Due giorni senza respiro (1996)


Un noir pulp con un cast di tutto rispetto ambientato sulle colline di Los Angeles.

Due killer si introducono in un appartamento per compiere un delitto, una coppia di poliziotti della buon costume tenta di sgominare il presunto giro di prostituzione di un centro massaggi, un regista-sceneggiatore medita il suicidio dopo una serie di fiaschi, una segretaria repressa subisce le angherie del ricco principale. Sono alcune delle storie di vita a Los Angeles che il gioco del destino finisce per incrociare.

Film poco visto e bollato all'epoca con troppa fretta come un derivato di "America oggi" e "Pulp Fiction", gli inequivocabili riferimenti della pellicola di John Herzfeld che riesce a trovare una dimensione personale in equilibrio, se possibile, tra il dramma di Altman e l'ironia esplosiva di Tarantino, "Due giorni senza respiro" è uno dei veri titoli "pulp" degli anni 90 degni di tale nome, e meritevoli di una (ri)scoperta insieme a pochissimi altri ("Cosa fare a Denver quando sei morto", "Thursday"). Questa tipologia di film ha bisogno di due cose fondamentali: una sceneggiatura di ferro e un cast all'altezza, "Due giorni senza respiro" le ha entrambe. La storia è un meccanismo calcolato con precisione infallibile sulle conseguenze di un efferato omicidio, un effetto a catena che induce un gruppo di persone a incontrarsi dopo una serie di esilaranti/tragici eventi. L'ingombrante confronto con il geniale autore di "Pulp Fiction" si accentua per la presenza nel cast di Eric Stolz, visto negli indimenticabili panni dello spacciatore nel film di Tarantino, qui nel ruolo di un poliziotto della buon costume dalla mentalità aperta e con l'aspirazione di arrivare un giorno alla omicidi. L'attore dai capelli rossi compare la prima volta dentro un centro massaggi su un lettino nelle mani, letteralmente, di uno schianto di ragazza orientale divertita dall'erezione dell'uomo a fatica nascosta da un asciugamano. La scena non risulta volgare, anzi diverte e non si dimentica.

Il collega di Stolz è interpretato da un brusco Jeff Daniels ("Scemo e più scemo"), uno sbirro voglioso di incastrare i "musi gialli" a tutti i costi per nascondere la frustrazione della sua condizione personale, sottolineata da un momento struggente con la musica dei Morphine di "Gone for good", quasi impossibile non avere il magone nel vedere l'attore seduto solitario nel divano di casa. La pellicola sfodera infatti un'eccellente colonna sonora, inserita con prevedibilità se vogliamo, ma capace di toccare le corde dell'emozione, come nel caso del regista-sceneggiatore fallito di Paul Mazursky che tenta il suicidio in un cimitero di veterani di guerra, sotto gli occhi supplicanti del suo cagnolino. Altra scena commovente, questa volta con in sottofondo "Nobody knows me" di Lyle Lovett. Il pezzo "Cold" di Scott Reeder(Kyuss), l'ideale main-theme, si delizia in sensazioni Jazz-noir/Stoner-acide che non sfigurerebbero in un film di David Lynch, un altro nome a cui il film si può accostare, del resto di li a pochi anni il regista gira negli stessi luoghi "Mullholland Drive".

La formidabile galleria di attori prosegue con una fantastica coppia di killer, quasi subito divisa a inizio film: anche il solitamente poco espressivo James Spader "(Stargate", "Crash") si esalta nel ruolo di uno psicopatico ossessionato dallo scorrere dei secondi, nel corso del film si ritaglia diverse sequenze d'antologia gangster-noir con dialoghi taglienti per la gioia dei cinefili, la sua spalla è un eccezionale Danny Aiello, il killer di origini italiane Dosmo Pizzo(!) in imbarazzo a fare la pelle agli sconosciuti, il personaggio è uno dei più presenti sulla scena anche con gags comiche irresistibili sulla paura atavica dei cani e un problematico parrucchino che cade a terra nei momenti meno opportuni. Dosmo incontra per caso una segretaria avvilita, la brava Glenne Headly ("Dick Tracy"), da un eccentrico mercante d'arte (afflitto da calcoli renali!), il killer capisce di avere un feeling particolare con la donna e inizia una storia sentimentale platonica, molto bella e delicata, a danno dello scorbutico principale che deve subire i metodi rudi di Dosmo per una serie di siparietti molto buffi, quasi teatrali come prerogativa della pellicola.

Siamo a Los Angeles e non possono mancare le belle donne, fatali ovvio, all'epoca Charlize Theron ha fatto il giro del mondo (o meglio, il suo fondo schiena) con la pubblicità della Martini, per la ragazza è una delle prime esperienze a Holllywood e l'inizio di una carriera d'oro: è una dark-lady dalla bellezza quasi sconvolgente, tanto da fare passare in secondo piano le altre doti che in seguito verranno riconosciute (premio Oscar per "Monster"). Compare anche una delle future "Desperate Housewives", Teri Hatcher, tonica e gnocchissima campionessa di sci coinvolta in un misterioso omicidio.
Nel finale arriva pure una gran sparatoria orchestrata su una notevole tensione che coinvolge gran parte dei protagonisti. Per chi ama il pulp-noir, Los Angeles e la sua atmosfera decadente, i dialoghi divertenti e mai volgari, le belle donne, ecc. Un gran film.

"Sai, la gente non si rende conto di quanto sia importante un minuto, di quanta vita ruoti intorno a un singolo minuto.....ti do un minuto....un minuto fa......l'ultimo minuto.....non fanno che chiederti: c'è l'hai un minuto? ma nessuno si rende conto di quanto realmente valga quando gliene rimane solamente uno...."

Tit.originale: "Two days in the valley"
paese: USA
Rating: 8/10



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