Dune (1984)


La famosa saga di fantascienza sul dominio della "Spezia" secondo David Lynch.

Anno 10191. L'umanità vive su lontani pianeti guidati da casati di origine nobiliare, gli Atreides e gli Harkonnen sono ai ferri corti per contendersi la Spezia/Melange, una sostanza capace di allungare la vita e permettere i viaggi spazio/temporali presente su un unico pianeta: il desertico Arrakis. Il giovane Paul Atreides ha sviluppato straordinari poteri ereditati dal padre, un predestinato che una segreta sorellanza di sensitive attende da centinaia di anni. Paul raggiunge Arrakis per aiutare il padre a preservare il controllo del pianeta ma gli Harkonnen, con la complicità della Gilda spaziale e l'imperatore, sferrano un attacco mortale al casato Atreides. Paul e la madre Lady Jessica sopravvivono e si rifugiano presso i Fremen, gli abitanti originali del pianeta Arrakis che loro chiamano con il semplice nome di Dune.

A tuttora "Dune" resta l'unico tentativo nella fantascienza per David Lynch, il regista ai tempi è reduce dal successo di "Elephant Man" (1980), uno dei suoi film più "leggibili", ancora giovane e poco conosciuto al grande pubblico è richiesto da George Lucas per il quale rifiuta la direzione de "Il ritorno dello Jedi" (1983, per la serie "chissà cosa sarebbe venuto fuori!") e si imbarca invece con i De Laurentis in una grossa produzione tratta dalle opere dello scrittore Frank Herbert. Lynch ha richiesto e ottenuto: carta bianca sulla sceneggiatura, la regia dei due eventuali sequel e la possibilità di girare un film intitolato "Velluto Blu". "Dune" però si rivela un flop notevole e allontana Lynch, in maniera definitiva, dai grossi budget hollywoodiani.

"Dune" resta una pellicola dal fascino (quasi) unico, una produzione kolossal ormai irripetibile per la nostra fredda calcolatrice "era-mojo-box-office", tanto da fare pensare che la parole "rischio" e "arte" non molto tempo fa (anni 80) avessero ancora una valenza, basti sapere che per questo "naufragio finanziario" Lynch resta impegnato per circa tre anni e mezzo di pre/post lavorazione, con il risultato di vedersi tagliare il final cut di svariate decine di minuti, anche la versione uscita in seguito di circa 3 ore non è stata approvata dal regista che compare con uno pseudonimo(Alan Smithee). Lynch condensa l'opera originale di Herbert e apporta alcune variazioni, per molti fan dello scrittore l'adattamento è un duro colpo da mandare giù, riguardanti alcuni aspetti del pianeta Arrakis (Dune), il mistero della Spezia e il collegamento con i vermi giganti che solcano i deserti. Vengono aggiunti invece altri elementi come la tecnica di combattimento del "modulo estraniante", una pistola che riesce a incanalare una forza del suono distruttiva, ma resta la visione del regista il marchio determinante, una frammentazione narrativa lontana dai codici estetico-spettacolari della fantascienza, per buona parte del pubblico e degli stessi produttori a dir poco spiazzante.

Si respira sin dai primi istanti un'aria mistica rafforzata dai pensieri interiori di tutti i personaggi, a turno e con voce off narrano i dubbi e le speranze che albergano nella loro mente, linee di monologhi sussurrati a mezza voce che infondono pathos e intrigo su una vicenda complessa e ricca di protagonisti. Lynch poi ci mette del suo con immagini di incubi ricorrenti e flash pre-cognitivi del futuro, nel prologo resta scolpito il bel volto di Virginia Madsen ("Candyman"), la principessa Irulan, con il compito di introdurre la storia. Subito dopo compare una sequenza che già da sola vale l'intero film: l'arrivo, nel palazzo dell'imperatore Padishah Saddham IV, del messagero della Gilda, un mostruoso essere trasportato dentro un enorme vasca di contenimento accompagnata da strani uomini vestiti di nero, una visione incredibile mai vista prima. L'aspetto estetico-stilistico della pellicola è un ricercato e complesso lavoro di scenografia steampunk, la tecnologia è presente ma appare già vecchia e mal sopportata dagli uomini, i costumi sono magnifici (le tute del popolo Fremen) nei colori e il logorio dei tessuti, in futuro altri film, come "Dark City" (1998) e "The Chronicles of Riddick" (2003), prenderanno spunto per la creazione di simili suggestioni barocche-futuriste.

Il ruolo principale, Paul Atreides, è affidato a Kyle MacLachlan che di li a poco diviene uno degli attori-feticcio ("Velluto blu", "Twin Peaks") del regista, un bel volto poco espressivo ma ideale per trasmettere un distacco inusuale dell'eroe di turno, in fondo è difficile provare empatia per questo strano ragazzo dai poteri misteriosi, il resto del cast è una parata eccezionale di caratteristi, tra i quali anche l'italiana Silvana Mangano(Reverenda Madre Ravallo), Jurgen Prochnow(Duca Leto Atreides), Brad Dourif (Il computer umano DeVries), Max Von Sydow (Dott. Kynes) e la splendida Sean Young che, dopo l'apparizione in "Blade Runner" (1982), diviene una delle attrici cult del decennio nel ruolo di Chani, l'innamorata di Paul Atreides. Un discorso a parte meritano i villains di "Dune" capeggiati dal barone Vladimir Harkonnen (Kenneth McMillan), un disgustoso essere dalla pelle decomposta con tendenze (pedo)omosessuali costretto dentro una tuta hi-tech che gli permettere di librarsi nell'aria a piacimento, al suo fianco i due degni e violenti nipoti interpretati da Paul L.Smith(Rabban) e la rockstar Sting (Feyd-Rautha), quest'ultimo memorabile nel suo sguardo di lucida follia.

Grande sforzo dal punto di vista tecnico con la partecipazione, tra gli altri, degli specialisti in effetti speciali John Dykstra e Kit West, entrambi provenienti da "Guerre Stellari", in una scena di combattimento tra Paul Atreides e Gurney Halleck (il Patrick Stewart di "Star Trek Generation") vengono usate delle tute protettive bodyshields riprodotte in computer grafica, mentre per le creature meccaniche compare il nome di Carlo Rambaldi a cui si devono i mostruosi navigatori della Gilda e i vermi giganti del pianeta Arrakis, nel finale al centro di alcune delle sequenze più spettacolari di "Dune". La bella colonna sonora sinfonica è dei Toto (!) mentre il main-theme della profezia è firmato da Brian Eno. Penalizzato dai tagli produttivi e diversi cali di tensione "Dune" resta un'opera imprescindibile, un vero tuffo nella fantascienza più oscura e sognante.

Tit.originale: "Dune"
paese: USA
Rating: 8/10




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Commenti

elgraeco ha detto…
Senza contare che è, per ora, l'unico adattamento decente.
La prima volta che lo vidi, non avendo ancora letto il romanzo, lo trovai persino ostico. "Colpa" di Lynch e dei suoi sottintesi.
Spettacolare la scenografia, anche se perde il confronto con Star Wars e non potrebbe essere altrimenti. :)
Sciamano ha detto…
visto al cinema accompagnato dalla mamma(AHAHA!! che tempi)....poi rivisto più volte, l'ultima(pochi giorni fà) l'ho trovato quasi scorrevole, limpido, la mano di Lynch si vede (quasi) in ogni inquadratura. Star Wars, in effetti, sta una spanna sopra(a tutti). Ciao.
Norys Lintas ha detto…
Gran film, uno dei miei preferiti :P
Forse sono uno dei pochi che difende a spada tratta l'interpretazione magistrale di Kyle MacLachlan in questa e in tutte le sue future opere e il signor elgraeco questo lo sa bene :P

Definirlo inespressivo è troppo facile, lui e Takeshi Kitano (altro attore inespressivo, purtroppo vittima di paresi facciale) sono riusciti dove altri avrebbero certamente fallito.
E poi chi siamo noi per dargli contro? Non siamo mica Kwisatz Haderach...
Saluti :)
Sciamano ha detto…
Uno dei tuoi preferiti? grande.
Nonostante la sua, come dire, fissità però apprezzo il buon Kyle M., lo trovo perfetto ne "l'alieno", "Velluto blu", "twin Peaks" :)