I Professionisti (1966)


Lee Marvin e Burt Lancaster nel Messico scosso dalla rivoluzione impegnati nel recupero di una donna.

Il ricco possidente Grant incarica l'esperto Henry Fardan di organizzare un gruppo di avventurieri per la la liberazione della moglie, rapita in Messico da un bandito ex-rivoluzionario. Fardan accetta dietro lauto compenso, la missione si presenta irta di pericoli per l'ambiente impervio e il numero schiacciante degli avversari. La donna é tenuta al sicuro in una sperduta "azienda" presidiata da decine di guerriglieri. Fardan e i suoi uomini raggiungono il luogo ma scoprono che dietro l'affare si nascondono retroscena inaspettati.

A metà degli anni 60 il genere western comincia a mutare in qualcosa di nuovo, il genere classico americano per eccellenza subisce l'influenza di rottura dei mitici spaghetti-western, guidati dai film di Sergio Leone, e le spinte liberal sempre più insistenti di quel periodo poi confluite nel fatidico "68" e la nascita della cosiddetta "New Hollywood". La struttura rodata del mito della frontiera non sarà più la stessa al punto che il filone comincia un lento declino, sino all'esaurimento situato più o meno al finire dei 70's. In seguito il genere si risolleva per sporadici exploit, da "Balla coi lupi"(1990) sino al recente "Il grinta"(2010), con la consapevolezza che i tempi d'oro sono alle spalle. "I professionisti" è uno dei migliori testimoni di quel "doloroso" passaggio dei fantastici (in generale) anni 60, una sorta di collante tra i vecchi film d'impostazione classica del decennio precedente e il nuovo corso, glorificato negli anni successivi dagli amari capolavori di Sam Peckinpah.

"I professionisti" può essere visto come uno dei primi western "politici" d'impronta progressista, il tema della rivoluzione messicana aleggia sullo sfondo, la pellicola diretta da Richard Brooks ("La gatta sul tetto che scotta") inoltre prepara il terreno per i successivi "Il mucchio selvaggio" (1969), che ripropone un similare quartetto di eroi, e "Giù la testa" (1971), con il protagonista dinamitardo (James Coburn) ricalcato con buona probabilità sul personaggio di Lancaster. Il 1966 è anche l'anno dell'incredibile "Il buono, il brutto, il cattivo", con l'opera di Leone "i professionisti" ha in comune l'introduzione dei protagonisti nei titoli di testa, il western italiano si fa preferire di poco per il dinamismo e le musiche del maestro Morricone, il film americano risponde con un cast da strapparsi i capelli: Lee Marvin ("L'uomo che uccise Liberty Valance") è Henry "Rico" Fardan, uno specialista di armi, Burt Lancaster ("nessuna pietà per Ulzana") è Bill Dolworth, un esperto di esplosivi, Robert Ryan ("Il mucchio selvaggio") è Hans Ehrengard, adibito alla logistica e pratico di cavalli, Woody Strode ("C'era una volta il west") è Jake Sharp, abile come uno scout indiano e micidiale con arco e frecce.

La parata di stelle prosegue con Jack Palance ("Il cavaliere della valle solitaria") nel ruolo del bandito Raza e con la giovane Maria interpretata da Claudia Cardinale ("C'era una volta il west"), di una bellezza ancora più prorompente se raffrontata a numerose star odierne ritoccate dalla chirurgia plastica. Ispirato da un romanzo, "A Mule for the Marquesa", di frank O'Rourke e adattato nella sceneggiatura dallo stesso Brooks, "I professionisti", è un grande film d'azione e precursore di tutti i mission-movie successivi, non è azzardato notare come anche nel recente "I mercenari" i protagonisti si trovino al centro di una missione ad alto rischio in un territorio nemico e in balia di decine di avversari armati sino ai denti. La storia verte su un'operazione di infiltrazione in una regione del Messico funestata dai predoni, un'avventura strategica, quasi di stampo militare-spionistico, piena di armi pesanti (mitragliatori, esplosivi, ecc.) con i protagonisti riuniti nella stipulazione di un contratto che prevede la liberazione di Maria, una ragazza di origine messicane moglie del ricco Grant, finita nelle mani di Raza.

Si procede in splendide locations esterne di paesaggi selvaggi e desolati, in mezzo a canyon polverosi e montagne impenetrabili, i protagonisti prima di raggiungere l'azienda in cui si trova maria affrontano diversi pericoli e assistono da lontano al massacro delle truppe governative per mano degli uomini di Raza, una magnifica sequenza di assalto a un treno con stunts temerari di cavalli, lanciati verso i vagoni sopra le postazioni mitragliatrici, sino alla cruda esecuzione dei soldati allineati nell'ultimo sospiro della vita. Il carisma degli attori emerge in ogni battuta dei dialoghi, alcuni memorabili e pesanti come macigni, in particolare Lee marvin e Burt Lancaster si spalleggiano in ricordo delle passate gesta al fianco dei rivoluzionari. La prevedibilità della vicenda viene elusa da un colpo di scena, a distanza di decenni a onor del vero ormai risaputo, rivelato al termine di una furibonda e dinamitarda incursione piena di esplosioni e morti ammazzati, per un momento action davvero scatenato, montato con un ritmo degno di un action anni 80, tra frecce caricate a dinamite e gole tranciate agli avversari sorpresi alle spalle nel buio della notte.

La sequenza più bella e intensa rimane il sanguinoso duello all'interno della gola di un canyon, con i contendenti Raza e Bill sfiniti e feriti che si parlano a distanza sul concetto della rivoluzione e gli ideali che muovono i cuori degli uomini, in seguito Burt Lancaster trova il tempo per un ulteriore scena di bacio leggendaria, dopo quella celebrata sulla spiaggia di "Da qui all'eternità", carica di dolore e commozione tra le braccia della guerrigliera Chiquita. Film altamente spettacolare con un finale posto al confine per una resa dei conti insolita, sottolineata dalla statura eroica dei protagonisti disposti sino in fondo a onorare il concetto di giustizia, senza piegarsi all'arroganza dei padroni. Non si può dire di amare il western senza avere visto prima "I professionisti".

Tit. originale: "The professionals"
paese: USA
Rating: 9/10

Commenti

Anonimo ha detto…
Ricordo di aver visto questo film diversi anni fa, e ne consevo ancora un ottimo ricordo.
Se non sbaglio una battuta recitava all'incirca "La rivoluzione è una puttana!".
Un po' greve, ma esplicativo.

Maybe
Sciamano ha detto…
ciao, questo grandissimo film é pieno di battute memorabili, vorrei citare quella finale ma la mia memoria comincia a preoccuparmi
;)