Leviathan (1989)


Fanta-horror anni 80 ambientato nei fondali marini.

A pochi giorni dal rientro in superficie alcuni membri di una stazione sottomarina, adibita all’estrazione di metalli preziosi, scoprono il relitto di una nave russa. All’interno del misterioso vascello vi sono inquietanti testimonianze di una piaga non ben definita che ha colpito tutto l’equipaggio. Gli uomini guidati da Beck ignorano che il contagio di un passato esperimento genetico sepolto nelle profondità marine si è riattivato, una minaccia in grado di trasformare le vittime in mostruose creature. Inizia una lotta contro il tempo per salvare la pelle e riemergere alla luce del sole.
“Leviathan” fa parte di una sorta di “trilogia subacquea” insieme ai coevi “Creatura degli abissi” e “The Abyss” di James Cameron, quest’ultimo il migliore del lotto e opera di riferimento per gli spin-offs istantanei diretti da George P. Cosmatos e Sean Cunningham. L’intenzione di sfruttare/anticipare le avventure (sotto)marine dell’ambizioso film del regista di “Aliens scontro finale” ha limitato i danni, i risultati di “Leviathan” e “Creatura degli abissi” sono più che dignitosi a dispetto di budget meno importanti e un orientamento horror più marcato, la contro indicazione è che con il passare del tempo è facile confonderli visto le evidenti similitudini, anche a livello di trama.

Per dispiegamento di mezzi “Leviathan” è quello che si avvicina di più allo spettacolare “The Abyss”, una produzione italo-americana(Filmauro/MGM) girata nei mari del mediterraneo, nei titoli di coda si ringraziano tra gli altri anche Agip e Alitalia, e con una grande cura nelle scenografie degli ambienti della base sotto-marina ricalcati sul design dei claustrofobici set della serie “Alien”, anche le riprese subacquee effettuate in grosse vasche artificiali ricreano con una certa efficacia gli incombenti fondali dell’oceano (Atlantico, in questo caso). Il regista George P. Cosmatos (1941-2005) reduce dalla collaborazione con la star Sylvester Stallone , diretto in “Rambo 2 –La vendetta”(1985) e “Cobra”(1986), ben si adatta alle atmosfere fanta-horror e già nei primi minuti si concentra sul pericolo del mondo “alieno” subacqueo: la scena dell’incidente all’impianto di ossigeno della tuta-scafandro di uno dei protagonisti, in procinto di implodere a causa della pressione, è una situazione “classica” degna di una missione spaziale, in questo caso serve per introdurre i personaggi, in particolare il protagonista principale Beck, interpretato da Peter “Robocop” Weller, intento ad aiutare il compagno da una postazione computer che lancia rudimentali schermate in 3D, progettate da l’allora sconosciuta casa d’animazione Pixar.

La pellicola segue binari ben collaudati in quegli anni, i riferimenti massimi restano gli immortali “Alien”, “La cosa”, “Aliens scontro finale”, quindi una buona parte dell’attenzione è rivolta alla descrizione dei caratteri dei protagonisti, già visti negli illustri predecessori e riproposti con minime variazioni, si tratta di una crew di 6 uomini e 2 donne per una prova di cast convincente anche se per certi versi piena di stereotipi, non mancano tra gli altri il medico caustico e cinico, il grande Richard Crenna (“Rambo”), il burbero e muscoloso di colore, una tipa sexy (la meno credibile) con il pallino dello jogging tra i corridoi dell’infrastruttura, l’erotomane “Sixpack” che pensa solo a se stesso, il bravo Daniel Stern ribattezzato nel doppiaggio italiano con l’efficace “trepalle”, ecc.

Quello che dovrebbe rappresentare il maggiore interesse, le manifestazioni mostruose, è in parte deludente nonostante gli effetti speciali siano affidati allo Stan Wiston Studio, il migliore su piazza, se le prime disgustose mutazioni di pustole cutanee e carne decomposta lasciano presagire un orrore senza nome, il mostro che ne consegue avido di corpi che ingloba in un unico involucro organico non è all’altezza della situazione, visto oggi poi appare impietosamente posticcio, senza contare che il ricorso a provvidenziali visioni splatter sono ridotte al minimo necessario (notevole la "bocca" nel palmo della mano di una vittima). Il “Leviatano” non solo è il nome del relitto affondato ma anche la leggendaria creatura di biblica memoria, il rappresentante del Caos primario, un’ispirazione per il regista e Stan Wiston in persona nella creazione del mostro del film.

Peter Weller si ritaglia la parte dell’eroe con fare convincente, non è difficile parteggiare con il risoluto Beck, anche la bella Elizabeth(Amanda Pays) fa capire di essere attratta dal superiore, per fortuna niente e inutile storia d’amore tra i due, all’attrice non viene comunque risparmiata qualche fuggevole scena in cui mostra un fisico in piena forma, anche la sua collega Bowman (Lisa Eilbacher)è parte di attenzioni voyeuristiche (le vengono inquadrati con insistenza i due “pompelmi”, come lei stessa li definisce). L’unico collegamento verso la superficie è il b-movie volto di Meg Foster (“Essi vivono”), la rappresentante della multinazionale di turno senza scrupoli (qualcuno ha detto BP ?!) che vista la mal parata finge l’invio di aiuti ai suoi dipendenti. Il finale non si dimentica ma non per le ragioni intese da Cosmatos che gira l’unica scena in esterni senza un briciolo di pathos, un ultimo confronto tra un pupazzone di gomma e i sopravissuti in pieno oceano veramente assurdo, anche per questo da vedere.

Tit.originale: "Leviathan"
paese: USA/Italia
Rating: 6/10

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Commenti

elgraeco ha detto…
Mi hai fatto venire voglia di rivederlo!
È una specie di "classico" nella mia videoteca e lo ricordo con affetto.
Sciamano ha detto…
e allora siamo in due, anche io lo ricord(av)o con affetto....resta sempre un filmetto molto divertente.
ciao!