Voglio la testa di Garcia (1974)



Il leggendario action-western diretto da Sam Peckinpah sulla contesa di una testa mozzata.

Messico, anni 70. Alfredo Garcia ha messo incinta la figlia del ricco possidente El Jefe. Per cancellare l'onta subita il magnate promette una ricompensa di un milione di dollari a colui che gli porterà la testa di Garcia. L'avventuriero Benny, nel paese per sbancare il lunario, viene a sapere che l'uomo che tutti stanno cercando è morto in un incidente stradale, decide quindi insieme alla sua donna di partire alla volta del cimitero in cui è sepolto per trafugarne il cadavere. Sembra un lavoro facile, ma scopre ben presto che troppi uomini sono sulle tracce di Alfredo Garcia.

Film diretto dal Maestro Sam Peckinpah dopo l'eccezionale "Pat Garrett & Billy The Kid" (1973) e prima del sorprendente "Killer Elite" (1975), un western di ambientazione "moderna" nel Messico degli anni 70 ridotto nella miseria più spinta, in cui un'umanità sconfitta vive repressa nel silenzio. Lo stesso Peckinpah ha definito il film "suo al 100%", il regista ha per la prima volta il controllo totale del final cut e si vede, non compare un solo personaggio positivo e risulta inutile trovare consolazione di qualsiasi sorta: pessimismo e violenza delineano un quadro sconfortante regolato solo dalla corruzione e l'utilizzo indiscriminato del potere. Anche il Benny del monumentale Warren Oates ("Il mucchio selvaggio", "In corsa con il Diavolo"), uno degli attori preferiti di Peckinpah, è un "gringo" che vive alla giornata, pronto a cogliere un'occasione per uscire dal suo stato prossimo all'accattonaggio, la prima volta che lo vediamo è nascosto dietro a un paio di occhiali da sole enormi, mentre strimpella vecchie canzoni al piano di uno scassato bar per bifolchi turisti americani, proprio due di questi avventori lo informano della ricerca di un certo Alfredo Garcia, il protagonista ancora ignora che i due sono killer prezzolati, gente spietata che picchia una ragazza del locale di Benny.

Le donne nelle storie di Peckinpah sono quasi sempre vittime sacrificali, si pensi a "Cane di paglia" (1971), da questo film viene ripresa una scena di violenza carnale, anche questa volta dai tratti ambigui visto che Elita(la messicana Isela Vega, spesso ripresa a seno nudo), la compagna di Benny , dopo una prima resistenza sembra accettare la violenza dello stupratore hippy interpretato da Kris Kristofferson, altro fedelissimo del regista ("Pat Garrett & Billy The Kid", "Convoy"), una bellissima e prolungata sequenza, non collegata alla faccenda di Garcia, che denota la famelica brama della razza umana. Nel prologo sembra di essere nel vecchio west, in una terra di confine, del resto il Messico non è mai del tutto uscito dalla dimensione contadina ancora controllata da pochi proprietari terrieri, come El Jefe (Emilio Fernandez, l'indimenticabile spietato generale de "Il mucchio selvaggio") i suoi scagnozzi rancheros armati di fucili e pistole però non hanno nulla di romantico, sono solo altre pedine da muovere a piacimento. E' naturale quindi parteggiare per Benny, nonostante le sue inclinazioni violente e di tornaconto personale, il protagonista si trova presto in un mondo di lupi famelici che egli tenta di contrastare con furbizia e un'abilità nelle armi sviluppata anni addietro come militare.

La prima parte di "Voglio la testa di Garcia" presenta pochi momenti d'azione, vi è invece tutto il tempo per conoscere Benny e la sua visione molto semplice della vita, in fuga verso un domani migliore magari accanto alla donna che ama, la bella Elita, ma le cose sono sempre complicate visto che servono soldi e la ragazza, per giunta, gli ha fatto le corna proprio con l'uomo che tutti cercano: Alfredo Garcia. Poco importa, Benny ha un piano, entra quindi a contatto con gli uomini dell'organizzazione, ritratti di disgustosi personaggi corrotti dai vizi e dal denaro, che stanno cercando Garcia ovunque e promette loro, in breve tempo, il ritrovamento. Benny non sa che altri killer hanno lo stesso compito, in particolare vi sono una coppia di messicani con cappellacci da cowboy e un altro duo, di origine yankee, all'apparenza insospettabili ma dal cuore di ghiaccio, questi ultimi sono Gig Young e Helmut Dantine, due dei rari attori americani in un cast tecnico/artistico in gran parte messicano, aspetto osteggiato da Hollywood, "Voglio la testa di Garcia" del resto è stato girato per intero nei pressi di Città del Messico.

La situazione precipita nella bella sequenza del cimitero, qui viene recuperata la famosa testa di Alfredo Garcia, i morti ammazzati aumentano in modo esponenziale e il possesso del macabro trofeo si complica in vari passaggi, mentre Benny è intento a inserire nel sacco che lo contiene del ghiaccio fresco. Da notare che nel corso del film il dettaglio della testa non viene mai inquadrato. Tutto va storto ma Benny vuole andare sino in fondo, l'uomo sembra anche impazzito e improvvisa improbabili dialoghi con la testa mozzata, "Voglio la testa di Garcia" ha quindi un'impennata action e sentimenti di vendetta: si susseguono frenetici inseguimenti tra auto sfasciate e confronti congegnati su equilibri pronti a esplodere alla minima incertezza, come l'incontro di Benny e i famigliari di Garcia, disposti a tutto pur di riprendersi i resti del proprio caro, interrotto dall'arrivo di due americani.

Le sparatorie sono come d'abitudine di Peckinpah curate nei minimi particolari, realistiche e fulminanti, al montaggio ci sono ben quattro operatori determinanti nella messa in scena della sinfonia di violenza di "Voglio la testa di Garcia", ininterrotta sino al gran finale molto vicino, di minore potenza di fuoco ma di uguale intensità, a quello visto ne "Il mucchio selvaggio" (1969) con un massacro e una pioggia di proiettili che non lasciano scampo. L'effetto ralenti proverbiale del regista è meno presente di altre occasioni, l'ultima inquadratura è una canna di pistola rivolta allo spettatore. L'amore per il Messico e le persone più umili, la musica triste dei canti popolari, l'odio profondo per l'arroganza del potere, il riconoscimento degli eroi perdenti e sfortunati, "Voglio la testa di Garcia" è tutto questo, un'opera talmente bella che alla fine viene quasi da piangere.

Tit.originale: "Bring Me the Head of Alfredo Garcia"
Paese: USA/Messico
Rating: 10/10

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Commenti

Norman ha detto…
Bellissimo film davvero, ottima recensione!
Sciamano ha detto…
Grazie Norman ;)