Black Death (2009)


Un'avventura tenebrosa nell'Inghilterra medievale devastata dalla peste nera.

Nell'Inghilterra allo sbando a causa della pandemia della Peste Nera, un monaco novizio viene scelto da un gruppo di mercenari come guida per attraversare un'impervia regione di foreste. Il compito dei guerrieri è trovare un fantomatico negromante che si dice sia in grado di portare in vita i morti. Dopo una serie di violente avvisaglie il gruppo raggiunge un villaggio, all'apparenza risparmiato dalla disastrosa epidemia.

Alcuni studiosi imputano alla diffusione della Peste Nera, la mortale pandemia occorsa negli anni 1347-1350 che uccise circa un quarto della popolazione europea, l'effetto decisivo nella formazione delle prime classi medie in Europa, beneficiate dagli aumenti salariali promossi dai proprietari terrieri costretti a venire incontro alle esigenze dei sopravvissuti. Uno di quei tragici casi in cui si può dire che non tutti i mali vengono per nuocere, su questo filo ambiguo si tende l'ultimo film di Christopher Smith, regista ormai noto agli appassionati di genere per gli interessanti e spesso apprezzati horror "Creep", "Severance" e "Triangle", qui alle prese con un tema che si può definire horror, senza però entrare mai in territori soprannaturali-fantastici come invece il similare e coevo "Solomon Kane" (2009) ha fatto. "Black Death" si presenta come una ricostruzione d'epoca terrificante, un incontro (im)possibile tra "Il Grande inquisitore"(1968) e "The Wicker Man" (1973) e di conseguenza un sentito omaggio all'horror british della migliore fattura.

"Black Death" viene girato nella regione tedesca della Sassonia, non a caso visto i nomi di origine teutonica di alcuni dei produttori, senza ricorre a nessun effetto speciale digitale/visivo particolare, l'epoca di devastazione viene riprodotta per mezzo di selvaggi scenari naturali e set allestiti con cura nonostante si possa intuire che dietro i soldi non siano molti. Nel contesto di gente moribonda e corpi abbandonati lungo le strade si snoda una lotta quasi interiore tra i protagonisti, la speranza porta il nome di Dio anche se la fede sembra non bastare più, il film ha il pregio di non sbilanciarsi a favore della causa religiosa anche se può apparire il contrario in più di un'occasione, bastano diverse situazioni a fare vacillare ogni cosa visto che gli uomini lanciati nella caccia di un misterioso negromante commettono omicidi e violenze nel nome del Signore. A capo del "mucchio selvaggio" è Ulric, l'attore Sean Bean ("il signore degli anelli", "Silent Hill"), uno che viene definito "peggio della Peste nera", un vero anti-eroe spietato e abile guerriero pronto a ogni sacrificio pur di non tradire la parola di Dio, quest'ultimo nominato lungo tutto il film in un clima malato pervaso dalla superstizione e il sospetto tradotto nella caccia delle streghe.

Nel caos di morte e violenza la figura di Osmund, il giovane monaco di Eddie Redmayne ("Elizabeth"), è quella che appare meno compromessa e più vicina allo spettatore, anche perché restio a lasciare la ragazza che ama, a dispetto dei sacramenti, in balia della Peste nera. In un primo momento "Black Death" sembra orientato a una dimensione "on the road" con strani incontri, la bella sequenza della mortifera processione nei pressi di un fiume, e di feroci combattimenti con sobbalzi splatter a colpi di mazze ferrate e spade, in seguito l'arrivo del gruppo in un misterioso villaggio fa implodere la vicenda in suggestioni stregonesche e semina interrogativi sul senso stesso della missione dei protagonisti. Chris Smith rallenta a questo punto i giri dell'azione, in precedenza egregia e realistica grazie a riprese con telecamere a spalla, e delinea la comunità a prima vista ospitale e civile di un villaggio retto da un'affascinante donna dai capelli biondi, l'attrice Carice Van Houten lanciata da Verhoeven in "Black Book" (2006), nel sottile ritratto di femmina/strega ambiguo e incerto sino alla fine.

Nel manipolo di mercenari guidati da Ulric spicca il barbuto Wolfstan di John Lynch ("Hardware", "Sliding Doors"), un altro assassino timorato di Dio al centro di alcune delle più drammatiche scene della pellicola. In un crescendo di minaccia suggerita e incubi-visioni di strani riti dimenticati al chiaro di luna arrivano quasi improvvise sequenze di prigionia ispirate ai Vietnam-movie "il Cacciatore"(1978) e "Bullet in the head"(1990) e torture degne de "I 13 figli del drago verde"(1970) sino a giungere a una conclusione cruenta, forse non all'altezza del resto della pellicola, ma in grado di trasmettere ancora un'atmosfera sinistra e dal sapore antico come il male, che si agita anche nelle anime in apparenza più pure, una sensazione sottolineata dal contro-finale. Solido e oscuro come si conviene a un film intitolato "Black Death".

Tit.originale: "Black Death"
paese: Inghilterra/Germania
Rating: 8/10

Commenti

AgonyAunt ha detto…
Ciao Sciamano! Lo avevo già ordinato sulla fiducia, dopo aver apprezzato Triangle (meno Creep, sinceramente). Sono contenta di sapere che è un buon film, ma soprattutto che ha una certa ricchezza (la cosa che scrivi sull'eco dei film di guerra/prigionia, per esempio, mi colpisce perché distante dai cliché del filone "pseudostorico").
Magari torno per un commento circostanziato appena mi arriva!
Sciamano ha detto…
Ciao AgonyAunt, spero ti piaccia!
Io "Triangle" invece devo ancora vederlo....."creep" e "Severance" li ho trovati carini, il primo lo ricordo poco però.
Anonimo ha detto…
Accidenti! Ho appena terminato la visione e mi ritengo assai soddisfatto oltre che...
...inquietato! Un bel cast per un film oscuro, corente, assai nudo e crudo e con un finale da brividi (almeno per me).
Grande Sciamano, appena possibile tocca a Stander.
Un saluto
Sciamano ha detto…
si, vero...gran finale!
ciao, grazie;)
Stander?...beeello....