Sword in the moon (2003)


Cappa e spada sud coreano sulle gesta sanguinarie di due amici separati da una guerra civile.

Corea, 17 sec. Un colpo di stato ha rovesciato il potere costituito, al posto di comando ora siede un imperatore corrotto. Un misterioso assassino intanto ha preso di mira i ministri del nuovo regime uccidendoli uno dopo l'altro, a loro difesa si erge un valoroso generale con i suoi uomini ma, con sorpresa, scopre che la minaccia è portata da un amico fraterno creduto morto anni prima.

"Sword in the moon" è un notevole swordplay ai confini del wuxiapian(cinese) prodotto in Sud Corea, dove il genere aveva già dato segni di rinascita con il successo di "Musa - The Warrior"(2001), sviluppato attraverso una serie di combattimenti di spada cruenti sin dal prologo che sembrano guardare al capolavoro "Ashes of time"(1993) nello stile ellittico di ripresa e la tambureggiante colonna sonora. Il regista Kim Eui-Suk, sia chiaro, non raggiunge le vette della scomodata opera di Wong Kar Wai ma riesce nell'intento di confezionare un racconto dal respiro drammatico denso di violenze sanguinolente. Il rimando al cinema di Hong Kong si può estendere anche all'intreccio della storia basato su un'amicizia tradita tra due amici come nelle migliori opere di Chang Cheh e John Woo, per citare i supremi esempi, che prevede anche la presenza di una donna innamorata come terza incomoda, quasi a smorzare un'omosessualità latente e mai dichiarata come vuole la tradizione del cinema delle arti marziali.

La prima mezzora, forse la parte migliore, prevede le incursioni omicide e furtive ai danni di alcuni uomini di potere che si ritrovano la testa staccata dal collo, macabra pratica ricorrente lungo tutto il film, per mano di un formidabile spadaccino con il viso nascosto sotto un classico cappello triangolare(i funzionari governativi usano invece il cappello coreano di crine di cavallo detto hŭngnip) e da una misteriosa donna-ninja sempre al suo fianco. Alla direzione delle coreografie-combattimenti si nota il nome dell'infaticabile Yuen Bun, una colonna del cinema di Hong Kong, coadiuvato dal team stunts-director dello scatenato "My wife is a gangster"(2001), la collaborazione porta al compimento di numerosi e veloci scontri di spade senza l'ausilio di cavi wire-work per rendere il tutto più realistico e violento.

Tra morti ammazzati e intrighi di potere si svela tramite lunghi flash-back la tragica situazione dei personaggi, un destino che ha voltato le spalle al generale Gyu-yeob, interpretato da Joe Jae-Hyeon conosciuto in occidente grazie ai ruoli principali in "L'isola"(2000) e "Bad guy"(2001) di Kim Ki Duk, costretto per salvare i suoi uomini da un massacro a giurare fedeltà al nuovo imperatore in quello che appare come la rappresentazione tutta orientale del senso dell'onore, che prevede l'importanza della parola data non tanto a chi, in questo caso a un corrotto, ma quando questa viene pronunciata. Un giuramento che lo vede contrapposto all'indimenticato amico Ji-hwan divenuto un implacabile avversario, l'attore Choi Min-su, con il quale militava anni prima nella compagine patriottica della "Lama della Luna" guidata da un saggio maestro nonché padre della bellissima Shi-yeong(Kim Bo-Gyeong), innamorata corrisposta di Ji-hwan. E' lei la donna ninja che accompagna Ji-hwan in una disperata ricerca di vendetta, dopo che la rivolta ha soffocato nel sangue i vertici della "Lama della luna", nome riportato inciso sulle sacre spade usate dalla coppia assassina che lanciano in questo modo l'ultimo monito ai traditori(la lenta esecuzione di un ministro dentro una vasca sotto lo sguardo attonito di una concubina).

Il regista Kim Eui-Suk eccede con l'impiego del ralenti ma non manca di organizzare ottimi momenti d'azione come la sortita solitaria Ji-hwan inseguito da un manipolo di avversari, tra cui un lanciatore di bolas mascherato, all'interno di un acquitrino dalla folta vegetazione; l'ambientazione selvaggia è sfruttata per tendere un agguato a un nemico rimasto isolato: l'uomo si avvicina con cautela a una spada conficcata nel terreno ma ha solo il tempo di vedere il riflesso sulla lama di un'ombra alle spalle, quando si volta Ji-hwan gli recide la gola con un grosso filo d'erba tagliente inquadrato stretto nella mano. La sequenza si risolve con quattro riprese frontali contrapposte e dura meno di tre secondi.

La ragazza-ninja appare solo in poche inquadrature ma valorizza la sua bellezza quando mezza nuda si lava nei pressi di una cascata, una figura sofferente tanto quanto il suo compagno dai capelli lunghi divenuti in poco tempo grigio cenere, forse per somatizzare un dolore insopprimibile. Anche l'amico/nemico Gyu-Yeob si macera nell'animo e comincia a rivedere i suoi obblighi verso l'imperatore. "Sword in the moon" può contare su un finale all'ultimo sangue con duelli, uno contro 100/due contro 100, caratterizzato da una cornice scenografica ragguardevole posta su ponte galleggiante formato da decine di barche saldate tra loro. Niente male.

Tit.originale:"Sword in the moon"(intern.)
paese: Corea del Sud
Rating: 7/10

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