Dark Woods (2003)


Il misterioso "Dark Woods" è ambientato nei desolati boschi della Norvegia: uno degli horror più inquietanti dell'ultimo decennio.

Un gruppo di giovani selezionati da Gunnar, un producer televisivo norvegese, si addentra nelle foreste per un breve corso di sopravvivenza in vista di un imminente reality-show. E' lo stesso Gunnar a guidare le operazioni e indicare il casolare in cui trascorrere la notte, l'uomo conosce il luogo da molto tempo e sembra nascondere qualcosa ai ragazzi. Nei pressi dell'abitazione c'è uno stagno sulle cui rive è stata eretta una tenda abbandonata, uno dei giovani viene attratto da una corda legata a un albero, tesa verso le profondità dell'acqua.....

Nella prima ripresa sfocata, fissata su impenetrabili foreste scandinave, un breve componimento sonoro di piano definisce da subito il mood spettrale di "Villmark", meglio conosciuto(?) con l'anonimo titolo internazionale "Dark Woods", il film diretto dal norvegese Pål Øie. La pellicola inizia come "My Little Eye"(2002) con la presentazione di un gruppo di giovani aspiranti strar-televisive, in seguito ricorda gli scenari de "La casa"(1982) e certe situazioni alla "Blair Witch Project"(1999), senza dimenticare un'atmosfera di isolamento simile a quella di "Cabin Fever"(2002), questi sono alcuni dei numerosi riferimenti che inducono a ritenere "Villmark" il solito sotto-prodotto pronto a sfruttare il trend del momento, in realtà questo è un horror che ha ben poco a che fare con il genere mockumentary, ne tanto meno ostenta effetti splatter, un'opera autonoma con un senso strisciante di inquietudine fuori dall'ordinario.

Il team guidato da Gunnar comprende due ragazzi e due ragazze, la volontà comune è quella di fare esercizi fisici-psicologici in preparazione di uno show realistico in grado di soddisfare un pubblico amante delle emozioni forti; seguono quindi una serie di episodi già incontrati in decine di horror precedenti, il mancato segnale del cellulare o le tresche amorose tra alcuni membri del gruppo, girati questa volta con un distacco insolito e lontano dai clichés USA, a questi si aggiungono avvenimenti oscuri e spiazzanti, come la breve registrazione di un vecchio nastro rinvenuto nel casolare, prontamente fatto sparire da Gunnar.

Dietro c'è un gran lavoro di sceneggiatura che semina indizi sul passato della zona e precipita inesorabile nel vero fulcro di "Villmark", lo stagno nei pressi del casolare, vero pozzo della dannazione e custode di terribili segreti, curiosamente inquadrato solo in poche sfuggevoli occasioni. Il personaggio Gunnar, l'ottimo Bjørn Floberg, è indecifrabile nonostante emergano informazioni sul suo conto, non abbastanza per fare luce in una vicenda sempre più tenebrosa. Nello stagno Lasse e Per, i due ragazzi, scoprono qualcosa di orribile che non doveva emergere dalle acquee e, sotto la pressione di Gunnar risoluto nel proseguire il training, decidono di non dire nulla alle ragazze.

La storia ha una progressione ellittica, molte situazioni si possono solo intuire come i comportamenti dei vari personaggi che, a turno, escono di scena per rientrare all'improvviso, la regia di Pål Øie è a suo agio nelle sequenze notturne, alcune davvero paurose, squarciate dal fascio delle torce rivolte al buio dei boschi silenziosi e angoscianti nella loro immobilità, è ormai accertato che qualcuno si aggira nelle vicinanze e non ha buone intenzioni: la tesissima scena dell'aggressione senza volto, questa volta alla luce del giorno, nella tenda montata in riva al lago.

Atmosfere rarefatte e, a tratti, contemplative si riflettono nello stato d'animo di Lasse, l'interessante attore Kristoffer Joner, il personaggio in cui è più facile identificarsi, impegnato a collegare dettagli curiosi(modellini di aerei nazisti, vecchie foto, strane apparizioni, ecc.) sino al precipitare degli eventi. Nessuna concessione allo spettacolo puro, non vengono mostrate morti violente o particolari inseguimenti, il finale sembra contenere la solita spiegazione con ogni tassello al suo posto, invece apre ulteriori interrogativi e accentua il malessere che sembrava sopito solo poco prima nei pressi dello stagno. Il regista Pål Øie è tornato da poco a dirigere un nuovo horror: "Skjult"(2009), a questo punto molto atteso.

Tit.originale: "Villmark"
paese: Norvegia
Rating: 8/10

Commenti

Davide Di Giorgio ha detto…
Bel film! Visto a Ravenna praticamente quando uscì: all'epoca lo presi sottogamba, invece poi mi è tornato spesso in mente, soprattutto per come costruiva espressionisticamente gli spazi del bosco. Dark Woods nel senso più vero del termine! :)
Sciamano ha detto…
Anche io lo vidi ai tempi(in pay-tv però)...bello, ancora inquietante. E il finale resta un bel mistero...almeno per me! ciao