Il mostro che sfidò il mondo (1957)


Lombrichi atomici da stanare per un classico degli anni 50.

In un grosso lago nel sud della California, nei pressi di una base militare, le scosse di terremoto provocano l'apertura di fenditure sottomarine, il nascondiglio di una razza mostruosa di molluschi. Le uova delle creature di origine preistorica si schiudono per la nascita di vermoni giganti, i primi a farne le spese sono un manipolo di soldati in esercitazione, spariti senza lasciare comunicazione. Sul posto viene mandato il tenente Twillinger che scopre i cadaveri dei suoi uomini attorniati da una strana sostanza bavosa.

Grande monster-movie anni 50, uno dei più amati per la presenza dei "vermoni" giganti protagonisti in un'avventura paradigma per il cinema di fantascienza del periodo. Gli eroi come spesso accade sono militari, l'energia atomica anche in questo caso ha influenze funeste contaminando in maniera decisiva l'acqua del lago, compaiono una giovane donna da salvare e, naturalmente, un mostrone gigante (a dire il vero non supera i 3 mt di lunghezza) per una pellicola girata in bianco e nero con effetti speciali in linea con gli standard di quegli anni, manufatti meccanici di gomma rabberciata, in prevalenza di forma insettoide e disgustosa. Se è possibile confidare una critica generale al cinema americano, in particolare degli anni 50, indirizzata anche a "Il mostro che sfido' il mondo", è la visione univoca della società formata solo da persone di razza bianca e basata sul sacro ordine della famiglia classica. All'inizio è sottointeso che Il tenente Twillinger é un single maturo, avviene quindi l'incontro provvidenziale con una giovane vedova, con figlia a carico, che si invaghisce subito del militare.

Considerazioni sociologiche e di costume d'epoca a parte, il film è diretto con ordine da Arnold Laven (produttore e regista di svariati, celebri serial come "La grande vallata", "La famiglia Bradford", "A-Team", ecc.), senza la smania di abusare della creatura con le micidiali chele a tenaglia, che pure compare subito nel bel prologo nel lago, in una serie di richiami che 60 anni dopo paiono risaputi ma che all'epoca dovevano risultare freschi, e in seguito riproposti sino ai nostri giorni. Il protagonista si imbatte nella sostanza viscosa del mostro, nella serie "Alien" non si contano le stesse situazioni, a un certo punto arriva il momento di un'autopsia di una vittima con il medico legale che alla fine della visita offre dei panini imbottiti agli schifati presenti, altra scena riproposta in centinaia di film/telefilm successivi, in una delle scene più belle una coppia di giovani innamorati si avventura in uno sconsiderato bagno notturno, stroncato dalla repentina scomparsa dei corpi nei flutti dell'acqua, Steven Spielberg da questa sequenza, in pratica, ha tratto il capolavoro "Lo squalo" (1975), e cosi altre situazioni "classiche", come le spedizioni subacquee seguite in superficie con apprensione tramite drammatiche comunicazioni radio.

Alcuni passaggi sono da commedia pura, i mostri che fuoriescono da enormi bozzoli (di plastica) restano per un momento sullo sfondo, giunge senza sorprese l'incontro e l'innamoramento dei due protagonisti che, bisogna badare bene, non si mollano un bacio o una carezza neanche sotto tortura, è tutto un gioco di sguardi e sorrisi, dialoghi e portamenti di una galanteria d'altri tempi. La ragazza è uno schianto, forse troppo giovane per la parte visto che ha una figlia di circa 6 anni, si tratta dell'attrice 23enne Audrey Dalton mentre l'eroe e risoluto tenente è Tim Holt ("L'onore degli Ambersons"). L'operazione congiunta di militari e scienziati, in particolare il Dr. Rogers piuttosto dinamico e sempre pronto in prima linea, porta all'intercettamento di numerosi vermoni lanciati nei canali di scolo della regione, anche se alcuni esemplari riescono a colpire in alcune pregevoli agguati mortali: la bella scena del guardiano di una chiusa che crede di avere sentito il movimento di pestiferi ragazzini e invece si trova all'improvviso di fronte a una brutta sorpresa.

Il confronto più riuscito e spettacolare resta, giustamente, quello finale all'interno di un laboratorio dove un vermone cinge d'assedio la bella Gail e la piccola figlia. Senza particolari assilli politici in sotto-traccia "Il mostro che sfidò il mondo" è un bel esempio, povero ma bello, di cinema di serie b tratto da un soggetto di David Duncan, scrittore di fantascienza noto anche per le sceneggiature di "L'uomo che visse nel futuro" (1960) e "Viaggio allucinante" (1966). Per gli amanti dei mostri, un ripescaggio obbligato.

Tit.originale:"The monster that chagellenged the world"
paese: USA
Rating: 7/10

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