Gli orrori del liceo femminile (1969)


L'esordio di Narciso Ibanéz Serrador è un classico dell'horror spagnolo.

Francia del sud, fine 800. Un antico castello è adibito da istituto di rieducazione per ragazze considerate difficili, dal passato problematico. L'arrivo di una nuova allieva porta l'eccitazione delle compagne, ma ben presto la ragazza entra nella rigida realtà imposta dalla severa MadameFourneau, la direttrice dai metodi inflessibili e crudeli. Tra le mura si aggira in maniera furtiva un ragazzo, Luis, il figlio minorenne della direttrice che fatica a tenerlo lontano dalle fanciulle con le quali tenta sempre di entrare in contatto. Intanto alcune ragazze scompaiono misteriosamente dall'edificio senza lasciare traccia.

Narciso Ibanéz Serrador, più attivo da sempre in ambito televisivo, in pratica ha diretto solo due film in carriera, e che film, l'ultimo se così si può definire è l'inquietante e bellissimo "Ma come si può uccidere un bambino?" (1976), un'influenza che molti hanno notato nel racconto di Stephen King "Grano rosso sangue", mentre "Gli orrori del liceo femminile" non solo è uno dei migliori horror spagnoli ma anche un classico del cinema gotico degli anni 60. A posteriori il film girato nel 1969 può essere visto come una disamina crudele del clima soffocante presente nella Spagna di quel periodo, stretta ancora sotto il dominio di Franco, ambientato in Francia per sviare riferimenti diretti, tratta di oppressione e di educazione deviata, malsana, un concentrato psicotico che risulta di una folgorante audacia a più di 40 anni di distanza.

"Gli orrori del liceo femminile" si ascrive al genere horror d'epoca, l'ambientazione gotica di fine 800, ma è un film moderno e profetico per il decennio successivo; non è azzardato constatare come Serrador anticipi con classe il filone del "Women In Prison" pronto a esplodere nella sua carica exploitation solo qualche anno più tardi. All'interno della scuola di correzione giovani ragazze sono costrette a una vita sacrificata, private di libertà e oggetto di punizioni corporali che sfociano nel sadismo, una delle scene più famose si riferisce alla seduta di frustate predisposta da Madame Fourneau ai danni di una ribelle, denudata con violenza e colpita per mano delle sue stesse compagne con un evidente richiamo erotico misto morbosità. Il sesso (deviato) è una delle chiavi di lettura della pellicola e Serrador dissemina segnali voyeuristici e pruriginosi come la celebre sequenza della doccia di gruppo con i corpi bagnati delle ragazze intravisti sotto le vestaglie bianche, indossate nel corso del bagno come simbolo di pudicizia cattolica dura a morire, del resto la Spagna rivaleggia(va) con l'Italia per l'educazione timorata dalle sacre scritture.

Un altro che deve avere assorbito la lezione del film è un certo Dario Argento, a ben vedere i punti di contatto de "Gli orrori del liceo femminile" con il successivo "Suspiria"(1977) sono quasi sorprendenti, tanto che si può considerare il film (capolavoro) italiano come una versione fantastico/stregonesca dell'opera di Serrador, con la stessa ambientazione sinistra e le stesse vittime predestinate e morti violente. A dire il vero gli omicidi sono centellinati e non risultano centrali rispetto alle atmosfere ambigue e il senso di oppressione, quando però arrivano colpiscono con un'inaudita violenza e sottolineano la maestria di ripresa di Serrador, in una prima occasione il taglio della gola di una giovane viene dilatato da un terrificante effetto ralenti, una scena ma-gi-stra-le, in un successivo appuntamento con la morte è un fermo immagine a ghiacciare lo spettatore in un frame di paura e orrore.

Serrador esplora i corridoi e le stanze del castello con movimenti sinuosi di carrelli, inquadrature di eleganza pura, il montaggio regala momenti d'antologia nell'alternarsi di preghiere religiose e frustate di giovani schiene insanguinate, altro tocco morboso la scena dell'incontro clandestino di una ragazza con il taglialegna immaginato dalle compagne inquadrate da volti lascivi e peccaminosi. Nel panorama gineceo domina la figura di Madame Fourneau interpretata dall'eccellente Lilli Palmer, diva sul viale del tramonto, attrice per Hitchcock ("Amore e mistero") e presente in diversi titoli imperdibili ("I ragazzi venuti dal Brasile"), tra le giovani spicca la sadica e bella Irene con il volto di Mary Maude e non passa inosservato il giovane John Moulder-Brown ("ludwig") nel ruolo di Luis. Finale "psycho" a sorpresa con la benedizione della premiata coppia Norman Bates/Ed Gein. Un'opera fondamentale.

Tit.originale: "La Residencia"
paese: Spagna
Rating: 9/10

Commenti