Il giorno dei trifidi-(L'invasione dei mostri verdi)-(1962)


Fantascienza post-apocalittica inglese ispirata a un racconto di John Wyndham.

Una pioggia di meteoriti si abbatte sull’atmosfera in un tripudio di bagliori che affascina il mondo, il fenomeno porta con sé spiacevoli conseguenze: la maggior parte dell’umanità diventa cieca e una pianta di origine extraterrestre senziente inizia a germogliare con istinti carnivori. I pochi uomini ancora in grado di vedere tentano di trovare un rimedio alla piaga, tra questi un marinaio londinese rimasto bendato a seguito di un intervento chirurgico e una bambina nascosta in un treno, i due intendono raggiungere la Francia dove è segnalato un centro di raccolta profughi. Anche una coppia di coniugi, in servizio al largo della Cornovaglia presso un faro, sono alle prese con l’attacco di piante carnivore nella disperata ricerca di una difesa.

Un buon esempio di film forse non irresistibile ma con validi motivi per essere ricordato, in cui il tema dell’invasione aliena, visitato in lungo e in largo nel decennio precedente, si unisce a scenari di devastazione globale, in anticipo sul genere catastrofico entrato a pieno regime solo a partire dagli anni 70. Alla base compare uno dei migliori racconti di John Wyndham, dello stesso autore era stato tratto un altro classico fanta-horror(“Il villaggio dei dannati”, 1960), ripreso con molte libertà in questo adattamento diretto da Steve Sekely, giudicato meno pessimista della fonte originale che ha ispirato nel 1981 e di recente(2009) altre due trasposizioni per la tv prodotte dalla BBC. “Il giorno dei trifidi” mantiene comunque un taglio dark e situazioni estreme penalizzate solo da una regia non sempre di alto livello.

La pellicola segue due storie parallele situate in diversi luoghi dell’Inghilterra, la principale riguarda le (dis)avventure di un marinaio ricoverato in un ospedale di Londra, quella che invece risulta di “contorno” vede una coppia sposata costretta nell’isolamento di un faro lungo le coste della Cornovaglia. Nella prima parte si può assistere a una serie di sequenze, ai tempi inedite, che in seguito verranno riprese da altre produzioni “catastrofiche”, in particolare il momento in cui il marinaio Bill(Howard Keel, "Calamity Jane") si risveglia in un ospedale deserto e messo a soqquadro è servito a Danny Boyle per il prologo del suo “28 giorni dopo”(2002), in questo caso la differenza è dovuta al fatto che le strade della città in disordine non sono deserte ma popolate da gente cieca e barcollante. Non passa molto che Bill si ritrova nella ressa di una stazione ferroviaria con l’arrivo di un treno carico di persone che si infrange contro un binario morto, in questa occasione Bill incontra la bambina strappata a un malintenzionato cieco che l’aveva sequestrata per usarla come guida.

Il panico si è sparso in tutto il mondo, si vedono brevi e allarmanti notiziari esteri in successione, ma l’attenzione resta in Inghilterra, Bill e la piccola raggiungono il porto in tempo per seguire poco distante lo schianto di un aereo guidato da piloti ciechi. Il recente “Segnali dal futuro”(2009) presenta nelle scene principali due incidenti, coinvolti un aereo e un treno, del tutto simili a quelli de “Il giorno dei trifidi” che ricorre agli effetti speciali, per i tempi ancora “primitivi”, solo in minima parte(uno sbuffo enorme di polvere nel momento dell’impatto della locomotiva, un lampo di luce per l’esplosione dell’aereo) per insistere sui volti impauriti e persi nel vuoto delle vittime.

Intanto sin dai primi minuti vengono inquadrate strane piante carnivore, chiaramente di plastica(!), dai movimenti poco rassicuranti e dalla crescita progressiva, in seguito si sviluppano a centinaia/migliaia in una forma a metà strada tra un ragno e un mostro tentacolare, in ricordo dei monsters-movie americani ani 50, con un’altezza di circa due metri: in gran parte si tratta di goffe riproduzioni(in plastica) trascinate da carrelli nascosti, si intuiscono anche dei costumi in gomma indossati da figuranti. La regia indugia sulle creature con insistenza, e forse non era il caso visto che la tensione di conseguenza affievolisce, la prima incursione-killer è molto classica con la vittima ripresa nella soggettiva del mostro, avvolta nella stretta mortale di tentacoli “vegetali”. I due personaggi del faro, intenti nella “solita” crisi di coppia, si trovano ben presto a fronteggiare le piante carnivore in una situazione d’assedio che anticipa “La notte dei morti viventi” di Romero, per arginare le creature i due cominciano a fissare delle assi a porte e finestre, qui inoltre compare la migliore battuta del film:”E’ come inchiodarsi da soli la bara”. Le scene ambientate nel faro sono dirette da Freddie Francis, non accreditato, uno dei nomi di punta futuri della Hammer, da segnalare gli urli da vera scream-queen dell’attrice ogni qual volta compaiono i simpatici mostri verdi.

“Il giorno dei trifidi” prende un’originale piega on the road con Bill e la bambina giunti a Parigi, niente male alcuni scorci aerei della capitale francese dal traffico automobilistico impazzito, entra in scena l’attrice Nicole Maurey alla guida di una magione in campagna trasformata in ricovero per non vedenti. La pellicola inserisce, in maniera timida bisogna dire, un altro motivo destabilizzante con l’arrivo di una banda di galeotti evasi che approfitta del ricovero per abusare delle donne e perdersi nei fumi dell’alcool, non è azzardato pensare che questi personaggi siano i parenti stretti dei motociclisti capeggiati da Tom Savini in “Zombi”(1978). La pellicola in poche parole ha tutte le suggestioni del filone post-apocalittico nonostante non convinca quasi mai sul piano della credibilità, ma questo si può dire di tutte le opere datate, se si può denunciare un’aggravante è che in molte sequenze di pericolo i personaggi sembrano intenti a fare le cose più normali del mondo senza trasmettere un accettabile senso drammatico come, in una delle scene-clou verso il finale, disporre un filo a scariche elettriche intorno a un recinto per fermare un’orda di centinaia di mostri verdi, giunti minacciosi intorno a una villa isolata.

Il finale è come facile intuire molto prevedibile, per certi versi ricorda quello storico de “La guerra dei mondi”(1953), anche qui si vede di sfuggita una chiesa, si invoca il nome di Dio e la ricomposizione della famiglia. Insomma, ai nostri giorni “Il giorno dei trifidi” rischierebbe il marchio, non proprio benevolo, di opera “neo/teocon”. Per gli appassionati è comunque da non perdere.

Tit.originale: “The day of the Triffids”
Paese: Inghilterra
Rating: 7/10

Commenti

Norys Lintas ha detto…
Bella recensione, volevo rivedere questo film da molto tempo, ma non mi ricordavo più come si chiamava!
Gracias ^^
Sciamano ha detto…
grazie a te, ciao!