Fuga da Los Angeles (1996) di J. Carpenter


Tit.originale: "Escape from L.A."
paese: USA

John Carpenter dirige il sequel del leggendario "Fuga da New York" voluto fortemente da Kurt Russel che riprende il ruolo dell'indimenticabile anti-eroe Jena Plissken.

2013, il prigioniero Jena Plissken(Kurt Russell) è obbligato dal governo USA a penetrare nella città di Los Angeles, divenuta un'isola dopo un catastrofico terremoto, per recuperare un telecomando in grado di annullare l'energia in ogni angolo del mondo trafugato dalla ribelle Utopia, la figlia del presidente. Se Jena non porta a termine la missione un virus iniettatogli nel sangue provocherà la morte istantanea, il temerario fuorilegge giunge in una terra divenuta il rifugio di criminali e reietti in cui spadroneggia il leader Cuervo Jones forte del suo esercito personale.

Il sequel del masterpiece "Fuga da New York"(1981), uno dei migliori film degli anni 80, arriva come un'opportunità per rilanciare le carriere di John Carpenter e dello stesso Kurt Russell, coinvolto nella produzione e in fase di sceneggiatura. Il film si rivela un flop, da allora il regista di "La cosa" dirada i suoi lavori con preoccupanti intervalli di tempo, si attende ancora con ansia un ritorno dopo l'ormai lontano "Fantasmi da Marte"(2001), mentre Kurt Russell solo recentemente("Grindhouse A prova di morte", 2007) con l'interpretazione di Stuntman Mike riesce a centrare un exploit degno della sua fama.

"Fuga da Los Angeles" è un film deludente e inevitabilmente schiacciato se confrontato con il capostipite originale, che emana sotto ogni aspetto la grandezza delle opere definitive e irripetibili, una partita persa in partenza che John Carpenter modella come rilettura ironica-fumettistica senza variazioni o progressioni psicologiche rilevanti: la pellicola più che un sequel è un vero e proprio remake.
La Los Angeles del 2013 rasa al suolo da un terremoto sostituisce la terrificante New York del 1997, l'atmosfera è per lo più ilare e la violenza è solo un aspetto secondario, inoltre vengono incoraggiati gli accenti grotteschi continui che hanno nel personaggio di Cuervo Jones, una sorta di Che Guevara post-moderno(che riprende a sua volta un personaggio di "Distretto 13 le brigate della morte"), e nell'ingenuità del nome Utopia, la figlia del presidente, gli esempi più evidenti.

Le durezze e profondità tipiche di certe opere di Carpenter scompaiono nella rappresentazione di sequenze d'azione che sembrano parodie di film western e la critica allo stile di vita americano ha purtroppo la consistenza della grana grossa, del resto vedere Bruce Campbell("L'armata delle tenebre") nei panni di un chirurgo pazzo di Beverly Hills o il presidente macchietta di Cliff Robertson non possono fare altro che strappare dei sorrisi. "Fuga da Los Angeles" vuole essere dissacratorio nei confronti di Hollywood, l'immagine della collina con la scritta omonima in fiamme, ma sortisce l'effetto contrario e viene fagocitato nei meccanismi che lo stesso Carpenter ha sempre condannato e quindi forse é meglio lasciare perdere un'analisi scrupolosa dei sotto-testi e apprezzare l'aspetto "fun" dell'opera.

"Fuga da Los Angeles" in fondo è una pellicola che sviluppa certe intuizioni visive nell'utilizzo della computer-grafica e nelle scenografie: nella sequenza in cui Jena cavalca con una tavola da surf un'onda provocata da uno tsunami, insieme all'hippy interpretato da Peter Fonda("Easy Rider"), vengono anticipate di circa dieci anni le atmosfere che faranno la fortuna del comic-book-movie "Sin City"(2005). La tecnica dei modellini in miniatura, le scene con gli elicotteri, ormai coi giorni contati è deliziosa e ancora spettacolare.
Alcune situazioni sono talmente inverosimili che rimangono scolpite nella mente, si pensi alla divertente sequenza dei tiri nel campo di basket in cui Jena deve battere un'ulteriore corsa contro il tempo e realizzare canestri impossibili, qui compare (non accreditato) appoggiato alla recinzione nel campo Isaac Hayes, il fantastico duca di New York nel film del 1981.

Kurt Russell ha 15 anni in più, non che questo sia una colpa, ma anche il suo Jena sembra più imbolsito del dovuto mentre il carisma per fortuna è lo stesso, si concede numerose e immancabili auto-citazioni: nel prologo ha gli stessi vestiti del "vecchio" Jena, quando si siede in mezzo a una strada devastata, le battute proverbiali "Chiamami Jena". Il cast è più che interessante, oltre all'italiana Valeria Golino("Rain man") che interpreta una sfortunata ragazza, si notano Steve Buscemi("Le Iene") nel ruolo dell'infingardo autista Eddie e la splendida quarantenne Pam Grier, rilanciata l'anno dopo da "Jackie Brown" di Tarantino, che si cala nei panni del travestito Hershe.

Un John Carpenter minore nonostante il regista possa contare, questa volta, di un budget consistente(circa 50 milioni di dollari) che segna il percorso futuro di un autore imprescindibile incapace di fare breccia presso il grande pubblico. Il film ha diviso i fans del regista, alcuni in piena smania revisionista lo considerano addirittura superiore all'originale, in molti invece gli riconoscono dei meriti ma non nascondono un certo imbarazzo ogni qual volta viene nominato.

Rating: 6/10

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