Il mostro dell'astronave (1958)


Il b-movie anni 50 che ha ispirato la celebre saga "Alien".

Un'astronave è inviata su Marte per soccorrere i membri di una precedente missione, l'unico sopravvissuto è il colonnello Carruthers che viene accusato della morte dei compagni. In realtà la minaccia mortale è un misterioso mostro che riesce a introdursi nell'astronave pronta al rientro sulla terra. Durante il viaggio la terribile creatura comincia a eliminare, uno dopo l'altro, i componenti dell'equipaggio i quali tentano di organizzare una strenua e disperata difesa contro l'inesplicabile nemico.
Nel fantastico mondo dei b-movies anni 50 americani "Il mostro dell'astronave" non rappresenta forse il meglio ma è riconosciuto come una delle opere più interessanti del periodo, una vera base di partenza per il cinema di fantascienza nei decenni successivi. Non esiste recensione o articolo sul film che non citi la successiva saga di "Alien", a ragion veduta, visto che la trama e le ambientazioni de "Il mostro dell'astronave" si ritrovano aggiornate con splendido realismo e ricchezza scenografica nel primo celebre "Alien" (1979) di Ridley Scott. Il film di Edward L. Cahn, grande b-director americano, è pura esperienza vintage a partire dal bianco e nero della pellicola, con effetti speciali molto poveri e superati anche in quegli anni da altri modelli ("Il pianeta proibito", 1956), basti pensare che i set sono recuperati da un sci-fi-movie, "Volo su Marte", uscito ben 6 anni prima. L'avventura è ambientata nel 1973, notare, una data oggi già sepolta dal tempo, allora forse non troppo lontana ma vista con aspettative di conquiste spaziali molto ottimistiche, del resto negli anni 50 iniziava una inesauribile ed eccitante corsa tecnologica verso lo spazio con sonde, satelliti, razzi, ecc.

Il modellino di un razzo campeggia sullo sfondo-trasferello disegnato a mano, si presume, del pianeta Marte, è l'inizio della pellicola, subito dopo l'ambientazione si concentra negli spazi chiusi di un'astronave che somiglia più all'interno di una nave da guerra degli anni 40, le scenografie offrono comunque degli spunti divenuti in seguito dei veri e propri standard per il genere: si vedono i cunicoli stretti dei condotti di areazione in cui si svolge una drammatica sequenza, inoltre due dei protagonisti prima di uscire per una "passeggiata spaziale" passano da una sala decompressione, più avanti verso il finale un'apertura-bocca porto della nave viene spalancata per creare un risucchio di aria. Altro aspetto non da poco è quello inerente l'equipaggio, tra le fila ci sono infatti due donne, ancora in ruoli da infermiere-cameriere ma si fatica a trovare film del periodo con figure similari, volendo una potenziale Ellen Ripley (la Weaver della serie Alien) ci sarebbe anche, l'attrice Ann Anderson giovane e dalla personalità abbastanza pronunciata, ma deve lasciare il posto ai soliti eroi maschili pieni di coraggio e spirito di sacrificio, erano davvero altri tempi.

La creatura è una sorta di scimmione con una faccia di gomma disgustosa, e finta, purtroppo la scelta di rivelare sin da subito l'aspetto della minaccia è sempre discutibile, cosa che anche Ridley Scott si è ben guardato di fare nel primo "Alien". Questo non sminuisce i meriti dello sceneggiatore Jerome Bixby a cui si devono i futuri script di "Viaggio Allucinante" (1966), alcuni episodi di "Star Trek" e il terzo segmento diretto da Joe Dante di "Ai confini della realtà"(1983). Dietro al costume del mostro c'è lo specialista Ray Corrigan che ha un gran daffare nelle aggressioni di alcuni poveretti che subiscono anche l'assorbimento dei liquidi del corpo, una pratica molto simile a quella di un vampiro. Visto oggi appare tutto molto blando ma la tensione in alcune sequenze non manca, la vittima che rimane isolata in balia del mostro, e l'azione diviene sempre più centrale con l'assedio della creatura che sale i livelli dell'astronave sino alla sala controllo dove sono asserragliati gli ultimi sopravvissuti. A sua volta "Il mostro dell'astronave" è debitore del fondamentale "La cosa da un altro mondo"(1951), oltre al mostro alieno si vedono i preparativi di una trappola molto simili a quelli utilizzati nel film di Hawks/Niby.

Per contrastare il mostro i protagonisti non esitano a utilizzare pistole e fucili, a riguardo un'esilarante scena in cui il mostro si impossessa di un'arma per piegarla come si vede nei cartoni animati, delle bombe-incendiarie che possono essere considerate le antenate delle mitragliatrici-sentinella di "Aliens Scontro finale", bombe a gas, un bazooka, sino ad arrivare all'apertura di un reattore radioattivo, il tutto contro ogni logica di salvaguardia e sicurezza per lo scafo della nave, che importa eravamo nei meravigliosi anni 50. Un'ora e sette minuti che sono entrati nella storia del cinema di fantascienza. Disponibile da poco in dvd.

Tit.originale:It! The Terror from Beyond Space
paese: USA
Rating: 7/10


Commenti

elgraeco ha detto…
Eh, caro Sciamano, mi iniviti a nozze con la cinematografia anni '50, che io sto scoprendo a poco a poco e sto, in effetti, adorando sempre più.

Non sapevo che "Alien" avesse avuto un capostipite, ma la cosa non mi meraviglia.
Domanda per un esperto come te: sai per caso il motivo per il quale i film di quel periodo duravano circa un'ora? E perché si è passati ai 90 minuti canonici in voga, con le dovute eccezioni, anche adesso?

;)
Sciamano ha detto…
bella domanda, io penso che ai tempi i film di questo tipo erano davvero poveri(a parte alcuni, come "Il pianeta proibito", "Ultimatum alla terra", ecc.) e di conseguenza più veloci e con effetti speciali raffazzonati, insomma nel giro di un'ora o poco più facevano il loro dovere. Penso, neh.
Per i 90 minuti canonici inoltre ritengo che sia la media di tempo "accettabile/sacrificabile" per lo spettatore medio nel vedere un film, pure io sono abbastanza insofferente quando si supera le due ore....
Ciao;)
Anonimo ha detto…
ciao, per sapere della durata, consiglio vivamente Matinee di Joe Dante... all'epoca c'era l'opzione paghi uno vedi 2, così molti b-movie duravano entro l'ora e un quarto. vale per il bacio dell'assassino di kubrick, vale per i film di corman, vale per tutto l'ampio substrato dei film di genere. inoltre i 90 minuti sono uno standard, spesso anche per gli eventi a teatro. e poi bergman, w.allen... 90 minuti non di più. mettetela come una legge dell'efficacia narrativa, nell'equilibrare sceneggiatura e montaggio
Sciamano ha detto…
in effetti di Matinee ho un bel ricordo ma è da troppo tempo che non lo vedo....il ragionamento sul paghi 1 e vedi 2 non fa una piega, è vero un tempo si usava così, ciao;)