King of New York (1990) di A. Ferrara

Tit.originale:"King of New York"
paese:Italia/U.s.a.

Violento poliziesco firmato da Abel Ferrara con protagonista Christopher Walken.

Il boss Frank White(Christopher Walken) è uscito dal carcere, per dargli il benvenuto i suoi uomini mettono in atto una mattanza tra i trafficanti e chiariscono chi d'ora in avanti avrà il comando della città di New York. Frank deve regolare dei conti con malavitosi italo-americani e cinesi per consolidare un impero criminale che prevede anche la costruzione di un ospedale per la popolazione meno abbiente. Un squadra di poliziotti intanto lavora ai fianchi di White per incastrarlo in maniera definitiva, i metodi legali però non sembrano bastare per Gilley(David Caruso) e Flanegan(Wesley Snipes) che decidono di attuare una rischiosa operazione nonostante il dissenso dell'esperto Bishop(Victor Argo).

"King of New York" nasce con i capitali italiani di Reteitalia riconducibili al noto imprenditore Silvio Berlusconi, ai tempi non ancora interessato all'entrata in politica, una co-produzione italo-americana anomala che ha il merito di lanciare la carriera internazionale di Abel Ferrara, il regista newyorchese di chiare origini italiane con all'attivo titoli di culto come "The driller killer" e "L'angelo della vendetta". Il film ha avuto una lunga gestazione in fase di sceneggiatura, circa cinque anni, per mano dello stesso Ferrara e del fido collaboratore Nicholas St. John, un gangster-movie archetipo semplice e lineare che racconta la vita violenta del boss Frank White interpretato da Christopher Walken, attore che in seguito partecipa ad altri lavori del regista("The addiction", "Fratelli").

La violenza è il collante di un mondo in piena decadenza che non riesce a contrastare i suoi figli peggiori: Frank White esce dalla prigione-castello Sing Sing e come uno spettro-vampiro vaga dentro una limousine-carro-funebre in compagnia di due silenti dark ladies, le sexy guardie del corpo fedeli al loro padrone. Nelle strade esistono solo paura e corruzione, il terreno ideale per una "creatura della notte" come White abituato a schiacciare con la forza chiunque gli si pari davanti, non meno importante è la protezione degli avvocati di cui si avvale, pagati a peso d'oro per aggirare fastidiosi cavilli legali. Tra gli uomini di White compare Jimmy Jump, il balordo ciondolante vestito come un fan dei Run Dmc che ha il volto di Larry Fishburne("Matrix"), uno dei personaggi del film che hanno colpito l'immaginario della comunità nera e in particolare il discusso movimento "gangsta rap"(il celebre cantante Notorious B.I.G. ha usato spesso lo pseudonimo Frank White).

Rimangono impresse le brutali esecuzioni con i corpi crivellati di pallottole, una con la vittima bloccata all'interno di una cabina telefonica ad inizio film, anche se la più raggelante avviene per mano di Frank White nella straordinaria sequenza dell'interruzione di una partita a carte di un gruppo di mafiosi italo-americani, colpevoli di aver sbeffeggiato un portavoce di White. Scena di massima tensione capace in pochi secondi di delineare la ferocia di White, un uomo pronto a tutto anche a nascondere la sua "mostruosità" dietro a improbabili opere di beneficenza. Dall'altra parte della barricata l'agente Bishop, un rabbuiato Victor Argo, ha il suo da fare per tenere a freno i giovani colleghi Gilley e Flanengan, nei ruoli compaiono due attori che all'epoca erano a inizio carriera: il rosso David Caruso("CSI Miami"), visto in una piccola parte in "Rambo"(1982) e un 28enne granitico Wesley Snipes("Blade II"). Lo scontro tra "guardie e ladri" é senza esclusione di colpi, l'odio irrefrenabile che li divide si traduce nelle sparatorie in pieno volto e il senso di sconfitta aumenta con il numero delle bare da sotterare.

Ferrara non eccelle nelle sequenze action che restano defilate nel corso dello svolgimento, in questo ricorda il maestro Scorsese incombente anche per certi richiami a simulacri religiosi(cattolici), l'inseguimento notturno in macchina e lo shootout a Chinatown sono piuttosto ordinari, mentre si trova a suo agio quando fotografa la solitudine dei suoi protagonisti: il finale all'interno di un taxi bloccato nel traffico della 5th avenue è un grande momento di cinema che eleva l'intera pellicola. Walken giganteggia e regala ai numerosi estimatori spunti ed espressioni da cineteca: la danza improvvisata con i suoi sottoposti, la presa di un ostaggio nel metrò. In una particina compare anche Steve Buscemi. "King of New York" è a suo modo un film estremo dove la gente muore in fretta con la stessa facilità con cui si insulta(nella versione originale l'espressione "fuck" è usata 90 volte), piscia e sputa addosso(il dileggio verso gli "infami").

Rating: 8/10

Commenti