Operazione paura (1966)



Uno dei capolavori gotici di Mario Bava.

Un medico raggiunge in carrozza uno sperduto villaggio per eseguire l'autopsia di una donna perita in circostanze misteriose. L'uomo trova un clima di paura e superstizione legate a orribili omicidi annunciati dalla presenza di una sinistra bambina con la palla. La scia di sangue non sembra fermarsi nonostante l'intervento delle forze dell'ordine, intanto il dottore viene a conoscenza di strane storie intorno a un'antica villa abitata dalla baronessa Grapes.

A detta dello stesso Bava uno dei suoi migliori film realizzati in carriera, un trionfo visivo di atmosfere suggestive che all'interno del filone gotico in voga negli anni 60 rappresenta un vertice assoluto. "Operazione paura" si può inoltre considerare come uno dei film di genere italiani più celebrati all'estero mentre, incredibile a dirsi, risulta tuttora poco visto e ricordato in Italia, mai come nel caso di un genio riconosciuto come Mario Bava è valsa la locuzione in lingua latina: "Nemo propheta in patria". Non si contano gli omaggi al maestro e alla pellicola, basti pensare agli inchini-citazioni nelle opere di gente come Tim Burton("Il mistero di Sleepy Hollow") o Christophe Gans("Il patto dei lupi"), anche se resta celebre il "plagio" di Federico Fellini nel notevole episodio "Toby Dammit" presente in "Tre passi nel delirio"(1968) dove, senza troppe variazioni, il regista de "La dolce vita" (1962) ripropone il medesimo personaggio della bambina spettrale con la palla.

Il regista si trova a suo agio con una sceneggiatura solida e dai personaggi ben definiti, firmata dalla coppia Migliorini-Natale, che gli permette di concentrarsi sulla costruzione di un’atmosfera lugubre e decadente in un continuo sfoggio di perizia tecnica e senso evocativo di livello sopraffino. La vicenda si colloca verso la fine 800 in una zona europea non ben definita, elementi sfuggenti che consentono alla pellicola di entrare in una dimensione fuori dal tempo grazie anche all'utilizzo di affascinanti locations reali, individuate nelle campagne fuori Roma tra le quali un’enorme e vetusta villa in abbandono, unite a set di posa curati in ogni dettaglio per ricreare gli ambienti centrali del cimitero e della locanda, il tutto senza particolari mezzi a disposizione.

“Operazione paura” è sotto il controllo totale del suo autore a partire dalla fotografia di Antonio Rinaldi che segue diligente le direttive di Bava, la storia è in gran parte ripresa di notte per un gioco di luci virate in blu e verde che risplendono in ogni sequenza come un marchio di qualità unico e in seguito imitato un po’ da tutti. Gli attori protagonisti, lungi da essere trascendentali, si inseriscono in maniera perfetta e funzionale nei ruoli come il dottore del prestante Giacomo Rossi Stuart giunto in un paese terrorizzato e preda della superstizione, non manca la bellona di turno nelle fattezze di Erica Blank, Monica, la ragazza legata a doppio filo con la maledizione della famiglia Grapes. Splendido il volto della francese Fabienne Dali dalla lunga chioma corvina per il personaggio dark della maga Ruth, la sua prima entrata in scena ricorda quella di Barbara Steele in “La maschera del demonio”, altra notevole intuizione è la partecipazione del produttore della pellicola Luciano Catenacci nel ruolo del borgomastro pelato, questi due personaggi formano una coppia di amanti singolare che alcuni, complice anche la coincidenza temporale, hanno visto come fonte di ispirazione per i personaggi Bem e Bera dello storico anime-horror “Bem il mostro umano” uscito nel 1968 in Giappone.

Il prologo si apre con un cruento fatto di sangue avvolto nel mistero che può trarre in inganno, la pellicola in seguito infatti evita ulteriori momenti da grand guignol in favore della suggestione e l’incombenza di forze maligne incarnate dalla presenza di un’agghiacciante bambina bionda dagli occhi penetranti, impossibile non rimanere sorpresi nell’apprendere che in realtà si tratta di un maschietto scoperto casualmente dal regista dopo inutili sessioni di casting. Bava rende memorabile ogni apparizione della bambina con mirabili movimenti di macchina, in particolare si ricorda nella onirica sequenza del cimitero la simulazione in soggettiva del dondolio di un’altalena che il figlio Lamberto, ai tempi giovane aiuto-regista sul set, assicura essere un dolly e non una semplice zoomata.

Un altro momento di alta scuola, quasi alla Hitchcock, è la ripresa a vortice dal basso della tromba di una scala a chiocciola per rimandare la sensazione di smarrimento all’interno dell’inquietante villa Grapes, un vero labirinto della mente per i protagonisti invischiati, letteralmente, in una ragnatela di follie e fantasmi. L’inventiva di Bava è incontenibile e non manca di descrivere sequenze da incubo con vecchie bambole e immagini distorte dentro specchi deformi, in un tripudio visivo rafforzato da una colonna sonora magnifica composta da Carlo Rustichelli che sottolinea con l’incedere ossessivo di sinistri carillon e gemiti di infanti i momenti migliori di un film che, insieme a “La maschera del demonio”(1960), “I tre volti della paura”(1963) e “La frusta e il corpo”(1964), chiude un ideale poker gotico senza precedenti. Un capolavoro di stile finalmente disponibile in dvd.

paese: Italia
Rating: 10/10

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Commenti

elgraeco ha detto…
Non l'ho visto!
Ma già dalle prime righe dell'articolo sembra spettacolare. È una lacuna che devo colmare al più presto!
;)
Sciamano ha detto…
recupera-recupera;)
Bava é una garanzia, ciao!