Il buono, il matto, il cattivo (2008)


Spettacolare western coreano in omaggio al cinema di Sergio Leone.

Manciuria, anni 30. Una serie di malviventi, ufficiali dell'esercito giapponese e avventurieri convergono verso un treno in corsa per entrare in possesso di una preziosa mappa. Dopo un rocambolesco scontro la mappa finisce nelle mani dello sgangherato ladro Yoon Tae-goo(The Weird), il temibile killer Park Chang-yi(The Bad) non si scompone e si mette sulle sue tracce, entrambi sono seguiti da un terzo incomodo, il pistolero Park Do-won(The Good), un cacciatore di taglie. La mappa conduce verso un misterioso sito nel deserto, la ricerca è difficoltosa e bagnata nel sangue, a complicare le cose arriva l'intervento delle truppe giapponesi.

Il cinema coreano nonostante le quotazioni in ribasso degli ultimi anni mostra i muscoli con un titolo semplicemente imperdibile: "The Good The Bad The Weird", uno dei più costosi film girati nella Corea del Sud e anche uno di quelli di maggiore successo. Può sembrare incredibile ma si tratta di un western, un'opera ispirata al mitico "Il buono, il brutto, il cattivo"(1966) di Sergio Leone che ricorda da vicino l'operazione compiuta da Takashi Miike con "Sukiyaki Western Django"(2007), altro recente delirio giunto dall'oriente influenzato dal cinema italiano dei bei tempi andati. La mente grigia dietro a questo ambizioso progetto è il regista Kim Ji-woon, un fuoriclasse per tecnica e perizia, chi è rimasto abbagliato dal suo "Bittersweet Life" qui troverà una conferma delle sue doti, uno dei pochi autori che può fare scomodare paragoni con il maestro Tsui Hark.

Pellicola al limite del plagio, al punto da sembrare un vero e proprio remake del film di Leone, trasferita nel periodo della dominazione giapponese in Manciuria, restia a utilizzare particolari effetti speciali che si riducono, più che altro, alle primissime immagini che inseguono il volo di un'aquila sopra un treno in corsa. Sin da subito colpisce l'impatto visivo della fotografia, sgargianti colori-cinemascope dominati dall'azzurro del cielo, la telecamera scende in dissolvenza nello sbuffo a vapore della locomotiva per introdurre un memorabile assalto a un treno. Kim Ji-woon trasforma gli spazi angusti dei vagoni in un luna-park di sparatorie e girandole mozzafiato, con movimenti repentini di inquadrature e stacchi di montaggio da vertigine pura, i tre personaggi principali fanno la loro veloce comparsa in mezzo a decine di cadaveri e pallottole impazzite, il vero protagonista che funge da catalizzatore è comunque il super-divertente ladro di Song Kang-ho, l'attore-simbolo degli ultimi 10 anni di cinema (sud)coreano.

"The Good, The Bad, The Weird" ha un plot risicato, il tutto ruota attorno alla ricerca della misteriosa mappa, e i personaggi non sono certo approfonditi, la contro-partita è un susseguirsi incredibile di fughe, sparatorie e gags esilaranti, intramezzate da picchi di violenza e sangue, con l'azione a farla da padrone. Non c'è molto spazio per prendere fiato, nella parte centrale arriva un'altra colossale sparatoria nei pressi del "ghost-market", qui si può notare un grosso sforzo scenografico per riprodurre un mercato di contrabbandieri, piena di stunts acrobatici e inventive coreografie, nel frattempo The Good e The Weird hanno unito le forze per contrastare la gang del gelido killer dal portamento dandy The Bad, un inquietante Lee Byung-hun("Bittersweet Life").

L'ambientazione è in gran parte desertica, del tutto simile ai western di Sergio Leone che viene saccheggiato-omaggiato a piene mani, a partire dai tre caratteri principali ricalcati sui personaggi di Clint Eastwood, Lee Van Cleef e Eli Wallach de "Il buono, il brutto, il cattivo", inoltre sono prese di peso numerose situazioni come l'immancabile triello finale, il cappello fatto saltare a colpi di pistola da "Per qualche dollaro in più"(1965), esplosioni dinamitarde in stile "Giù la testa"(1971), intensi flash-back sul passato dei contendenti e cosi via. Kim Jin-woon evita un confronto diretto con il maestro italiano, inarrivabile per senso epico ed evocazione, e spinge sul versante dell'ironia con l'eccezionale Song Kang-ho, il ladro motociclista che ne combina di tutti i colori per sfuggire agli avversari: si infila uno scafandro in testa per proteggersi dalle pallottole, l'utilizzo della "tecnica" della corsa a zig-zag(da ribaltarsi dal ridere), la scena fantastica del cannocchiale, l'interludio nel bordello in pieno deserto ecc. Dei tre protagonisti quello meno brillante, seppure riuscito, è il Park Do-won(The Good) di Jung Woo-sung.

La colonna sonora è fondamentale per la riuscita della pellicola, il Morricone degli spaghetti-western è solo vagamente richiamato, una sapiente unione di suoni e immagini ha portato risultati da standing-ovation: l'esplosivo e interminabile inseguimento nel deserto, con decine di cavalli e automezzi in corsa, si scatena al ritmo di una strumentale "Don't Let Me Be Understood", pezzo fantastico che sembra stato composto per questo film, nonostante il precedente di Tarantino e il suo "Kill Bill". Eccezionale tecnica al servizio di un western citazionista e, allo stesso modo, personale capace di fare sembrare il pur discreto "Pronti a morire"(1995), uno dei più famosi epigoni del regista di "Per un pugno di dollari", un filmino amatoriale. Fantastico.

Tit.originale: "The Good, The Bad, The Weird"(intern.)
paese: Corea del Sud
Rating: 9/10

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