La sfida degli invincibili campioni (1969)


Il sequel del classico "Mantieni l'odio per la tua vendetta" sulle gesta dello spadaccino monco interpretato da Jimmy Wang Yu.

Il formidabile spadaccino monco Fang conduce da alcuni anni insieme alla moglie una vita ritirata in campagna. La tranquillità dell'uomo viene interrotta dall'arrivo di due misteriosi individui che lo invitano a partecipare a un torneo di arti marziali, in realtà è una trappola ordita da una temibile organizzazione di criminali per eliminare gli avversari in un solo colpo. Fang si rifiuta di combattere, con grande disappunto dei clan locali impauriti dalla nuova ondata di violenza che sta per abbattersi sulla popolazione. Il coinvolgimento della moglie, rapita come ostaggio, induce Fang a sfoderare di nuovo la sua leggendaria spada.

Il regista Chang Cheh e l'attore Jimmy Wang Yu freschi da un'altra memorabile collaborazione("The Golden Shallow", 1968), rinnovano le avventure dello spadaccino Fang, visto privato del braccio in maniera cruenta nel primo storico "Mantieni l'odio della tua vendetta"(1967). Il nuovo capitolo è meno cerebrale e improntato sull'azione pura, un film ricco di personaggi ed elaborato nelle scenografie tutte ricreate, in parte, negli studi dei mitici Shaw Brothers. "La sfida degli invincibili campioni" si apre con Fang intento nella coltivazione dei campi, da tempo ha fatto voto di rinuncia nei confronti delle arti marziali. Ma come spesso accade il passato non può essere cancellato, tutti sanno infatti che, nonostante la menomazione fisica, con una spada in mano è imbattibile. Fang però non ha mai tratto vantaggio dalle sue abilità, vive come un modesto contadino, lontano dai centri abitati. Chang Cheh, anche sceneggiatore, gioca in casa quando si tratta di rappresentare degli eroi(al cubo) e conferisce al personaggio un'aurea quasi messianica, sia i giovani che gli anziani dei locali clan guerrieri lo riconoscono come "maestro" e capita, più di una volta, vederli implorarlo e riverirlo a terra inginocchiati, sotto l'imbarazzo dello stesso Fang.

Questa volta i nemici da affrontare si moltiplicano, sono gente spietata e addestrata nelle discipline marziali che praticano con armi differenti ma tutte in egual misura letali, un'organizzazione criminale che fa capo al temibile "Lama nascosta", interpretato da Ku Feng, uno dei più grandi attori specializzati nel ruolo di villain("La mano sinistra della violenza", "The Magic Blade"), nel nuovo doppiaggio italiano è definito il "Furtivo", a riguardo da notare in negativo anche la voce troppo giovanile. Al suo servizio vi sono otto luogotenenti, con le rispettive e fedeli guardie, tra i quali si possono riconoscere niente meno che Liu Chia Liang e Tang Chia, nella doppia veste di attori e coreografi dei combattimenti, fedeli collaboratori del regista in numerose opere. In poche parole un concentrato dell'essenza del cinema di Hong Kong. La pellicola è anche l'esordio di Ti Lung, altra leggenda del cinema delle arti marziali, in una piccola ma significativa parte di uno spadaccino che viene tradito dalla bellezza di "1000 mani"(nel vecchio doppiaggio "100 lame"), una subdola assassina specializzata in lame di piccole dimensioni.

I combattimenti si sviluppano quasi incontrollati in diversificate bagarre uno contro uno, uno contro dieci, agguati, assalti a postazioni fortificate, ecc. che mostrano, a turno, le bizzarre armi a disposizione, in particolare quelle degli oppressori, muniti di spade "velenose" da cui fuoriescono strani gas, lame rotanti imbracciate come scudi, falci a catena, lame nascoste e retrattili e cosi via. Fang invece ha la sua inseparabile spada "spezzata", la prima volta che torna a imbracciarla è seduto a un tavolo con l'arma inserita nella custodia, di fronte ha due nemici che lo osservano minacciosi, la luce sparisce all'improvviso, quando ricompare i due sprovveduti hanno le vesti ridotte a brandelli per una serie di colpi inferti a velocità disumana. "La sfida degli incredibili campioni" resta comunque un wuxiapian violento e pieno di sangue: in un'imboscata una vittima viene sollevata di peso dalle catene a falce conficcate nelle carni, in altre occasioni più di un combattente lotta sino all'ultimo respiro seppure trafitto da parte a parte da spade enormi(un classico del cinema di Chang Cheh), numerosi i dettagli di ferite aperte in pieno volto e gli schizzi di rosso spruzzati un po' ovunque non si contano.

Jimmy Wang Yu è il carismatico Fang, dopo il prologo vestito di nero, si presenta con una tenuta completamente bianca a capo di una formazione di cittadini-guerrieri, pronti al sacrificio pur di non sottomettersi, inizia una vera e propria missione di guerra che lascia sul terreno decine di cadaveri. Fang entra in azione poche volta ma quando questo avviene è una carneficina pura, tra le migliori sequenze compare l'avanzamento dell'eroe, a protezione della moglie terrorizzata alle spalle, all'interno di una sala-ristorante a colpi di micidiali fendenti che squarciano in ogni direzione con precisione e ferocia innumerevoli avversari, paralizzati per una frazione di secondo prima di crollare a terra morti, in una situazione ormai standard delle arti marziali. Le scene di lotta sono il pezzo forte della pellicola, il wire-work viene utilizzato in diverse occasioni(in una scena si può vedere un cavo che solleva il vestito di Fang) ma con creatività e solo in situazioni-limite, le spade si incrociano in un continuo tripudio di metallo e urla di morte.

Il finale arriva dopo una lunghissima scia di sangue, toccante la sequenza degli anziani genitori che cercano i cadaveri dei figli tra i caduti di un violento attacco, nei pressi di un villaggio su un corso fluviale, qui Fang affronta il temibile "Furtivo" e le sue guardie incappucciate in un cruento scontro che non può lasciare prigionieri. Ennesimo classico firmato da Chang Cheh, l'autore ha ormai raggiunto una padronanza tale dei tempi del montaggio e scelta di inquadrature che ancora oggi è degna di essere studiata e riverita, qualità che gli permettono negli anni successivi di sfornare una serie impressionante di pellicole fondamentali, tra le quali il sequel apocrifo incentrato ancora una volta sullo spadaccino monco: "La mano sinistra della violenza"(1971), se possibile, il migliore della trilogia per eccellenza del genere arti marziali.

Tit. originale: "Return of The One Armed Swordsman"(intern.)
paese: Hong Kong
Rating: 9/10

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Two Heroes
Il padrino di chinatown
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Le furie umane del kung fu

Commenti

elgraeco ha detto…
Bell'articolo!
Non so se riuscirò mai a vederlo perché il cinema asiatico lo trovo particolarmente ostico (da digerire), però l'articolo m'è piaciuto.

A proposito di arti marziali... Visto che seguo il tuo blog tutto sommato da pochissimo tempo, hai per caso recensito qualche Bruce Lee? Sono curioso... e anche un po' pigro, lo so. :P
Sciamano ha detto…
grazie!

Su Bruce Lee c'è la rece de "I tre dell'operazione drago"....mi devo decidere a fare un Indice dei film, ma rimando sempre(non ho voglia!)

http://deadinside-sciamano.blogspot.com/2008/08/i-tre-delloperazione-drago-1973-di-r.html
elgraeco ha detto…
Thanks! ;)

Sì, l'indice dei film è un'ottima idea! Dovremmo farlo anche noi... :P