Dracula, si trova in Cina per insegnare le antiche leggende legate ai vampiri, con scarsi risultati visto la poca attenzione degli studenti. Solo Hsi Ching(David Chiang) sembra interessato al professore, egli crede ai suoi racconti al punto da chiedergli di accompagnarlo, insieme ai sette fratelli, al suo villaggio colpito dalla maledizione dei vampiri. Van Helsing è scettico ma Hsi Ching riesce a fornirgli una prova dell'esistenza dei 7 vampiri, intanto il figlio dello studioso-cacciatore ha conosciuto una ricca e bella vedova europea disposta a finanziare la spedizione verso il villaggio sotto assedio.

In pieno declino produttivo-artistico la celebre factory-horror inglese Hammer tenta di risollevare le sue sorti, destinate a una lenta agonia trascinata sino alla fine del decennio, con l'apertura verso l'emergente cinema orientale di arti marziali rappresentato dagli studi Shaw Bros di Hong Kong, a quei tempi all'apice del successo, non immuni comunque dalla crisi che li colpirà nella metà degli anni 80. L'idea è semplice ma allo stesso tempo invitante e senza precedenti: unire una storia di vampiri con le arti marziali cinesi. "La leggenda dei 7 vampiri d'oro" non compie il miracolo di un possibile colpo di coda della Hammer, resta difatti un'esperienza isolata da consegnare ugualmente alla storia del cinema e ancora capace di trasmettere un genuino fascino vintage.

La pellicola viene girata ad Hong Kong dove vengono prese tutte le maestranze e controfigure, del resto è nell'antica Cina che si svolge la vicenda, il regista è invece Roy Ward Baker, uno dei nomi di punta della Hammer, suscita però una certa impressione sapere che non accreditato compare alla regia anche il nome del mitico kung-fu-director Chang Cheh. Don Houghton oltre a essere uno dei produttori firma anche la divertente sceneggiatura che prevede due prologhi iniziali: il primo ambientato nel 1804 con l'arrivo del monaco pellegrino cinese in Transilvania, mentre il seguente descrive le funeste manifestazioni dei vampiri nel villaggio in Cina.

In questi primi minuti la fotografia ha dei colori sgargianti rosso-verdi, in stile Mario Bava, per risaltare le belle scenografie che riguardano in primis il castello di Dracula, il principe delle tenebre fuoriesce dalla tomba nel corso di una sequenza "classica" quasi fluttuando nell'aria per mezzo di carrelli non inquadrati, un'altra tecnica che il maestro italiano utilizzava spesso. Per il ruolo del vampiro non c'è il prestigioso Christopher Lee, pare abbia declinato dopo avere letto il copione, ma bensì John Forbes-Robertson che si presenta sbiancato con una punta di rossetto, quasi come il Joker della serie Batman. Si continua con la visione di un tempio-pagoda della Cina dove il redivivo Dracula soprintende un rituale sanguinario ai danni di giovani fanciulle a seno nudo, non una novità per la Hammer("The Viking Queen"), schierate e imprigionate a cerchio su dei tavoli che scivolano verso un pozzo centrale ricolmo di sangue e liquidi poco invitanti.

I vampiri di "La leggenda dei 7 vampiri d'oro" sembrano anche degli zombi, al suono di un gong difatti un esercito di ritornanti fuoriesce dalle tombe sotto il comando dei sette vampiri con le maschere d'oro, esseri putrescenti capaci di maneggiare le spade e cavalcare, una sequenza omaggio-citazione ai templari-zombi del film di De Ossorio "Le tombe dei resuscitati ciechi"(1971). Il make up del veterano Hsu-Ching Wu può fare storcere il naso a qualcuno, in realtà anche nel cinema successivo di Hong Kong i vampiri(o zombi) hanno sempre quell'aspetto putrido simil carta-pesta marcita che anche il cinema italiano ha adottato.

Il protagonista è il mitico Peter Cushing, il quale a un certo punto si presenta con una tenuta più adatta a un safari che a una caccia ai vampiri, l'attore britannico è sempre un piacere vederlo anche in questo caso in cui appare già anziano ma pronto ancora all'azione(il bel finale che cita il "Dracula" di Fisher in cui interpretava uno scattante Van Helsing), la sua spalla è il noto David Chiang("La mano sinistra della violenza"), uno dei divi della Shaw Bros fedele artefice di numerosi successi diretti dal maestro Chang Cheh. Il film è tendenzialmente considerato un horror ma le sequenze di arti marziali non si fanno certo mancare, alcune sono piuttosto lunghe ed intense(il pre-finale) e non si risparmiano in dettagli sanguinolenti tipici dei kung fu movies del periodo. Il martial art-director dei combattimenti è il numero 1 su piazza, l'altrettanto leggendario Liu CHia-Liang che proprio in quel periodo stava per mettere fine alla lunga e fruttuosa(a dir poco) collaborazione con Chang Cheh.

Nel cast figurano anche la sexy norvegese Julie Ege(1943-2008), una clone bionda di Rachel Welch, nel ruolo della bella vedova che se la intende con il personaggio interpretato da David Chiang, un rapporto destinato a un epilogo piuttosto cruento, inoltre compare un'altra coppia mista formata dalla bella cinesina Szu Shih armata di pugnali, sorella di Hsi Ching, che si innamora del figlio di Van Helsing. I restanti fratelli di Hsi Ching sono dei giovani valorosi specializzati in diverse armi da combattimento: spade, arco, mannaie, lance.
"La leggenda dei 7 vampiri d'oro" è da tanto, troppo tempo assente dal panorama italiano ormai da essere quasi un inedito. Da rispolverare.

Rating: 7/10

Commenti

Davide Di Giorgio ha detto…
Sempre molto interessanti le notizie che fornisci su questi piccoli cult dimenticati.
Anch'io spero in un recupero, anche perché l'unica versione che finora sono riuscito a visionare è una pessima vhs sbiadita e pan&scan. In quel caso il film non mi piacque, ma merita sicuramente una seconda occasione su un supporto più dignitoso. Speriamo.
Sciamano ha detto…
La "delusione"(sottolineo il "tra virgolette"), la provai anche io quando lo vidi la prima volta: un film talmente mitizzato(troppo, almeno nel mio caso) da non avere un riscontro all'altezza delle aspettative. Preso per quello che é, un onesto e originalissimo(x i tempi) horror, funziona e diverte. Poi i nomi coinvolti mi fanno strippare!
Io ho il dvd inglese con 20 lingue sottotitolate ma ovviamente non compare l'italiano!
Alex McNab ha detto…
Ah! Mi citi un film che da ragazzo mi rivedevo ogni volta che lo passavano :)
Certo, ripensandoci ora è un po' ridicolo, ma di certo rappresenta un film unico nel genere e non mancano gli ottimi spunti. Peter Cushing poi è un maestro a prescindere dalla trama più o meno bizzarra.
Lo rifacessero oggi, ci sarebbe da divertirsi (basta che non salti fuori un'altra robaccia tipo "Van Helsing")...
Sciamano ha detto…
Onori a Peter Cushing.
COmunque io non ricordo di averlo mai visto in tv!!..almeno negli ultimi 20 anni.
Alex McNab ha detto…
Io sì! Lo trasmettevano alcune tv locali lombarde... tipo Rete 55, roba preistorica...
Avrò avuto tipo dodici-tredici anni, quindi parlo di 20 anni fa!
Anonimo ha detto…
il film ha solo due difetti che lo rovinano: l'assenza di christopher lee, sostituito da un sosia con un trucco da carnevale (però il dracula stile-hammer è sempre da antologia e supera di gran lunga tutti gli altri vampiri dello schermo), e il fatto che dracula non c'entra niente con la trama, per cui questo inserimento forzato del personaggio aggrava la situazione. malgrado ciò è uno dei migliori film di vampiri di tutti i tempi, con una straordinaria chiave di lettura politicizzata. e non ha un solo minuto di noia.
Sciamano ha detto…
urca la lettura politica del film non l'avevo mai considerata, questo però é il bello dell'horror, si presta a svariate interpretazioni. Grazie x l'intervento, ciao.