Blood and Bone (2009)



Blanxploitation e arti marziali nel mondo degli scontri clandestini.

Il granitico Bone esce dal carcere e si trasferisce in una casa-pensione di un quartiere degradato a Los Angeles. L’uomo ha pochi soldi ma la sua abilità nelle arti marziali viene notata da un organizzatore di combattimenti clandestini, i due stringono un’alleanza per sfidare una serie di pittoreschi lottatori e arrivare a James, un gangster che gestisce gli incontri più ambiti . James intuisce di avere di fronte un campione e convince Bone a entrare in un giro di sfide gestite dal “consorzio”, un’elite di miliardari che per svago assistono a violenti incontri con i migliori lottatori del mondo, Bone accetta anche per uno scopo che non tarda a rivelare.
Il cinema di arti marziali a partire dagli anni 70 ha esercitato un notevole fascino sulla comunità afro-americana, nel classico “I tre dell’operazione drago” (1973) uno dei protagonisti è il nero Jim Kelly, in un altro film di Bruce Lee, il postumo “L’ultimo combattimento di Chen” (1978), il celebre cestista Kareem Abdul Jabbar sfida in un memorabile duello il piccolo drago, negli anni 80 il massiccio afflusso di pellicole cinesi viene assorbito non solo da cinefili incalliti, Tarantino in testa, ma anche da giovani neri che vedono nelle arti marziali una valvola di sfogo e, per alcuni di loro, una forma di auto-determinazione, si pensi al fenomeno del Wu Tang Clan, l’autoritario gruppo hip-hop ispirato alle pellicole degli Shaw Brothers. Wesley Snipes con il personaggio “Blade”, il diurno a caccia di vampiri a colpi di kung fu, è un altro tassello fondamentale per il connubio arti marziali ed eroi di colore. “Blood and Bone” è l’ultimo arrivato nel sotto-genere, un film “black” a partire dal regista Ben Ramsey e dall’attore protagonista/produttore Michael Jai White.

Il protagonista Michael Jai White, cintura nera in diverse discipline, si è rivelato star delle arti marziali solo da pochi anni ("Undisputed II", "Black Dynamite"), partecipa in un ruolo di secondo piano ne "Il cavaliere oscuro" (2008) ma viene ancora ricordato per avere interpretato l’eroe Spawn nell’omonimo cinecomix del 1997, una pellicola a dire il vero non certo irresistibile; l’attore ha una muscolatura imponente paragonabile a quella di Wesley Snipes ma, al contrario del famoso collega più irruento e con uno stile spurio, ha una predisposizione maggiore per il kung fu cinese e l'agilità nei movimenti. “Blood and Bone” non si potrebbe aprire in maniera migliore, all’interno di un penitenziario, con il protagonista accerchiato da un gruppo di carcerati intenzionati a eliminarlo con il beneplacito dei secondini corrotti, Bone è di spalle ma affronta il primo avversario armato di una lama con una fulminea mossa ferendolo al collo, subito dopo si lancia verso altri tre energumeni colpendoli al volo con un unico calcio volante. Fantastico, questo però è solo uno dei rari sprazzi di potenza pura di “Blood and Bone”, film anche troppo orientato alle chiacchere rispetto ai combattimenti.

La storia infatti prende una piega simile a quella di un video gangsta-rap: c'è un eroe solitario con il muso lungo ospitato in una sorta di casa-famiglia alle prese con una fauna cittadina poco raccomandabile, che si diletta a vedere incontri di lotta clandestini, un traffico gestito da un boss nero elegante con a disposizione l'atleta migliore e anche una donna (bianca) bella al suo fianco, che sembra attrarre in particolar modo il nostro eroe. Bone, dopo avere sodalizzato con un impresario di mezza tacca, comincia a dare dimostrazione delle sue doti in incontri in cui non si teme neanche per un attimo della sua sorte, un aspetto questo che mina svariati film di arti marziali, si può assistere comunque a un altro calcio volante spettacolare, questa volta Bone atterra ben quattro avversari in meno di due secondi. I combattimenti (violenti) sono tutti eseguiti senza wire-work e la regia non indugia nei soliti ralenti, come è facile immaginare sono i momenti migliori e di un certo interesse per gli appassionati dato che sfilano come comprimari dei veri professionisti-lottatori del settore come Kimbo Slice(il nero barbuto incaricato delle esecuzioni in carcere), Gina Carano, Maurice Smith, Ernest Miller e Bob Sapp, la montagna di muscoli "Hammerman".

Le arti marziali miste, wrestler-boxe-kung-fu-kick-boxing-ecc., la fanno da padrone ma Bone sembra cresciuto come un monaco Shaolin quindi lo vediamo la mattina esercitarsi a petto nudo nel cortile di casa in posture e respirazioni di scuola kung fu, la sceneggiatura vorrebbe delineare il personaggio come un eroe western che nasconde una missione da compiere, in parte ci riesce ma è l'attore Michael Jai White a non convincere del tutto, troppo distaccato per coinvolgere veramente e rigido nei momenti topici, molto meglio la sua controparte impulsiva di James, il gangster di Eamonn Walker ("Oz") che ama citare Gengis Khan e uccidere con la sua lama nascosta nel bastone( la sequenza dell'omicidio sulle note di Wang Chung). C'è anche quel pesce lesso di Julian Sands che fa la parte del solito bianco miliardario, troppo in alto da raggiungere per tutti, con il passatempo degli incontri di lotta. Nel finale c'è un bel combattimento coreografato tra Bone e un "damerino" vestito di tutto punto nel giardino di una mega-villa, poi il tutto si esaurisce in (troppa) fretta da rimanere un po' delusi. Comunque averne di "Blood and Bone", fosse uscito 10 anni prima sarebbe un (piccolo) classico.

Tit.originale: "Blood and Bone"
paese: USA
Rating: 6/10

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