Detective Stone (1992)



Il fanta-horror con Rutger Hauer a caccia di un assassino particolare.

Londra, 2008. L'effetto serra ha innalzato il livello dei mari, nella città ridotta a un enorme acquitrino si aggira un misterioso serial killer che estrae dal petto i cuori delle sue vittime. Il detective Stone inizia una caccia spietata all'assassino per vendicare l'amico/collega morto nel corso delle indagini.

Film dei primi anni 90 che guarda ancora al decennio precedente saccheggiando l'estetica noir cyberpunk di "Blade Runner" e le sensazioni mostruose della serie "Alien", il tutto frullato in un poliziesco del futuro che nel frattempo è già passato, prodotto con pochi soldi e nessuna voglia di prendersi sul serio. "Detective Stone" si regge sul tipico canovaccio dei "buddy movie", il protagonista poliziotto di solito rude e con inclinazioni dark viene affiancato da un nuovo partner pazzerello e frizzante, esattamente quello che succede nel corso della vicenda, per fortuna il detective Stone è Rutger Hauer con il suo volto di pietra, reduce da anni di fama e gloria ("Blade Runner", "The Hitcher", ecc.), mentre il collega Dick Durkin (che nome!) è un divertito e schizzato Alastair Duncan che bilancia l'ombroso collega. Insomma niente di nuovo, anzi tutto riciclato eppure capace di crearsi un'accoglienza benevola, complice anche l'imbarazzante stallo creativo generale del cinema (fanta)horror anni 90.

A distanza di anni però il film mostra limiti evidenti anche se, a suo modo, riesce a cavalcare con personalità il trend del periodo sui "serial killer" esploso con "il silenzio degli innocenti" (1991). In "Detective Stone" accade poco o nulla, il merito del regista Tony Maylam è quello di gestire le scarse risorse a disposizione e sviare l'attenzione suoi pochi personaggi presenti, nonostante un inizio intrigante dentro una discoteca sadomaso che deve essere piaciuta molto ai Wachowski Bros visto che in "Matrix Revolutions", la scena del "Club Hell", ripropongono la stessa ambientazione fetish con poche variazioni. La sceneggiatura è un piccolo delirio illogico, Stone è dentro la discoteca ma le doti da sensitivo, non si capisce bene in quale occasione sviluppate, gli fanno percepire la presenza del serial killer che infatti colpisce nei cessi una ragazza, immersa in un bagno di sangue e privata del cuore, Stone se la prende con un cane (apostrofato con un esilarante "faccia di cane") che pare avere visto tutto (!). Un ulteriore attrazione potrebbe venire dagli effetti splatter, in realtà le sequenze forti sono ridotte al minimo e riprese a massacri terminati, quindi al massimo si scorgono pareti insanguinate e cadaveri con i petti sventrati.

Piace invece il look ultra-dark di Stone completo di spolverino nero in pelle, altro aspetto recuperato dai protagonisti della saga "Matrix", e armato di fucili e pistole spianate in ogni occasione, di colpi sparati però se ne ricordano pochini, uno clamoroso per uccidere uno dei tanti ratti che infestano la città. Le scenografie sono claustrofobiche, Londra viene inquadrata solo da un paio di riprese aeree virate in una notte perenne, per il resto sono ambienti chiusi e soffocanti, anche le strade allagate da mezzo metro d'acqua sono incastrate da edifici incombenti che non lasciano scorgere neanche per sbaglio un raggio di sole. Tra le varie sciocchezze: Stone di nome fa Harley, quindi è sembrato ovvio affibbiare al personaggio la passione delle moto Harley Davidson, alcune si trovano nel bel mezzo del salotto di casa, sotto montagne di rifiuti, topi e piccioni. Stone è un vero gentleman, forse lo pensa veramente Michelle, la donna del collega morto subito consolata dal nostro eroe che non si è fatto tanti scrupoli a entrare nel ruolo di amante. Michelle ha il volto di Kim Catrall ai tempi conosciuta dagli appassionati per film come "Grosso guaio a Chinatown", prima di arrivare al recente successo di massa con la serie "Sex & the City".

Una delle intuizioni migliori riguarda il mistero intorno al serial killer, sfuggente e non identificabile, ma già dopo poco appare chiaro che non si tratta di un comune mortale, le incongruenze sulle modalità degli omicidi sono emblematiche ma poco importa visto che di mezzo c'è un alieno alto due metri e mezzo molto vicino agli xenomorfi della serie "Alien", capace di rimodellare il dna delle vittime all'interno del suo corpo. Stone avrà un incontro molto ravvicinato con la bestiolina, buono il make up della viscida creatura, il confronto finale invece è forse il momento migliore anche grazie alla post apocalittica ambientazione di una stazione della metropolitana abbandonata. Tony Maylam non ha mai nascosto di avere idee poco originali, basta vedere il suo film migliore ("The burning"), un chiaro spin-off di "Venerdi 13" , ma al contrario di altri non ha mai barato e costruito un valido cinema di intrattenimento.

Tit.originale: "Split Second"
Paese: Inghilterra
Rating: 6/10

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