Assalto dallo spazio (1959)


Scienziati e militari uniti contro un'orda di zombi-alieni.

Una misteriosa razza aliena invisibile all'occhio umano si prepara all'invasione della terra. Prima di sferrare l'attacco mortale gli alieni dimostrano poteri inquietanti, come rianimare i cadaveri comandati a piacimento, e lanciano un ultimo avvertimento allo scienziato Penner, uno dei più grandi luminari del paese, restio alla corsa degli armamenti nucleari. Il prof. Penner non viene creduto dalle autorità, gli alieni resuscitano migliaia di cadaveri usati per un'opera di devastazione su larga scala, lo scienziato però non si da per vinto e, insieme ai suoi collaboratori e un intrepido militare, si rifugia in un bunker per trovare un'arma in grado di sconfiggere l'invasore invisibile.

Insieme a "Il mostro dell'astronave"(1958) si tratta forse dell'opera più ricordata di Edward L. Cahn, regista di produzioni di serie b, spesso alle prese con mostri e minacce aliene fantasiose. In "Assalto dallo spazio" è la figura dello zombi a essere sfruttata per cavalcare il filone più in voga all'epoca, la "space invasion", con trovate povere ma originali abbastanza da essere riproposte nei decenni successivi. Non possono sfuggire le similitudini con il coevo "Plan 9 from outer space", zombi guidati per uccidere e il budget ridicolo, a differenza dell'opera diretta da Ed Wood (nome glorificato non senza qualche esagerazione di troppo dall'omonimo e bellissimo film di Tim Burton) "Assalto dallo spazio" però non ha attori che inciampano nelle scenografie, dischi volanti riprodotti con piatti di plastica e non annoia sin dai primi minuti. Girato con due soldi il film nel prologo affronta le tematiche, attuali 50 anni dopo, sull'utilizzo sconsiderato dell'energia nucleare, sembra il classico film con uno scienziato (pazzo) perito nel corso di un esperimento. Ma qui avviene la sorpresa, diciamo, infatti il cadavere dell'uomo viene utilizzato come "involucro" da una forza aliena, giunta sulla terra per contattare un altro scienziato, il prof. Penner.

Lo scienziato zombi è interpretato da John Carradine in una fugace ma incisiva apparizione, l'attore famoso per "Ombre Rosse" (1939) e "Furore"(1940) è entrato nella fase discendente della carriera, più tardi, figura in un altro sgangherato fanta horror: il mitico (più che altro per il titolo) "Astro zombies" (1968). Con la "La notte dei morti viventi" dieci anni dopo Romero ridisegna la mitologia dello zombi, e del genere horror stesso, ma l'autore deve avere assorbito in qualche modo la vicenda di "Assalto dallo spazio" visto che nel successivo "Il giorno degli zombi"(1985) viene rielaborata per uno scenario simile, con scienziati e militari costretti ad una dura convivenza in un bunker sotterraneo, nella difficile missione di trovare un antidoto/soluzione.

Gli zombi avanzano lenti, sono tutti uomini di mezza età con giacca e cravatta, la ragione di queste comuni caratteristiche non è data sapere, con molta probabilità i signori che si sono prestati a un veloce make up intorno agli occhi e una spruzzata di polvere sulle vesti erano i primi disponibili e meno costosi. Resta il fatto che alcune scene hanno il fascino ipnotico dell'incedere mortifero e implacabile, anche se i non morti non li vediamo mai, a parte un paio di strangolamenti che suscitano invero risate non volute, compiere atti di vera violenza, questa viene suggerita da filmati di repertorio che, con beata ingenuità, si riferiscono a incendi e demolizioni di edifici provenienti da chissà quale cine-giornale americano.

Uno degli elementi più divertenti deriva dal fatto che gli alieni sono invisibili, la loro presenza il più delle volte è evidenziata da solchi nella terra, improbabili visto che nessuno cammina strisciando, o da rami e oggetti piegati/spostati. I protagonisti si ingegnano quindi per trovare un modo per stanarli prima che riescano a servirsi dei cadaveri, "Assalto dallo spazio" dunque si fregia di una delle armi più "psicotroniche" ed esilaranti del periodo: un fucilone a impulsi sonori, riprodotti con effetti ottici circolari e psichedelici. La seconda parte nel bunker ha dei momenti "action", se cosi si possono definire, con il valoroso maggiore Jay (John Hagar, "Tarantula") impegnato in incursioni all'esterno bardato con una tuta anti radiazioni piuttosto goffa, mentre il dottor Penner(Philip Tonge, muore poco dopo le riprese) si prodiga nella composizioni di strani liquidi aiutato dalla graziosa figlia (Jean Byron), che all'inizio sembra intendersela con l'assistente del padre, Lamont (Robert Hutton), poi quando si accorge del militare aitante e coraggioso comincia a trattarlo come una pezza da piedi. Povero, per usare un eufemismo, ma divertente.

Tit.originale: "Invisible Invaders"
paese: USA
Rating: 6/10

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