The Rape of the Red Temple (1994) di R. Lam


Tit.originale: "Burning Paradise"(ingl.)
paese: Hong Kong

Incredibile kung-fu-movie diretto da Ringo Lam, uno dei maestri del cinema poliziesco di Hong Kong.

Antica Cina, i dominatori Manchu tentano di debellare una rivolta nata nel tempio di Shaolin stanando i suoi adepti, tra i quali figura il giovane Fong Sai-yuk in fuga con lo zio verso il deserto. L'esercito imperiale sulle loro tracce fa parte di un distaccamento guidato dal vecchio Kung, un sanguinario condottiero che vive rintanato in un tempio sotterraneo dove vengono segregati i monaci di Shaolin.

A partire dalla metà degli anni 80 Ringo Lam è considerato uno degli action-director più importanti del cinema di Hong Kong, un alfiere del genere denso di sparatorie e sangue detto "heroic-bloodshed" grazie a titoli del calibro di "City on fire"("Le Iene" di Tarantino, come noto, è un semi-plagio del film), "School on fire", "Prison on fire", "Full Contact", ecc. interpretati per la maggior parte dal divo Chow Yun Fat che ai tempi alterna i set di Lam con quelli dei leggendari film di John Woo.

"Burning Paradise" segue il ritorno di fiamma per il cinema di kung-fu in costume (ri)portato al successo nei primi anni 90 dalla serie "Once Upon a time in China" creata da Tsui Hark che, forse non a caso, è anche il produttore della pellicola, un wuxiapian con venature fantasy-horror pieno di combattimenti spettacolari resi tali dalle coreografie vertiginose e inventive dirette dallo specialista Chris LEE Kin-Sang("Police Story", "In the line of duty III", "Wicked City"), un vero "must" per tutti gli appassionati in cerca di scontri funambolici e potenti. Non si possono invece tessere particolari lodi per la storia stringata ridotta al solito "buoni contro cattivi" e i ritratti monodimensionali dei personaggi, questi i limiti di un'opera che aveva tutte le potenzialità per essere "definitiva" e invece resta solo un ottimo film con ambientazioni lugubri e claustrofobiche molto simili a quelle viste in "Indiana Jones e il tempio maledetto"(1984).

Il kung fu è esaltante sin dal prologo con l'inseguimento a cavallo nel deserto, un nugolo di soldati raggiunge Fong il quale trancia a metà un avversario con una spada ma la risposta del temibile capitano Huet(John Ching) non tarda ad arrivare e il lancio di una lama volante, parente stretta della ghigliottina volante dell'omonimo film del 1975, sega al volo la testa di un povero destriero. Fong viene imprigionato nel tempio sotterraneo con una ragazza incontrata nella fuga, la bella Tou Tou(Carman Lee) ex-prostituta, che diviene la concubina del vecchio Kung. Scavato nella roccia il tempio ha un unica entrata in cui sono lasciati a marcire dei cadaveri in putrefazione, al suo interno si snodano gallerie che si aprono in spazi più ampi che fungono da prigione per i monaci di Shaolin costretti in catene e minacciati da trappole mortali nascoste, pronte a scattare al primo tentativo di fuga. Willie Chi interpreta Fong Say-yuk, l'attore è un clone di Jet Li che ha da poco celebrato lo stesso personaggio nei film "Fong Sai-Yuk" e "Fong Sai-Yuk 2", ottimo dal punto di vista marziale ma deficitario per carisma, in seguito gira un paio di pellicole per poi sparire nel nulla.

Yeung Sing, anch'egli caduto presto nell'anonimato, ricopre il ruolo di Hung Hei-Kwun il monaco infiltrato tra i nemici schierato al fianco di Fong Sai-Yuk non prima di averlo sfidato in un'arena-anfiteatro simile a quella del videogioco "Mortal Kombat": posizione della "tigre" contro quella della "gru". Nel finale i due amici uniscono le due tecniche per contrastare il vecchio Kung(Wong Kam-Kong), un folle edonista avido di potere, capace di lanciare fogli e spruzzi di colore usati per la sua passione pittorica come dei proiettili mortali. "Burning Paradise" affonda nell'horror quando Fong e Tou Tou arrivano in una stanza segreta infestata dai cadaveri di giovani donne avvolte nelle ragnatele e immerse in vasche di sangue ma si lascia andare anche a diversi momenti ironico-divertenti: il vecchio maestro shaolin che si compiace di sopravvivere mangiando topi.

Tra le sequenze mozzafiato si ricorda quella di Fong impegnato a sostenere in equilibrio un letto a baldacchino, che minaccia di cadere sopra l'incatenata Tou Tou, e allo stesso tempo combattere contro un ninja-donna, interpretata da Maggie Lin nella sua unica prova d'attrice(contro-figurata nelle scene di lotta con molta probabilità), una sequenza pazzesca con un montaggio e tempi perfetti. Un film dall'azione spumeggiante costruita con una misurata tecnica del wire-work che a distanza di anni sorprende ancora e lascia ammirati, caratteristiche che però non hanno evitato l'esito disastroso ai botteghini e l'allontanamento di Ringo Lam dal genere. Film editato in Italia che all'estero è meglio conosciuto con il titolo internazionale "Burning Paradise".

Rating: 8/10

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Commenti

marcochiba ha detto…
Mio personale cult, ingiustamente relegato nel limbo a causa di un attore protagonista non all'altezza (per doti recitative e carisma). Con Jet Li al suo posto le cose sarebbero andate diversamente.
Ottime coreografie, ottima esecuzione, splatter e momenti weird, cosa si vuole di più.
Sciamano ha detto…
volere di più?..magari il dvd italiano!
confermo tutto quello che dici.