Dellamorte Dellamore (1994)



Michele Soavi adatta per il grande schermo l'omonimo romanzo di Tiziano Sclavi, il papà di Dylan Dog.

Francesco Dellamorte, il custode del piccolo cimitero di Buffalora, ha un gran da fare con la strana piaga che colpisce ultimamente i defunti: dopo pochi giorni risorgono come zombi. L'uomo insieme al suo aiutante Gnaghi li riporta verso il sonno eterno centrandoli alla testa a colpi di pistola, un giorno Francesco si innamora di una bellissima ragazza rimasta vedova ma purtroppo anche la giovane rimane vittima del morbo trasformandosi in morto vivente.

Al momento "Dellamorte Dellamore" non solo rimane l'ultimo horror girato da Michele Soavi("Deliria", "La setta"), forse il migliore regista nel cinema di genere attivo in Italia (suo anche l'ottimo "Arrivederci amore ciao", 2006), ma anche l'ultima pellicola horror italiana di un certo peso a livello internazionale degli ultimi 15 anni, un ulteriore dato che sottolinea l'attuale e catastrofica situazione del cinema fantastico nel nostro paese. Un paio di anni fa il regista ha annunciato un ritorno all'horror con un film intitolato "Catacombs club", di cui però si sono perse purtroppo le tracce.

"Dellamorte Dellamore" non viene recepito bene da una consistente schiera di fans che si aspetta una trasposizione del famoso eroe dei fumetti Dylan Dog, in realtà vengono prese in considerazione le avventure di Francesco Dellamorte, un personaggio inventato dallo scrittore Sclavi nel libro "Dellamorte Dellamore" precedente alla famosa serie a fumetti sull'indagatore dell'incubo. L'equivoco viene accentuato dalla presenza nel ruolo da protagonista di Rupert Everett, il modello di riferimento per le fattezze fisiche di Dylan Dog.

Il regista Soavi, complice Sclavi, gioca ugualmente di riflesso con la figura di Dylan Dog, del resto avendo l'attore di origini inglesi nel cast non poteva essere altrimenti, si accentua cosi il corto-circuito con l'alter ego del fumetto, Everett si cala volentieri nel ruolo che gli calza a pennello, i suoi pensieri malinconici in voce-off denotano un misto di ironia e pessimismo azzeccato che dispensano giudizi lapidari sulla buffa umanità che, prima o poi, finisce sempre nel solito posto: al cimitero. Non si può fare a meno di apprezzare lo sforzo di Soavi nell'infondere alla pellicola una vena grottesca tipica di Sclavi e l'ambizione di comunicare una riflessione sul labile confine tra la vita e la morte. "Dellamorte Dellamore" non è infatti solo un divertente horror ma anche una macabra ballata che parla di solitudine e fragilità.

I ritmi sono quelli di una commedia puntellata da continui tocchi di humor macabro, i personaggi sono tutti in parte e delineati con ilarità, anche quelli secondari come la petulante vecchietta sulle stampelle o il sindaco spregiudicato interpretato da Stefano Masciarelli(una dimostrazione che anche certi volti della tv possono tornare utili).

I comprimari di Everett sono l'ottimo François Hadji-Lazaro("Il patto dei lupi", "Dante 01"), attore francese specializzato in freaks, nel personaggio dell'aiutante ritardato Gnaghi e la soubrette Anna Falchi all'epoca nella prorompente bellezza dei suoi 22 anni, una presenza fisica indimenticabile e generosa nella parte della vedova sconsolata che mostra ripetute nudità in notevoli sequenze di sesso con Everett, dentro agli ossari e sopra le tombe: eros e thanatos serviti con beffardo sarcasmo.

Il film si inserisce nel (sotto)genere "zombi", le creature ritornanti hanno un make up leggero in alcuni casi e putrescente in altri, in particolare si ricorda la comparsa di un motociclista zombi con la carne marcia risorto insieme alla sua moto che fa impennare nel chiaro di luna in una sequenza che sembra un omaggio originale alle bici volanti di "ET l'extraterrestre"(1982). Gli effetti speciali di Sergio Stivaletti sono artigianali ma di buona fattura, notevole il pupazzo biomeccanico che riproduce la Morte stessa scheletrica e incappucciata.

Michele Soavi è un virtuoso dei movimenti di camera, il piccolo cimitero tipico della provincia italiana diventa un territorio che il regista reinventa a ogni inquadratura con carrellate e contro-campi, durante un incontro tra Dellamorte e la bella vedova la ripresa si sposta in un vortice a 360 gradi intorno ai personaggi, non mancano citazioni a piccoli classici come "Re animator"(1985), la divertente parentesi con protagonista una testa zombificata di una ragazzina che si unisce in un amore impossibile con Gnaghi, e il "Braindead"(1992) di Peter Jackson che ambientava in un cimitero alcuni dei suoi migliori momenti. Il finale è spiazzante per la sterzata verso atmosfere oniriche, quasi poetico e con soluzioni visive che sembrano anticipare il mondo interrotto del videogame "Silent Hill". Grande film.

paese: Italia
Rating: 8/10

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Commenti

elgraeco ha detto…
Bell'articolo su un film da riscoprire per chi già l'ha amato a suo tempo e da far conoscere, per mostrare che il cinema italiano non è, o non è stato, solo quello che oggi si vuol far credere, ovvero il trionfo di emo-romanticismo sfrenato.
Dellamorte Dellamore sa essere horror satirico, paradossale, divertente e surreale. Bellissima la scena in cui Masciarelli, rivolgendosi alla testa di sua figlia Valentina, dentro la tv, si dimostra per nulla sorpreso o addolorato dal fatto in sé, ma si limita a chiedere alla ragazza: "Valentina, che ci fai in televisione?", quasi un presagio per gli anni a venire, ahahahahah
Ciao!
Sciamano ha detto…
Vero, molto bella quella scena!
Ciao e grazie!
Anonimo ha detto…
un film bellissimo!
l'ho recuperato pochi mesi fa e ne son rimasto folgorato, malinconico, poetico, strambo, affascinante, un misto di humour e macabra resa indimenticabile.
le bocce della Falchi contribuiscono a renderlo un Must! eheheh
da vederre e rivedere.
bravo Everett.
Soavi, ci manchi!
paolo
Sciamano ha detto…
eh si...la Falchi almeno una cosa buona in carriera l'ha fatta, poco più che 20enne era una bomba-sexy devastante. Un ritorno all'horror di Soavi é imperativo!
ciao