My father is a hero (1995)


Jet Li è un agente infiltrato in una gang di Hong Kong nel martial-art movie diretto da Corey Yuen.

Kung Wei vive in un quartiere popolare insieme alla moglie e il figlioletto, nessuno conosce la sua vera professione: un poliziotto sotto copertura. Per entrare in contatto con una pericolosa gang Kung Wei favorisce l'evasione di un detenuto con il quale giunge a Hong Kong. L'uomo riesce a ingraziarsi i favori del boss Po Kwong, entra nella banda e partecipa a una sanguinosa rapina finita con il sequestro dell'ispettore Fong a cui risparmia la vita, nel momento del rilascio l'agente inizia un'indagine sul misterioso criminale dallo strano comportamento.

A metà degli anni 90 Jet Li è lanciatissimo al punto che risulta difficile tenere la contabilità dei film in cui appare, una situazione degna del leggendario collega Jackie Chan, del resto è da qualche tempo entrato nell'olimpo dei più grandi artisti marziali di sempre grazie alla serie "Once Upon a Time in China" e a svariati altri titoli( "Swordsman 2", "Thai Chi Master", "Fist of Legend"), divenuti dei classici istantanei e ancora oggi, per certi versi, insuperati. Uno dei registi con i quali si trova a meraviglia è Corey Yuen, insieme collaborano negli acclamati film di "Fong Sai Yuk", l'esperto uomo di cinema è anche uno dei più grandi martial art coordinator del pianeta sin dagli anni 70, insomma un'istituzione, "My father is a hero" è solo una delle tante collaborazioni Yuen/Li, si pensi al successivo successo internazionale di "Kiss of the Dragon"(2001) del francese Nahon. Il film inoltre è prodotto da Wong Jin, il guru di Hong Kong dell'action-comedy, che conosce bene Jet Li avendolo diretto nel precedente "New Legend of Shaolin"(1994), l'idea è quella di riproporre la vincente coppia protagonista in un contesto moderno/urbano: la star Jet Li e il funambolico infante Tze Miu.

La storia non riserba molte sorprese, si gioca (quasi)tutto sull'identità nascosta del protagonista, un vero martire al punto da lasciare la famiglia in miseria per seguire un criminale pazzo di Hong Kong, le impennate verso il patetico ai confini dell'inverosimile non si contano visto che la giovane moglie di Kung Wei è pure cagionevole di salute, situazione che viene portata alle estreme conseguenze sulle spalle del piccolo Ku Kung, già provetto campione di kung fu. Le belle ambientazioni popolari poco invitanti degli slums urbani, di una non meglio identificata città della Cina(probabilmente Shenzen, data la vicinanza ad Hong Kong), sono lo scenario delle prime sequenze in cui Jet Li scatena la sua abilità nei corpo a corpo ravvicinati, in un viottolo, ai danni di un gruppo di sbandati che si ritrovano a terra doloranti in pochi secondi. Altro momento divertente è il combattimento sulle pensiline di un palazzetto dello sport in cui Kung Wei giunge per vedere il saggio marziale del figlio, qui gli avversari vengono affrontati in spericolati confronti sospesi nel vuoto, con scariche di calci e prese al volo sempre più fantasiose e veloci per merito delle coreografie brillanti di Corey Yuen e Yuen Tak. Da ricordare anche la presenza di Blackie Ko, uno dei più grandi stuntman di Hong Kong, nel ruolo del simpatico membro della triade che stringe amicizia con Kung Wei e, soprattutto, in seguito con Ku Kung.

L'attenzione si sposta presto a Hong Kong nei pressi di un moderno bar dalla trasparente struttura di cristallo, si tratta di un set di posa che viene demolito in una delle sequenze più scatenate del film a colpi di proiettili e macchine lanciate in corsa, Kung Wei agisce a volto coperto nelle fila della gang impegnata in una rapina, anche in questo caso Jet Li esplode la sua arte marziale a velocità supersonica, resa ancora più devastante nel caos di pallottole, esplosioni e incidenti d'auto. Nella sequenza si può riconoscere Corey Yuen come barista. "My Father is a hero" trova quindi uno dei suoi maggiori motivi d'interesse: la mitica Anita Mui (1963-2003), nel ruolo dell'ispettore Fong, magnetica e vera co-protagonista che non disdegna lo sfoggio di notevoli movimenti marziali, si ricorda la scena insieme al piccolo Tze Miu nei pressi di un molo con una lotta super-coreografata alle prese con dei gangster. Da par suo il minuscolo Tze Miu si mette in mostra in altre occasioni: a scuola dove per tenere a bada dei bulli non esita a menare mani e piedi e, naturalmente, a fianco del padre nei frangenti finali.

Nel frattempo si intravede il cattivo del film, il boss di Yu Rong-Guang ("Iron Monkey"), senza alcun scrupolo e spinto sino alla violenza estrema, ne paga le conseguenze anche Ku Kung in una sequenza forte per il pubblico sensibile quando di mezzo ci sono dei bambini, che da del filo da torcere a Kung Wei nel finale ambientato su una nave disseminata di mine pronte a esplodere. Gli ultimi 15 minuti sono un ulteriore dimostrazione della tecnica marziale di Jet Li, sempre senza wire work, piegata in elaborati duelli differenziati e potenti, una ricerca dello spettacolo che non manca di tocchi ironici(i contendenti che si affrontano con al centro un malcapitato usato a turno come corpo contundente). Non uno dei film imprescindibili di Jet Li ma per i fans, e se ne contano milioni, la visione di "My Father is a hero" è obbligatoria, se non altro per vedere l'eroe delle arti marziali all'opera nel periodo migliore della sua forma.

Tit.originale: "My Father is a hero" (intern.)
paese: Hong Kong
Rating: 7/10





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Commenti

Christian ha detto…
Il filone padre/figlio è abbastanza frequentato nella cinematografia di Hong Kong (anche per motivi simbolici: HK si vede spesso come "figlia" della Cina) e ci sono passati un po' tutti, da Chow Yun-Fat ("All about Ah-Long") a Stephen Chow ("CJ7").

Jet Li qui è in forma come sempre, ma il bimbetto è fantastico!
Sciamano ha detto…
Tutti vero quello che dici Christian, per quanto riguarda il piccolo ho visto che poi si é perso per strada....succede quai sempre cosi. Ciao!