Bersagli (1968)


Il primo film di Peter Bogdanovich con protagonista il mitico Boris Karloff.

L'anziano attore di film horror Byron Orlock intuisce di avere imboccato il viale del tramonto, i tempi sono cambiati cosi come la società sempre più moderna che gli sta intorno. Alcuni suoi collaboratori credono ancora il lui e lo convincono a presenziare in uno show all'aperto, in città intanto si aggira un giovane di buona famiglia, annoiato della vita borghese e con insospettabili pulsioni omicide che esplodono improvvise contro numerose vittime innocenti.

Anni incredibili e tumultuosi quelli degli ultimi 60's, un vero momento di cambiamento anche per il cinema influenzato dalla new-Hollywood e una generazione di registi(Penn, Coppola, Spielberg, Boorman, Scorsese, ecc.) pronti a gettare uno sguardo veritiero e poco accomodante sulla realtà come mai prima era stato fatto, nasce una nuova stagione di cui anche Peter Bogdanovich fa parte grazie al lucido e spietato esordio "Bersagli", un vero ponte tra il passato e futuro dell'orrore, in tutti i sensi, americano. Nel 1968, come suggello, esce anche "La notte dei morti viventi" di Romero, ma quella é un'altra storia.

Bogdanovich a dire il vero ha già alle spalle un "filmaccio" di serie z, "Voyage to the Planet of Prehistoric Women"(1968), di cui si prende la paternità pur trattandosi di un montaggio di pellicole non sue: è una produzione Roger Corman, un nome a cui il regista agli inizi carriera deve tutto o quasi, a partire dal successivo "Bersagli", il suo primo vero lungometraggio. Il prologo del film su cui sfilano i titoli di testa è una sorpresa: si riferisce agli ultimi minuti de "La vergine di cera"(1963) di Corman, guarda caso, e fatta passare come l'ultima fatica realizzata dal personaggio Byron Orlock, un Boris Karloff disincantato in pratica nel ruolo di se stesso, intento in una visione privata insieme a un regista idealista e un produttore con pochi scrupoli. La realtà si mischia con la finzione anticipando un concetto di metacinema che in seguito farà furore.

La storia di "Bersagli" utilizza difatti elementi reali, un vecchio attore horror in declino, per descrivere il passaggio di un'intera epoca divenuta quasi all'improvviso brutale e sconvolgente nella sua urgenza, è proprio vero che l'America "non è un paese per vecchi" forse, e anche l'horror di una volta non spaventa più, le pellicole con vecchi castelli e lugubri temporali devono cedere il passo a fatti di cronaca sempre più sconvolgenti e dettagliati, anche il cinema sente premere il bisogno di effetti ancora più speciali, una sensazione che Byron-Boris ormai ha intuito da tempo e sente che deve farsi da parte, sapere che il grande Karloff("Frankestein", "La Jena") muore solo pochi mesi dopo l'uscita del film fa quanto meno riflettere.

Il colpo di genio di "Bersagli" resta comunque la vicenda parallela del giovane Bobby Thompson, l'attore Tim O'Kelly che sembra stato clonato in tempi recenti con le fattezze di Matt Damon, intercalata con maestria con le vicissitudini di Byron Orlock, in apparenza non collegate, un gelido ritratto di un giovane uomo bianco benestante, con graziosa mogliettina inclusa, attaccato ai suoi genitori che, nel profondo di un cuore di tenebra, cova invece un'insoddisfazione sconfinata verso la vita pronta a esplodere con una violenza inaudita. Non viene spiegato, per fortuna viene da dire, il vero motivo scatenante della furia del ragazzo, ma Bogdanovich, che firma la sceneggiatura con la (ex)moglie Polly Platt e (non accreditato) il grande Samuel Fuller("Il corridoio della paura"), riprende il giovane in momenti significativi di pura alienazione: l'ingresso furtivo nella casa di famiglia come se fosse un "estraneo", il divieto imposto alla moglie di accendere la luce nella stanza da letto mentre è intento a fumare una sigaretta. La ripresa del primo pluriomicidio domestico di Bobby, cosi inaspettato e razionale nella sua esecuzione, é tuttora agghiacciante.

"Bersagli" affonda nelle vere e attuali ossessioni dell'America: le armi e le macchine, oggetti che abbondano con insistenza per essere una pellicola datata 1968, in un frangente Orlock guarda sconsolato una colonna infinita di utilitarie in vendita , il giovane Bobby invece gira in un traffico già caotico con una spider Mustang e un bagagliaio pieno di fucili e pistole, acquistate comodamente nelle armerie della zona. In una delle più belle e raggelanti sequenze Bobby si intrufola su un silos di una fabbrica per sparare alle macchine in marcia sull'autostrada sottostante, sono lunghi momenti inquadrati nel mirino di precisione segnati da auto che scivolano fuori strada e passanti impauriti annichiliti come mosche. In seguito il ragazzo, braccato dalla polizia, si rifugia in un drive-in dove proiettano l'ultimo film di Orlock, atteso dal numeroso pubblico per un'apparizione dal vivo.

Il finale nel drive-in ripropone diverse scene de "La vergine di cera" fatte scorrere su uno schermo allestito all'aperto, lo stesso dietro il quale Bobby si nasconde aprendosi un pertugio per sparare su bersagli umani incuranti del pericolo, qui avviene l'incontro con Orlock in quello che appare come lo schiudersi di un nuovo mondo, meno romantico e sicuramente più crudele.
"Bersagli" è un film horror che suona profetico, solo un anno dopo a Woodstock alcuni critici hanno riconosciuto nelle distorsioni di chitarra inaudite di Jimi Hendrix le esplosioni al napalm del conflitto in Vietnam, il film di Bogdanovich apprende che lo spirito maligno della sporca guerra é già presente(e forse lo è sempre stato) nelle strade e cammina in mezzo a noi.

Tit.originale: "Targets"
paese: USA
Rating: 9/10

Commenti

elgraeco ha detto…
Davvero un bell'articolo! ;)
Sciamano ha detto…
grazie sempre per l'attenzione elgraeco!