Inferno (1980) di D. Argento



paese: Italia

Dario Argento dirige il sequel del capolavoro "Suspiria" con l'appoggio dei grossi capitali della 20th Century Fox, un horror fastoso e visionario tra i migliori della filmografia dell'autore.

La giovane Rose rinviene a New York una copia del libro "Le tre madri", scritto dall'architetto alchimista Varelli, che descrive l'esistenza di tre potenti streghe capaci di spargere il male nel mondo attraverso le loro dimore situate a Friburgo, Roma e New York. Rose è convinta di abitare in una di queste case maledette, comincia quindi una pericolosa indagine personale non prima di avere avvertito il fratello Mark, studente presso Roma, a sua volta coinvolto in avvenimenti inquietanti.

La svolta metafisica-irrazionale di "Suspiria"(1977) che ha sprofondato il suo cinema nell'horror puro induce Argento, anche per l'enorme consenso internazionale ottenuto, a proseguire una personale saga esoterica intorno al culto di tre malevole streghe, Mater Suspiriorum-Mater Lacrimarum-Mater Tenebrarum, accentuando le atmosfere oniriche in cui vengono calati i personaggi, in una sorta di mondo sognante parallelo popolato da ombre e continui segnali di morte.

"Inferno" è l'ideale seguito di "Suspiria" da cui assorbe il gusto stilistico e scenografico con l'intenzione di amplificarne l'impatto visivo, in parte ci riesce con una primo tempo straordinario che sviluppa i momenti migliori quando la vicenda è priva di dialoghi e Argento, a briglie sciolte, è intento nella costruzione di situazioni paradossali e terrificanti: difficile dimenticare l'immersione della giovane Rose nella stanza allagata di un sotterraneo e il cadavere putrefatto che le si para dinnanzi, altrettanto memorabile la sequenza del duplice efferato omicidio all'interno di un appartamento di Roma, in quest'ultima occasione il regista rievoca i luoghi di "Profondo rosso"(1975) per le inquadrature del sinistro corridoio avvolto nel buio, l'utilizzo delle musiche di Verdi tratte dal "Nabucco" con "Va pensiero", inoltre, conferiscono potenza a quella che è una vera sinfonia di morte.

La sceneggiatura della pellicola mostra a lungo andare delle fragilità che si traducono nello schematismo del finale, forse troppo simile al precedente "Suspiria" da cui vengono prese di peso anche altre intuizioni(per es. gli occhi che brillano all'improvviso in uno sfondo nero), "Inferno" resta comunque uno sfoggio tecnico di classe pura da parte di Argento che come direttore della fotografia si avvale, questa volta, di Romano Albani che vira la colorazione delle luci nelle tonalità del blu e del rosa, al contrario di "Suspiria" che abbracciava un caleidoscopio variegato. Per la colonna sonora i fidati Goblin("Profondo rosso", "Suspiria") sono sostituiti da Keith Emerson che compone dei buoni pezzi, notevole il prog-rock di "Mater Tenebrarum", senza comunque raggiungere i livelli imposti dal gruppo romano di Simonetti.

L'aiuto-regista è il giovane Lamberto Bava, nello stesso anno esordisce con "Macabro"(1980), a cui si deve probabilmente la collaborazione al film del padre Mario, il leggendario regista di "La maschera del demonio"(1960) nonché uno dei maestri dello stesso Argento, coinvolto nella realizzazione di alcuni set scenografici e accorgimenti negli effetti speciali(la sequenza dello specchio nel finale) che donano un tocco artigianale di alta fattura in una produzione allestita con grandi mezzi. Nel cast si segnala la presenza di una giovane Eleonara Giorgi, ottima e impaurita eroina, brevemente appare anche Gabriele Lavia già visto in "Profondo rosso", ritorna anche Alida Valli("Suspiria") in un ruolo diabolico, piccole ma significative parti anche per Daria Nicolodi, una vicina di casa di Rose, e Leopoldo Mastelloni che interpreta il suo inquietante maggiordomo.

I protagonisti sono gli anonimi ma funzionali Irene Miracle(Rose Elliot), scelta anche per le sue doti di nuotatrice, e Leigh McCloskey(Mark Elliot), subentrato all'indisponibile James Wood. In "Inferno" si riflettono le fobie del regista per le parole sussurrate o rese impercettibili e la presenza di insetti e animali che vengono utilizzati in alcune notevoli sequenze: l'attacco dei topi ai danni dell'antiquario Kazanian(Sacha Pitoeff), predisposto con centinaia di ratti veri(!). La strega al centro dell'attenzione, Mater Tenebrarum la più crudele, si svela nel finale con il volto di Veronica Lazar ma è la strega di Ania Pieroni("Tenebre"), Mater Lacrimarum la più bella, che viene ricordata nonostante le fugaci apparizioni nei frangenti ambientati a Roma.

"Inferno" delude ai botteghini al punto che Argento per il film successivo, "Tenebre"(1982), decide di tornare sui registri del giallo-thriller e tenere nel cassetto il progetto di un eventuale terzo capitolo che vede la luce solo in tempi recenti, nel 2007 con il titolo "La terza madre", un'opera imbarazzante che descrive bene lo smarrimento creativo attuale di un regista incapace di risollevarsi da ormai troppo tempo.

Rating: 8/10

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Commenti

Alex McNab ha detto…
Inferno l'ho rivisto poco tempo fa e lo considero un bel film, appena inferiore a Suspiria e migliore rispetto alla Terza Madre.
Belle le atmosfere, la scenografia decadente e il senso di "deterioramento" che si respira in molte scene, dove ci sono presagi di morte e decadimento.
Mater Tenebrarum è davvero inquietante.

Peccato che non solo Argento, ma nessun altro, faccia più film così. Non italiani, in ogni caso :(
Sciamano ha detto…
é cosi purtroppo...
Mi chiedo se mi sfugge qualcosa sul personaggio di Alida Valli, che non é quello che interpreta in "Suspiria"...boh, forse dovrei rivedere il film.