Murder Obsession - Follia omicida (1981)


L'ultimo delirio gotico del maestro italiano Riccardo Freda.

Il giovane attore Michael è turbato dai tragici ricordi del passato legati alla scomparsa del padre, decide quindi di tornare alla casa di famiglia per incontrare la madre che non vede da 15 anni. Al fianco del ragazzo c'è la fidanzata Deborah, ad accoglierli all'ingresso della vecchia villa-castello giunge Oliever, l'inquietante maggiordomo di famiglia. Michael ritrova la madre felice anche dell'arrivo di alcuni colleghi del figlio, invitati per fare dei sopralluoghi in zona in vista di un nuovo film, ma qualcosa di terribile tra le mura della magione è in agguato, pronta a colpire come nella tragica notte della morte del padre del ragazzo.
Quello che viene considerato l'ultimo film girato da Riccardo Freda è modellato su una delle sue precedenti opere, il folle "Estratto dagli archivi segreti della polizia di una capitale europea" (1972), ritornano la struttura narrativa che vuole un gruppo di personaggi rinchiusi in una vecchia magione e l'alone di mistero a sfondo gotico, il vero tratto distintivo del regista di alcuni classici del filone come "L'orribile segreto del dr.Hitchcock" e "Lo Spettro". La pellicola, uscita nel 1981, è un distillato dei precedenti 15 anni di cinema horror italiano nei suoi pregi e difetti, il titolo tradisce la sua impronta thriller, anche se il "giallo all'italiana" è già esaurito da anni, vi è infatti un killer indistinto che inizia a massacrare gli ospiti di una villa isolata, un'ambientazione gotica molto simile a quella di un castello per le sue scalinate e antiche stanze, anche i motivi che scatenano questi eventi violenti restano nebulosi sino a un finale rivelatore. Non mancano riferimenti al sotto-genere satanico, esagerati come alcune brevi incursioni splatter non proprio riuscite per via degli effetti curati dall'equipe di Angelo Mattei( tra i quali un esordiente e giovane Sergio Stivaletti), ma improvvise a sufficienza da sorprendere.

"Murder Obsession" è un vero sprofondamento in un cinema perduto e ingenuo, per le continue concessioni/forzature della sceneggiatura firmata da Antonio Cesare Corti e Fabio Piccioni, nonostante sin dai primi istanti si assapori una tensione perversa e malata: la scena sul set di una finta violenza carnale che per poco non si trasforma in tragedia. Freda gioca con gli istinti più inconfessabili sospesi tra sesso e follia, il protagonista è succube non solo della figura paterna morta a cui assomiglia come una goccia d'acqua, ma subisce il fascino incestuoso della ancora attraente madre, una luciferina Anita Strindberg ("Il tuo vizio è una stanza chiusa è solo io ho la chiave", "Milano odia: la polizia non può sparare") che è forse il migliore personaggio del film. Difficile invece per il resto degli attori, anche per colpa dei dialoghi non eccelsi, entrare in sintonia con ritratti bizzarri e disturbati a partire da Stefano Patrizi ("Roma a mano armata") che interpreta il giovane Michael, in perenne stato confusionale, da imputare ai rimandi della morte del padre tornati a perseguitarlo, nemmeno le grazie di alcune splendide fanciulle che gli ronzano intorno sembrano placare i suoi disturbi, mentre la faccia patibolare del maggiordomo Oliver, John Richardson che deve essersi divertito un mondo, non fa altro che accrescere la tensione.A condire il tutto ci pensa l'ossessiva colonna sonora di Franco Mannino con partiture pianistiche di Bach e Liszt.

La compagna di Michael, Deborah, è la sensuale Silvia Dionisio ("Ondata di piacere") che viene ripresa in diverse sequenze a seno nudo, la migliore delle quali è quella dell'incubo (apparente) vissuto nelle segrete del palazzo al cospetto di una messa nera, officiata da esseri mostruosi incappucciati intenti a crocifiggerla a delle assi per un rito demoniaco, il senso onirico di Freda si scatena in trip visivi prolungati che fanno passare in secondo piano gli sciagurati effetti speciali (?), preposti alla creazione di una ragno gigante di gomma, molto simile a quello visto nello (s)cult "Nuda per satana". Altra presenza femminile di rilievo nel cast è la splendida Laura Gesmer ("Emmanuelle Nera"), vero corpo-exploitation del cinema di genere, oggetto del desiderio dello spettatore e dei protagonisti che scatena le più basse pulsioni di possessione/violazione, vittima come spesso accade in quasi tutti i film dell'attrice di violenze a carattere sessuale, nella sua prima entrata in scena un uomo le strappa i vestiti per ucciderla, in seguito si spoglia per mostrare anche un nudo integrale in una scena d'amore/morte con Michael.

Freda tiene il meglio per il finale, a dir poco allucinante, anticipato da reminiscenze riconducibili al Dario Argento più ispirato nella sequenza del flash-back di Michael bambino con il coltello in mano ("Profondo Rosso") e della corsa notturna di Deborah tra gli alberi della foresta spazzati da un temporale ("Suspiria"), giunge quindi uno "spiegone" che unisce i tragici eventi del passato con gli orrori appena consumati, altro rimando a "Estratto dagli archivi segreti....", talmente improbabile e folle per l'accorgimento di un nastro registrato da essere geniale. Le ultime immagini rimandano addirittura alla "Pietà" di Michelangelo in una versione blasfema piuttosto ardita, in linea con la vena farneticante di "Murder Obsession".

paese: Italia
Rating: 7/10



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