La bestia di sangue (1971)



Il B-horror-sequel di "Mad Doctor of Blood Island", una produzione filippino-americana ambientata nella giungla.

Il mostro "alla clorofilla" è ancora vivo: uccide l'equipaggio di una nave e raggiunge un'isola. Il Dr. Foster, sopravvissuto all'attacco, organizza una spedizione per stanare il mostro, al suo fianco c'è anche la giovane e intraprendente giornalista Myra. Il gruppo si avventura nell'inospitale giungla dell'isola dove, al riparo da occhi indiscreti ,uno scienziato pazzo conduce strani esperimenti sui cadaveri.

Filmaccio di serie-b degno delle peggiori "grindhouse" anni 70, un tipico "drive-in-movie" pieno di momenti noiosi che tornavano utili alle coppiette distratte in altre attività, alcuni decenni dopo "La bestia di sangue" ridesta l'interesse, si fa per dire, negli innumerevoli cultori del cinema più bizzarro e perduto. La pellicola è pessima ma ha il merito di anticipare diverse situazioni che faranno la fortuna del cinema di genere italiano, per intenderci tutte quelle produzioni girate con pochi soldi in paesi esotici come, appunto, le Filippine. Inoltre è un monster-movie vintage, quindi gli appassionati del genere difficilmente rinunciano a visionarlo almeno una volta.

Il regista è Eddie Romero, uno dei rari registi filippini conosciuti all'estero, specializzato nel cinema di genere e tuttora in attività nonostante un'età veneranda, sul finire degli anni 60 dirige insieme al collega Gerardo De Leon alcuni horror tra i quali "Mad Doctor of Blood Island"(1968) che ispira il sequel"La bestia di sangue". Il film si infila in primo luogo nel filone avventuroso che richiama quello esotico-poliziesco alla "James Bond", senza poterselo permettere(ovvio), unito a diversi momenti horror dovuti alla presenza di un mostro. La creatura è in pratica un uomo ricoperto con del materiale viscido e putrescente, munito di una maschera che sfodera dei denti acuminati e scarnificati abbastanza disgustosi, un make up che potrebbe avere ispirato quello degli zombi italiani usciti solo diversi anni dopo. Nel prologo il mostro uccide un po' di malcapitati poi si ritrova in un laboratorio nella giungla.....senza la testa! infatti il cranio viene conservato vivo in una teca collegata a strani liquidi, mentre il corpo ancora funzionante è sottoposto alle attenzioni di un'equipe chirurgica: sono gli esperimenti del Dr.Lorca(nel doppiaggio Word..?), uno scienziato-pazzo che insegue il segreto dell'immortalità sfigurato in volto per l'incidente descritto nel film precedente, l'attore che lo impersona è Eddie Garcia, una vera istituzione del cinema filippino(respect!) con centinaia di film interpretati.

I protagonisti sono occidentali e ricalcano i cliché imposti nel decennio precedente con il solito eroe impassibile e la bellona di turno, aspetto che alza a livello di guardia il cripto-razzismo della pellicola, calati in un'isola primitiva abitata da "selvaggi" che si esprimono a grugniti mentre le donne sono vestite con pareo e ghirlande come negli "Ammutinati del Bounty" con Marlon Brando. Una ragazza del luogo, per non smentirsi, si unisce alla spedizione in cerca del padre scomparso, sempre bardata notte e giorno con una ghirlanda colorata al collo, ridicolo. Il Dr.Foster è John Ashley, classico attore americano di serie b, fidato collaboratore di Eddie Romero qui con un ciuffo alla Little Tony non indifferente e un aplomb uguale a quella di un tronco d'albero, insomma un grande. La sua compagna è la bionda giornalista interpretata da Celeste Yarnall, una gran bella ragazza con un fisico flessuoso che in carriera si è tolta qualche soddisfazione: partecipa al primo episodio del serial "Star Trek", bacia il suo idolo di sempre Elvis Presley in una scena del film "Live a Little, Love a Little"(1968). Per fortuna degli spettatori si denuda in un paio di scene: una è quella dell'immancabile incontro d'amore con l'eroe Dr.Foster con un goffo John Ashley, mezzo nudo pure lui.

La prima parte di pellicola si concentra in un'estenuante perlustrazione della giungla, quindi se qualcuno nel frattempo ha altro da fare non si perde niente, roba da far sembrare un capolavoro "The Blood of Fu Manchu"(1968) di Jesus Franco, non che in seguito le cose migliorino, Eddie Romero confeziona una serie di sequenze-guerriglia d'azione ridicole, le situazioni horror si riducono quindi a quelle ambientate nel laboratorio del Dr.Word in cui a un certo punto il corpo senza testa del mostro si rianima per consumare un desiderio di vendetta. La colonna sonora ricorda quella di un horror anni 50, quindi completamente fuori luogo, compare timido qualche momento splatter con dei corpi infilzati nell'immancabile buca-trappola piena di legni appuntiti e l'inflazionata sequenza delle sabbie-mobili. Finale abbastanza movimentato e scontato con inclusa una imbarazzante battuta dell'eroe. Psicotronico.

Tit.originale: "Beast of blood"
paese: Filippine/USA
Rating: 5/10

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