House - Hausu (1977)


Horror-pop giapponese ambientato in una casa infestata. Un film unico nel suo genere.

Giappone, 1977. La studentessa Oshare, detta "Angel", invita sei amiche a trascorrere le vacanze nella casa di campagna di una zia che non vede da quando era bambina. Le ragazze ignorano che da anni grava sulla casa una maledizione, nata ai tempi della seconda guerra mondiale quando il promesso sposo della zia risultò disperso in battaglia: un malefico incantesimo che attira le giovani non ancora convolate a nozze per "mangiarsele".

Uno di quei titoli ancora sepolti e dimenticati che riaffiora di tanto in tanto nei timidi passaparola, e che solo di recente beneficia di un'uscita in dvd di tale nome(al momento non in Italia, chiaro), un'opera che lascia sbalorditi per freschezza e lungimiranza di stile nella messinscena e di linguaggio, un vero e proprio modello d'avanguardia sbucato nel 1977 in Giappone, una volta tanto si può affermare senza passare per esagerati: un film avanti di decenni. "House" è il debutto sulla lunga distanza di Nobuhiko Obayashi, un regista proveniente dal mondo pubblicitario, un'influenza che deve avere pesato sul concept artistico dinamico e colorato della pellicola. La curiosità maggiore è riposta nella genesi della storia, ispirata dagli incubi della figlia del regista che, ai tempi poco più di una bambina e traumatizzata da "Lo Squalo"(1975) di Spielberg, immagina una casa e oggetti comuni come gli specchi(scena riproposta nel film) che mangiano le persone.

"House" può spiazzare in quanto non è un horror classico, o meglio, risulta un corpo estraneo se riferito all'epoca della sua uscita, si presenta più come una commedia spiritosa che si trasforma in incubo, le sue giovani protagoniste ridanciane poi fanno dimenticare, per un momento, di stare dentro a un horror, anzi sono loro stesse a ricordare più di una volta che "sembra un film horror". E' una sensazione marcata nel prologo, in cui vengono presentate le sette studentesse protagoniste, tutte più o meno carine e provviste di un soprannome che indica la loro personalità: "kung fu" è abile nelle arti marziali, "Mac"(da Stomach!) è un po' rotondetta, "Melody" ama la musica, "Fantasy" lavora di fantasia, "Prof" assomiglia a una professoressa, "Sweetie" è una ragazzina dolce, "Angel" è bella e pura come un angelo. "House" è un film coniugato al femminile, si aprono a voragine speculazioni sul ruolo della donna nella società giapponese(e non solo), un argomento suggerito anche dal personaggio della zia rimasta sola, un dolore che affonda nell'orrore della II^guerra mondiale, raccontato in un breve flash-back in bianco e nero, riguardante la perdita del fidanzato. Non solo, il padre di "Angel", lo si vede a inizio film mentre cita Sergio Leone e Morricone(!), presenta una nuova compagna più giovane alla figlia che rimane sconvolta nel ricordo della madre morta.

Sin dai primi minuti si è investiti da una carica pischedelica che si accentua nel corso del film, scenari di pastello e un uso della fotografia che fa scomodare Mario Bava a più riprese si alternano a un montaggio visionario e inedito, le scenografie hanno quel fascino posticcio delle produzioni Toho e si riferiscono in gran parte alla misteriosa casa situata sulla sommità di una collina, come in un vecchio horror anni 40. Il cielo infuocato da un tramonto innaturale è la cornice del primo macabro rinvenimento, dentro il pozzo del cortile, da qui in avanti si innesca una catena-slasher che vuole le protagoniste, a turno, ritrovarsi sole in situazioni poco piacevoli. Le ragazze però non avvertono il pericolo e sono confortate dall'accoglienza della zia, una donna su una carrozzina in compagnia di un adorabile gatto bianco.

"Angel" rimane la protagonista, toccherà a lei scoprire il terribile segreto nascosto nella casa, un luogo in cui le giovani si perdono a contatto di strane bambole e specchi animati, tutte scene ben confezionate con fantasia, alcune trovano anche il tempo di un bagno ristoratore in cui mostrano, senza un tocco di regia pruriginoso che ci sta tutto, il nudo e acerbo corpo. La scena che rimane più impressa rimane, con grande probabilità, quella del pianoforte suonato da "Melody", in cui efficaci effetti speciali e ritocchi d'animazione restituiscono lo strumento scosso da forze sconosciute che "imprigionano" la ragazza. La musica difatti ha un ruolo rilevante nella costruzione di "House", vi sono degli "ordinari" ottimi pezzi anni 70, ma è proprio la melodia suonata al pianoforte della casa a dettare, letteralmente, il ritmo anche per mezzo di un ossessivo metronomo che lancia un ticchettio ipnotico e insinuante.

"Huose" è pieno di humor, il venditore di cocomeri(!), ma bastano pochi secondi per piombare in situazioni sanguinarie, è un film talmente innovativo da fare scorgere i futuri deliri cartooneschi di Sam Raimi ed esagerazioni pop-slapstick alla Tim Burton, senza contare la sequenza dell'inondazione di sangue che sembra anticipare quella ben più famosa nei corridoi dell'albergo in "Shining"(1980). Il personaggio di "Kung fu" si ritaglia alcune sequenze action all'interno della casa come nei fantasy-horror cantonesi, esplosi in maniera definitiva solo qualche anno più tardi("Mr.Vampire", "Storie di fantasmi cinesi"), in una sequenza, addirittura, grazie a una ripresa a vortice e un montaggio epilettico sembra di assistere ai prodromi del "bullet time", circa 20 anni prima di "Matrix"(1999). Superbo.

Tit.originale: "House"(Intern.)
Paese: Giappone
Rating: 9/10

Commenti

Cerosky ha detto…
Un animalecurioso che merita di essere riscoperto questo Hausu. Come dici tu giustamente, anticipa molte tendenze non solo orientali del decennio successivo.Inoltre concordo sul fascino delle scenografie fintissime dei film della Toho. Davvero un gioiellino, dovrei rivederlo.

Comunque la storia riguardante la genesi del film mi mancava.
Sciamano ha detto…
Bella Cerosky....e complimenti per il tuo blog!