Il profumo della signora in nero (1974) di F. Barilli

paese: Italia

Uno dei migliori thriller-horror italiani degli anni 70 è questo esordio alla regia di Francesco Barilli.

Silvia(Mimsy Farmer) è una giovane donna con un incarico importante in un laboratorio di biochimica a Roma, la ragazza è traumatizzata sin dall'infanzia per la morte prematura della madre deceduta in circostanze poco chiare. Una sera la ragazza, insieme al fidanzato, partecipa a una seduta spiritica organizzata da un conoscente della coppia, uno studioso senegalese esperto di magia nera africana, al termine della quale inizia per Silvia una discesa verso la pazzia e la sensazione di essere al centro di un'oscura macchinazione.

Gli accostamenti a titoli come "Repulsion"(1965) e "Rosemary's baby"(1968) utilizzati per descrivere "Il profumo della signora in nero" non possono fare altro che deporre a favore di Francesco Barilli, un regista all'esordio capace di anticipare addirittura il maestro Roman Polanski de "L'inquilino del terzo piano"(1976) non solo per diverse situazioni simili ma anche per la tematica di fondo intorno a una società subdola che prima di colpire la vittima designata la corrode nello spirito.

La delusione che in molti hanno provato nel visionare il film deriva forse dal distacco attuato da Barilli verso gli standard imposti da Dario Argento("L'uccello dalle piume di cristallo") in quel periodo, anche se la protagonista, la bella e bionda Mimsy Farmer, arriva proprio da uno dei primi film del Re del "Giallo", "4 mosche di velluto grigio"(1971), la pellicola è un horror d'atmosfera in cui sono previsti rari momenti di violenza , compare solo un delitto "argentiano" inferto con una mannaia da macellaio, mentre è il finale a determinare con i suoi picchi di ferocia inusuali l'entrata di "Il profumo della signora in nero" nel novero delle opere indimenticabili del cinema horror italiano.

Ambientato a Roma nel quartiere Coppedé nei pressi di piazza Mincio, una location di cui si é servito anche Argento per "L'uccello dalle piume di cristallo" e "Inferno", il film riesce a istillare inquietudine con sequenze girate in pieno giorno, significativo il piccolo incidente occorso a Silvia in un campo da tennis. Barilli sfrutta al massimo una sceneggiatura di ferro scritta di suo pugno e mantiene desta l'attenzione con una regia misurata e abile a ricreare atmosfere pittoriche a lui care che in seguito, anche se il successivo "Pensione paura"(1977) ha i suoi estimatori, non è più riuscito ad eguagliare.

Il clima di paranoia si respira in ogni fotogramma, la figura materna incombe sulla protagonista come un fantasma che si materializza in visioni-allucinazioni favorite da una trama oscura ordita da alcune figure misteriose che gravitano intorno alla ragazza, tra i quali un indecifrabile studioso africano altolocato e una sua collaboratrice cieca con doti da medium, segni e oggetti perduti nell'infanzia riemergono con puntualità sconcertante al punto da gettare sull'orlo della follia la povera Silvia. A peggiorare l'equilibrio mentale della ragazza giunge una bambina(Lara Wendel), la proiezione dell'innocenza perduta, che sembra sbucata da "Alice e il paese delle meraviglie", un personaggio dai connotati sinistri che ricorda le spettrali coetanee di "Operazione Paura"(1966) e "Tre passi nel delirio"(1968).

Oltre al memorabile finale da segnalare la sequenza nella vecchia casa abbandonata, episodi angoscianti impreziositi dalla suggestiva fotografia di Mario Masini e il commento sonoro firmato da Nicola Piovani, elementi che determinano l'evocazione di una paura primordiale strisciante in un contesto moderno e all'apparenza rassicurante. Per molti anni lasciato nell'oblio "Il profumo della signora in nero" ha avuto solo di recente una certa rivalutazione e l'uscita in dvd di cui si consiglia l'acquisto.

Rating: 8/10

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