Distretto 13- Le brigate della morte (1976)


Il secondo film diretto dal grande John Carpenter.

Los Angeles, nel degradato quartiere Anderson fervono gli ultimi preparativi per smobilitare il distretto di polizia n°13, troppo decentrato e poco utile alla comunità. Per una fatale combinazione sul posto giungono un cellulare che trasporta tre detenuti condannati a morte e un uomo sotto shock che ha appena eliminato un membro di una gang, reo del brutale omicidio della figlia. La stazione di polizia cade nel buio isolata dalla corrente e linea telefonica, cominciano a piovere proiettili sparati al silenziatore da un'orda di invisibili cecchini: sono i compagni dell'omicida che cercano vendetta ad ogni costo. Inizia una lotta per la sopravvivenza.
All'epoca l'esordio fantascientifico "Dark Star"(1974) non viene preso in grande considerazione, troppo ironico forse per il gusto del pubblico e della critica, appare grave però anche l'indifferenza generale riservata per il secondo straordinario film di John Carpenter: "Distretto 13 - Le brigate della morte". Per fortuna a mettere le cose a posto, in termini di successo, ci pensa il successivo "Halloween - La notte delle streghe"(1978). Il regista con "Distretto 13" è già un autore completo sotto ogni aspetto, non solo firma la sceneggiatura e il montaggio (con lo pseudonimo John T. Chance in omaggio al protagonista di "Un dollaro d'onore") ma anche la favolosa colonna sonora a base di sintetizzatori, un talento in piena eruzione capace di fare dimenticare che la pellicola è un evidente low-budget.

E' il caso di riverire Howard Hawks visto che senza di lui non ci sarebbero mai stati "Distretto 13", nato come western (metropolitano) ispirato a “Un dollaro d’onore”, e lo stesso John Carpenter che, non pago, nel 1982 si cimenta nel remake di “La cosa da un altro mondo” del suo maestro spirituale . Carpenter rifiuta la definizione "politico" accostato al film ma già si può intravedere la visione tipica e disillusa del regista, una vera spina nel fianco della coscienza americana, in un continuo rimando di odio e amore verso un paese capace di materializzare i peggiori incubi e, allo stesso tempo, segnare la nascita di (anti)eroi pieni di umanità. I personaggi memorabili non mancano a partire dal prigioniero Napoleone Wilson, l'attore Darwin Joston, una sorta di prototipo del mercenario Jena Plissken del successivo "Fuga da New York"(1981), un criminale che mostra più cervello e senso dell'onore dei poliziotti che vogliono condurlo nel braccio della morte e in possesso di un'ironia tagliente e fatalista che si traduce in frasi ancora oggi ricordate:"sono nato fuori tempo".

L'eroe a tinte dark Napoleone Wilson è affiancato dalla controparte rispettabile del tenente Bishop, fresco di nomina e giunto al distretto per un lavoro di routine, il ruolo è ricoperto dall'attore nero Austin Stoker e rimanda al protagonista de "La notte dei morti viventi"(1968) di Romero che viene citato anche per l'attacco dei criminali lanciati contro l'edificio come zombi. Wilson e Bishop uniscono le forze per contrastare una minaccia senza volto, un'orda implacabile di uomini pronti a uccidere chiunque pur di vendicare il compagno caduto. Carpenter apre il film con un violento prologo che vede soccombere alcuni sospetti armati per mano della polizia, è in atto una guerra nelle zone più degradate di Los Angeles tra malviventi organizzati e le forze dell'ordine, la situazione è ormai fuori controllo. I membri delle gang vengono ripresi in azioni silenti e metodiche, solo di un paio si ricorda bene la fisionomia (uno sconcertante clone di Che Guevara, un biondino dallo sguardo glaciale) lungo tutto il film si scambiano non più di 3-4 battute, sono assassini spietati senza paura di morire: la scena rituale del patto di sangue.

Carpenter a inizio film squarcia i quartieri del ghetto di Los Angeles con riprese in campi lunghi mentre un sapiente uso del montaggio descrive l'avvicinamento casuale dei protagonisti verso il distretto, qui compare una delle sequenze più famose della pellicola: l'omicidio di una bambina intenta nell'acquisto di un gelato. La morte della piccola è un vero shock concertato in maniera magistrale dal regista che ghiaccia lo spettatore condotto senza preavviso in un'esplosione di brutalità, ormai storico lo schizzo di sangue sul petto della vittima. L’azione si sposta veloce quindi nel distretto dove un uomo si rifugia dopo avere ferito a morte l’assassino della figlia, la vicenda assume connotazioni teatrali senza perdere di vista la tensione che, anzi, aumenta con i primi micidiali attacchi che falciano la scorta dei condannati, colpita a morte da proiettili sparati al silenziatore.

“Distretto 13- Le brigate della morte” nella seconda parte diviene il film sull'assedio per eccellenza, le regole saltano e chi era diretto verso il patibolo(Napoleone Wilson) ora lotta al fianco del tutore della legge(Bishop) per contrastare una nuova minaccia formata da decine di uomini armati confusi nel buio della notte, gli assalti si moltiplicano con sparatorie e irruzioni contenute a stento, in questi frangenti concitati Carpenter delinea con forza i caratteri dei personaggi con brevi dialoghi, tra questi emerge la coraggiosa segretaria dell’ottima Laura Zimmer che instaura con Napoleone Wilson un’intesa personale, nel finale spezzata da un addio struggente e senza parole.
(segue Spoiler del finale)La conclusione è l’ennesimo tributo agli amati film western di Carpenter, il titolo pensato in origine era non a caso “The Anderson Alamo”, si tratta di un’ultima strenua resistenza corpo a corpo(una scena simile si vede anche in “Fantasmi da Marte”) dei sopravvissuti dietro un vecchio cartello del distretto ( “Support your local police”), scritta che campeggia come un beffardo messaggio lanciato dal regista, per una situazione estrema e claustrofobica dove solo un colpo di fucile ben assestato, su una carica di nitroglicerina sistemata in una posizione strategica, può significare la salvezza. Carpenter circa 25 anni dopo rilascia una auto-critica a dir poco eccessiva:“L’ho rivisto di recente.E’ un po’ lento. Avrebbe bisogno di qualche taglio. Oggi ha un ritmo morto, congelato. Ci sarebbe bisogno di più energia.” Nel 2005 è stato tratto un remake tutto sommato decente ma già finito nel dimenticatoio, il film originale invece è ricordato come il primo capolavoro di una serie, diretti nel giro di pochi anni dal regista, che probabilmente non ha eguali nella storia del cinema fantastico: "Halloween - La notte delle streghe"(1978), "Fog"(1980), "Fuga da New York"(1981), "La Cosa"(1982).

Tit.originale: "Assault on precinct 13"
Paese: USA
Rating: 10/10

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Commenti

Anonimo ha detto…
bello, ma piu bello al suo esordio... non a caso carpenter ha parlato schietto; è un film che oggi perde molto sul piano ritmo e tensione.
Comunque da rispettare come capisaldo di un genere, i film che in seguito hanno citato/omaggiato Distretto 13 non si contano piu!

Punto d'osservazione- Dio mio ma quanti cavoli di SPOILER hai messo??!!! ho capito che ti piace il film, ma cerca di bloccare le dita quando volano troppo sulla tastiera! ;)

Chris
Sciamano ha detto…
si in effetti...presumo che il 90% degli under 25 non ha mai visto il film. Mettero uno spoiler per il finale!

Era un pò che non vedevo il film, per me é ancora fresco tuttoggi....non ho nessun appunto particolare, appartiene alla sua epoca e si prende i suoi tempi e non condivido il giudizio severo di Carpenter

ciao
elgraeco ha detto…
Sottoscrivo. E bell'analisi, come sempre.
Tra tutti i Carpenter da te citati secondo me solo The Fog è un po' debole. L'ho rivisto e ne ho parlato di recente, e rispetto agli altri, non so, mi sembra che perda qualcosa.
Questo qui in esame, invece, è ancora molto efficace.
Mi piace anche l'atteggiamento di Carpenter, che tutti dovrebbero avere, ovvero è un buon critico innanzi tutto verso sé stesso.

ciao!
Sciamano ha detto…
Carpenter é un grande anche per questo....

io "Fog" l'ho sempre adorato, per me all'epoca Carpenter poteva girare qualsiasi cosa e farla sembrare un capolavoro. Forse sono poco obbiettivo visto che probabilmente é il mio regista preferito(sicuramente nei top 3)!
;)
Anonimo ha detto…
daccordo con Carpenter, col tempo ha perso qualcosa, ciò non toglie che è un signor film, sostenuto da un'atmosfera carpenteriana pura, sicuramente da vedere, tuttavia ristrettezze di budget e ancora qualche lato acerbo del maestro, non giovano alla pellicola, comunque buone le prove del cast, sul versante action qualche riserva, lo stesso Carpenter non credo sia molto fiero di diverse trovate, resta sicuramente un classico dei film d'assedio, nonostante le ristrettezze ha i suoi pezzi forti.
Davide
Sciamano ha detto…
Grazie x il commento;) da parte mia non posso fare altro che ripetere quello che ho detto sopra...