Blood: The Last Vampire (2009)


Il live-action dell'omonimo anime targato I.G.

1970. L'adolescente Saya, metà uomo e metà demone, è una vampira secolare con una missione da compiere: trovare e uccidere Onigen, il demone-vampiro più antico e pericoloso, colpevole della morte del padre. La ragazza lavora per conto di un'agenzia segreta, detta il Concilio, creata per la caccia ai demoni nascosti sotto forme umane sulla terra. Il Concilio invia Saya in Giappone, nei pressi di una base militare americana, dove sono avvenuti strani omicidi, la giovane ha il compito di infiltrarsi nella base come studentessa per stanare la sospetta presenza dei demoni.


Il confronto inevitabile con l'omonimo anime del 2000, rilasciato dal noto studio d'animazione giapponese I.D.("Ghost in the shell", 1995, il corto animato di "Kill Bill Vol.I", 2003, ecc.), incombe sul live-action del regista francese Chris Nahon, incorso in una serie di intoppi produttivi a cominciare dal budget finanziario non all'altezza della situazione. L'opera originale è ricordata per essere uno dei migliori anime horror, un concentrato di tensione vicino alle atmosfere di "La Cosa"(1982) con il solo torto di durare poco più di 45 minuti. Il live-action tenta, solo in parte, di evocare l'anime ponendo l'attenzione sugli aspetti action-spettacolari a discapito delle sensazioni horror anche, forse, con l'intenzione di attutire la vera svista della pellicola: gli effetti speciali.

I demoni di "Blood: The Last Vampire" hanno una resa a dir poco mediocre, per fortuna vengono mostrati il meno possibile ma quando questo avviene si nota la povertà della computer grafica, sembra davvero di stare in un film anni 90, e del raffazzonato make up in lattice, senza contare il disappunto estetico sulle forme grossolane delle creature alate riprese in goffe scene di volo, la trasformazione da uomo a demone poi viene anticipata da una cortina fumogena che lascia perplessi. La pellicola di Chris Nahon("Kiss of the Dragon", "L'impero dei lupi") si risolleva con la presenza della protagonista, la coreana Gianna Jun, molto carina e ideale per il ruolo dell'ombrosa Saya. Il prologo è uno dei momenti più fedeli all'anime, si riferisce alla sequenza notturna del metrò all'interno di alcuni vagoni in corsa ormai deserti, Saya è in cerca di un demone individuato in un passeggero solitario che impaurito comincia una fuga interrotta da una porta bloccata, la ragazza lo raggiunge con un colpo di spada squartandolo in due parti(una sequenza simile si ripete più avanti). Grande scena e, questa volta, la computer grafica é servita.

"Blood The Last Vampire" è una coproduzione francese/hongkonghese che in un primo momento aveva previsto alla regia Ronny Yu("Freddy vs. Jason"), tra i produttori figura Billy Kong noto per alcuni dei più famosi film d'arti marziali del decennio scorso("La tigre e il dragone", "Hero", "Fearless") che imprime una direzione decisa verso l'azione di matrice asiatica, tanto che non è scorretto ritenere la pellicola un martials-art-horror movie. La vicenda si svolge nel 1970 e parte in una base americana in Giappone, l'epoca viene ricreata con pochi elementi tra cui, immancabili, alcuni brani musicali di quegli anni come "space and trucking" dei Deep Purple, peccato che il pezzo è del 1972, e "War" di Edwin Starr che introduce la componente anti-americana-militarista ben più marcata nell'anime. Un altro personaggio femminile si affianca a Saya, si tratta di Alice interpretata dall'attrice proveniente dai serial-tv Allison Miller, la figlia del generale a capo della base salvata dalla misteriosa Saya da un'aggressione di due demoni, sono in molti a pensare che la sua presenza sia rivolta all'audience occidentale. "Blood the last vampire" mantiene l'impronta dell'opera originale ma tenta di ampliare il respiro della storia con riferimenti al passato di Saya e gli intrighi del Concilio, senza dimenticare che si tratta pur sempre di un horror vampirico a base di sangue. Si nota da subito l'alto tasso splatter di numerose scene, una testa staccata da un colpo di lama di Saya ai danni di una ragazza posseduta, l'effetto é rinnovato lungo tutta la pellicola e inserito in post-produzione con ritocchi iper-stilizzati di computer grafica, per certi versi discutibili, del sangue grumoso schizzato in fiotti enormi e innaturali.

Gli uomini del Concilio guidati da Michael, Liam Cunnigham("Dog Soldier", "Clash of the titans"), faticano a nascondere l'operato di Saya tramite dei "cleaners", un ironica coppia di gemelli baffuti abili a pulire le scene degli scontri, e anche i militari della base con a capo il generale cominciano a sospettare qualcosa. La situazione precipita dato che i demoni sono ovunque e anche alcuni uomini del Concilio senza scrupoli come Luke, JJ Field, hanno intenzione di usare metodi brutali pur di portare a termine la missione, Saya si trova quindi insieme all'indifesa Alice ad affrontare una serie di pericoli continui. I combattimenti si moltiplicano e si possono riassumere in tre grosse sequenze principali: la prima è un duello tra i vicoli dei locali notturni della città, qui la fotografia assume una saturazione color seppia quasi esagerata, Chris Nahon si fa prendere un po' troppo la mano con i ralenti e un montaggio non sempre leggibile, il wire-work viene utilizzato in pratica in ogni movimento di Saya che salta dai tetti e anche da terra compie balzi e capriole incredibili, il tutto sotto l'occhio del noto martial-art director Corey Yuen già conosciuto da Nahon dai tempi di "Kiss of the Dragon".

Il secondo combattimento è il migliore, si colloca all'interno di un flash-back ambientato quattro secoli prima in un villaggio contadino, molto bella la location naturale, il protagonista è l'anziano Kato incaricato di istruire la piccola Saya all'arte della spada per proseguire la lotta del padre contro i demoni, l'uomo si sacrifica andando incontro un nugolo di ninja-demoni guidati dal luogotenente di Onigen. Corey Yuen sembra guardare al suo "Ninja in the dragon's den"(1982) e architetta, assecondato da Nahon, un lungo scontro nella foresta con ninja che appaiono all'improvviso da sotto-terra e dagli alberi in formazioni d'attacco. La riuscita della sanguinosa sequenza è merito anche di Yasuaki Kurata nella parte di Kato, il celebre attore di arti marziali conosce il ninjutsu almeno dai tempi del classico "Shaolin sfida Ninja"(1978).

Il terzo scontro è, come prevedibile, riservato a Saya e il demone-donna Onigen, quest'ultima è la bellissima Koyuki nota al pubblico internazionale per avere fatto perdere la testa a Tom Cruise ne "L'ultimo samurai"(2003), la si vede in poche sequenze in cui frantuma la testa a qualche poveraccio e nel finale in cui, incantevole, mostra un magnifico costume svolazzante. Le due contendenti si sfidano a colpi di poteri mentali, lame, esplosioni e arriva anche una piccola rivelazione sul destino di entrambe che non desta particolare impressione. In precedenza si era vista una scena-inseguimento tra un camion guidato da Saya e Alice e un demone alato, del tutto simile a quella presente in "Underworld Evolution"(2004). Il regista Chris Nahon appare nella scena dell'interrogatorio di Alice. Divertente horror-action non privo di cadute e colpito da eccessivi giudizi negativi.

Tit.originale: "Blood: The Last Vampire"
paese: Francia/Hong Kong/Giappone
Rating: 7/10

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