La tarantola dal ventre nero (1971)


Giallo-thriller all'italiana sulla pratica crudele di un killer sanguinario.

Roma, un misterioso killer uccide giovani donne con una singolare tecnica di agopuntura. Il commissario Tellini è incaricato delle indagini che portano verso un centro di bellezza, emerge un quadro di ricatti e abuso di droga, il cerchio si stringe ma l'assassino continua a mietere vittime. Intanto anche la giovane moglie del commissario é entrata nel mirino del pazzo omicida.

Film del 1971 che evidenzia già dal titolo zoologico l'intenzione di cavalcare il successo dell'esordio folgorante di Dario Argento, "L'uccello dalle piume di cristallo" (1970), un esemplare caso della vitalità del cinema italiano nel suo massimo fulgore e espansione commerciale, l'epoca dorata a cavallo degli anni 60-70, per merito di una professionalità e lungimiranza andate, purtroppo, perdute nel tempo. Il thriller all'italiana esplode nei primi anni 70 aprendo un vero e proprio (sotto) filone, apprezzato in tutto il mondo, anche se i prodromi si trovano nel decennio precedente, un titolo su tutti: il capolavoro "Sei donne per l'assassino" (1964). "La tarantola dal ventre nero" omaggia in maniera esplicita la seminale opera del maestro Mario Bava nella sequenza, ai limiti del plagio, dell'inseguimento di una vittima finita in una stanza con dei manichini.

L'apertura è spettacolare, buona parte dei consensi generali al film sono dovuti all'iniziale omicidio di una super-sexy Barbara Bouchet, nudissima nel corso di una seduta di massaggi in un centro benessere, da segnalare una piccola parentesi per i feticisti dei piedi(femminili), e in seguito seviziata, sempre senza vesti, dalla mano feroce di un assassino. Colpisce la modalità dell'omicidio: la vittima viene immobilizzata con un enorme ago infilato dietro la nuca e poi aperta nel ventre da una lama, con lentezza. Il modus operandi si ripercuote sulle successive vittime, la tecnica ricorda quella disgustosa della vespa scavatrice ai danni delle tarantole, nel corso della pellicola non manca un filmato (vero) sul cruento scontro tra gli animali: la vespa immobilizza il ragno che ancora vivo si vede sventrare il corpo che servirà da incubatrice per delle larve, a volte la natura é terrificante. Si tratta del momento in cui il commissario Tellini si reca da un entomologo, qui compare un'altra scena divertente(?), visto che l'agente trova della cocaina rinchiusa dentro una scatola trasparente presidiata da una...tarantola.

"La tarantola dal ventre nero" però dopo il botto iniziale si adagia su una progressione ripetitiva, non sempre intrigante a causa di una sceneggiatura a tratti banale e deludente quando si tratta di venire al sodo, il finale frettoloso e inverosimile lo testimonia. Resta il buon mestiere della regia di Paolo Cavara, regista di mondo-movies e film d'autore ("I malamondo", "l'occhio selvaggio") disceso nei territori del cinema di genere, in seguito ancora frequentato con il noto thriller "E tanta paura", e un commento sonoro fuori dal comune, firmato niente meno che dal grandioso Ennio Morricone, diretto da Bruno Nicolai e pregno di concupiscenza nelle modalità vocali di una voce sospirata femminile e trame di attese inquietanti. Innovativo il design generale delle scenografie/ambientazioni composto di moderni centri benessere e palazzi che allora dovevano apparire nella loro struttura architettonica all'avanguardia, il riferimento è l'edificio in cui si svolge la movimentata sequenza di un inseguimento a piedi tra il commissario e un giovane fotografo. Il ritratto non proprio lusinghiero della società di 40 anni fa ricorda da vicino i giorni attuali per l'abuso di droga (cocaina), la rincorsa della bellezza fisica (le nuove prigione della civiltà occidentale : i centri benessere), il ricatto con foto compromettenti, ecc.

Cast femminile da favola con un'imberbe ma già deliziosa Barbara Bach, futura Bond-girl("007 la spia che mi amava") e moglie di Ringo Star, inoltre si può apprezzare un'altrettanto giovane Stefania Sandrelli ("Sedotta e abbandonata") nel ruolo della moglie del commissario e la francese Claudine Auger ("Operazione Thunderball"), altra bella del periodo. Una parte anche per la più matura e nota Rossella Falk ("Il segno del comando"). Il commissario Tellini é il 29enne Giancarlo Giannini, bravo e pacato nella sua interpretazione, ancora agli inizi di un'intensa carriera anche fuori dai confini italiani ("Casino Royale"). Ambigua e ironica partecipazione di Eugene Walter, il futuro prete de "La casa dalle finestre che ridono". "La tarantola dal ventre nero", che titolo fantastico(!), é considerato all'interno del genere un piccolo gioiello, tra i migliori epigoni di Argento che viene richiamato nelle soggettive e atti preparatori dell'assassino, nascosto dietro a guanti di gomma e cappellaccio. Sale la nostalgia per un'epoca che non c'è più.

paese: Italia
Rating: 7/10


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