Cujo (1983)


Da un racconto di Stephen King un piccolo classico dell'eco-vengeance.

Cujo è il giocoso cane di un meccanico situato in campagna poco fuori il centro abitato, il grosso animale però inizia a comportarsi in modo singolare: sono i primi sintomi di una mutazione rabbiosa a seguito del morso di un pipistrello. Diana e il figlio Tad giungono sul luogo per consegnare la macchina da riparare, i due ignorano che il temibile Cujo è in agguato dopo avere aggredito a morte alcune persone. Inizia una lotta per la sopravvivenza.

Sono i tempi in cui ogni cosa scritta da Stephen King è oro colato e l'horror al cinema attraversa una congiunzione creativa favorevole, per alcuni irripetibile ( i famosi "horror anni 80"), il connubio tra lo scrittore del Maine e il grande schermo è già in corso da anni con successo ("Carrie lo sguardo di Satana", "Shining", ecc.), la trasposizione del racconto "Cujo" però non è mai stata considerata tra le più riuscite e anche poco ricordata, questo forse non vale per i fan del sotto-filone "eco-vengeance" con protagonisti gli animali assassini che hanno sempre tenuto un occhio di riguardo per il film diretto da Lewis Teague, un vero specialista nel genere visto la regia di "Alligator" (1980), un altro piccolo (delirante) film su un coccodrillo gigante a zonzo nelle fogne di una città.

Il romanzo di King viene in parte tradito nell'adattamento, alcune sotto-trame sono omesse e, cosa più importante, il tragico finale modificato per evitare la sensazione di tristezza, poco idonea alla creazione di un'atmosfera ansiogena e carica di tensione. "Cujo" è, in sintesi, un survival-horror con al centro una paura primordiale rappresentata da un animale fuori controllo, un film rabbioso come il suo feroce quadrupede dal muso schiumante bava. L'impronta di King rimane nelle ambientazioni, siamo nel Maine ma il film è girato nel nord della California, e nei ritratti dei personaggi che si prendono buona parte del primo tempo, l'attenzione per la delicata storia " di corna" coniugale tra i protagonisti è piuttosto insolita, per un horror, ma indirizzata a coinvolgere lo spettatore nel dramma che sta per seguire. Sullo sfondo si staglia lo sguardo infantile, altro tema ricorrente di King, del piccolo Tad ingabbiato tra la tensione sotto-intesa dei genitori e le paure ancestrali dei mostri nascosti nel buio, a tal proposito a inizio film compare una bella sequenza nella stanza del bambino, in corsa verso il letto-rifugio dopo avere spento l'interruttore della luce.

"Cujo" è una pellicola che non fa del body-count un vanto (alla fine i morti ammazzati sono solo 3), punta su ben altro, a partire dall'aspetto tecnico delle inquadrature e del montaggio, la telecamera è sempre in movimento nonostante l'azione sia ridotta a pochi momenti e circoscritta in spazi ben delimitati, buona parte del merito spetta al direttore della fotografia Jan De Bont, il futuro regista di "Twister" cura ogni dettaglio logistico e costruisce la particolare scena all'interno della macchina-prigione in cui si vede una spettacolare inquadratura a 360°. Il cast si comporta bene, a spiccare sono la bionda protagonista Dee Wallace (E.T. l'extraterrestre) contesa tra il marito tradito ma ragionevole, un bravo Daniel Hug Kelly, e il ruvido vicino di casa Christopher Stone (nella vita il compagno della Wallace), nota di merito anche per Danny Pintauro pronto a trasmettere lo stato di terrore del piccolo Tad. Il noto caratterista Ed Lauter è il meccanico Joe Camber.

Viene riproposta la paura della campagna (americana), scenari con fattorie trasandate e di macchine abbandonate, un po' come nel classico "Non aprite quella porta" (1974), al posto di "Faccia di cuoio" questa volta c'è un cagnone di razza San Bernardo di nome Cujo (geniale!) morso da un pipistrello, la scena nel prologo, il contagio passa per una mutazione fisica, bava alla bocca e chiazze di sangue, e di comportamento violento sempre ripresi con estremo realismo. Da rimarcare come punto a favore che gli effetti speciali sono inesistenti, l'efficacia della minaccia animale è una paziente coordinazione tra addestratori e produzione, il cane in realtà è incarnato da diversi animali chiamati a interpretare a seconda delle capacità le varie scene d'attacco e di azione. Per la scena-madre dell'assedio intorno alla macchina, in pratica l'ultima mezzora di film, c'è un gran lavoro di regia unito alla ottima colonna sonora di Charles Bernestein che tiene alta la tensione con attese allungate con preciso calcolo ed esplosioni di furiose sequenze di attacchi. Forse oggi fa meno paura di una volta, alcuni volenterosi hanno provato a replicarne l'impatto (per es. "The Breed- la razza del male", 2006) ma non sono riusciti ad avvicinarsi al film di Teague.

Tit. originale: "Cujo"
paese: USA
Rating: 7/10

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Commenti

AgonyAunt ha detto…
Che dire, Sciamano?
L'ho visto da ragazzina e francamente non ho coraggio di rimetterci sopra gli occhi.
Penso debba parte della sua forza, oltre che ai motivi che hai puntualmente citato, al senso di disagio che si sperimenta all'idea di vivere come una minaccia e combattere per tale un cane di casa. Il cane di casa è un gigantesco tabù: una creatura ingenua che si trova sotto la nostra protezione e ci adora.
C'è anche il senso di colpa umano che è sempre sotteso all'eco revenge. I cani sono animali diffusissimi, tra i più amati e privilegiati dagli umani, ma anche tra i più maltrattati per fini estranei all'industria alimentare o al mondo della moda.

Avevo letto da qualche parte che uno dei cani coinvolti ha dato problemi alla troupe perché era troppo bonaccione o troppo visibilmente divertito nelle scene di lotta, qualcosa del genere.
Sciamano ha detto…
Pure io l'ho visto da ragazzino....ho approfittato del recente dvd per rivederlo. Avevo notato in altre occasioni la tua predisposizione verso i cani e gli animali in generale, ti capisco anche perché se c'è una cosa odiosa é l'ingiustizia che spesso subiscono i nostri fedeli amici pelosi!
Nel mio caso, per "Cujo", trovo difficile trovare pena per il cagnone....merito del regista che lo ha trasformato in "mostro".
I cani davano un pò di guai agli addestratori dato che scodinzolavano in ogni scena....x loro era evidentemente solo uno strano gioco imposto dai padroni....
Ciao!
Marlene ha detto…
Sorry, vado fuori tema lo so,
ma...
i Danzig ;)
come ci son o finita qui?
ci sono finita non so come, cliccando da un commento all'altro..in questo giro girotonto di pixel, e mi ha colpito il titolo blog (ovviamente, Danzig)
Ciao.
Sciamano ha detto…
eh...si...i Danzig:)
Come avrai notato il blog tratta del cinema(di genere), però in questi giorni particolari x la band(nuovo disco in uscita) mi sono concesso qualche post specifico, come quello prima di questo.
Chi conosce me conosce anche Danzig, stravedo per la sua musica, una vera influenza primaria.
Però sono quasi sorpreso....una ragazza italiana fan dei Danzig é una rarità, wow!
Anche io sono rimasto colpito dal tuo blog. Ciao!