Il Settimo Sigillo (1957)



La più famosa partita con la Morte della storia del cinema.

Il cavaliere Block ritorna dalle crociate insieme al fidato scudiero, ad attenderlo sulle spiagge amiche uno strano essere ammantato di nero: è la Morte. Block chiede tempo al temibile personaggio e lo sfida a una partita a scacchi, utile per allontanare il fatale destino e percepire un segnale dal Dio per il quale ha combattuto in terre lontane. Il paese intanto è attraversato dalla peste che incombe mortale in ogni luogo.

Di solito si tende a scomodare trattati filosofici e tematiche religiose per affrontare il mirabile "Il settimo sigillo", come è logico e giusto che sia visto anche il titolo dal riferimento biblico, si può però anche insinuare che il film di Bergman rientra nei canoni del genere fantasy(dark) con pronunciati inserti horror, gli stessi riconoscibili in pellicole successive come "Il grande Inquisitore" (1968) o il recente "Black Death" (2009). L'avventura inoltre si snoda come un "on the road", attraverso i territori scandinavi nel medioevo oscuro colpito dalla peste, un viaggio simbolico in cui emerge da subito la tetra figura del cavaliere Block, un giovane Max Von Sydow, sempre più distaccato dagli accadimenti terreni dopo l'incontro con la Morte, apparsa con sembianze umane su una spiaggia: il volto bianco, semplice, folgorante, quello di Beng Ekerot, risaltato da un mantello nero con cappuccio, divenuto immagine iconica dell'evento più temuto dall'uomo.

L'avvicinarsi del precipizio sull'abisso dell'ignoto, incombenza che colpisce ogni essere vivente, attanaglia il cavaliere Block, sgomento di fronte al silenzio di Dio il quale richiede una fede che non é corrisposta da eventi tangibili e di giustizia. Una sensazione che si ripete in ogni epoca e singola vita, qui magnificata da una fotografia in bianco e nero straordinaria, dai toni lugubri e minacciosi nonostante non manchino personaggi solari, la famigliola di saltimbanchi, incuranti della presenza maligna del decadimento, un attore-comico con moglie e figlioletto che regalano dei brevi ma intensi momenti di serenità (la colazione sul prato) all'incupito Block. La crudeltà nera del destino lancia i suoi strali con l'arrivo della pesta ma si manifesta anche nella cieca superstizione, i cadaveri sono abbandonati lungo le strade e giovani donne sono accusate di stregoneria. Il cavaliere Block si accompagna a uno scudiero, lontano dai disagi spirituali del padrone, un uomo d'azione segnato da una cicatrice che gli divide la fronte, anch'egli testimone dell'imprigionamento di una ragazza creduta una strega, una vittima presente in due scene (a inizio e fine film) intense e toccanti, l'estrema conseguenza degli uomini sicuri di assecondare un Dio assente, evocato in processioni con persone flagellate e schiacciate da croci enormi, viste in altre sequenze di notevole impatto (horror)grafico.

La morte ne "Il settimo sigillo" è così suadente, a suo modo saggia, eppure cosi terribile che il cavaliere Block tenta in tutti i modi di prolungare la sfida a scacchi, non è ancora il momento di soccombere e, soprattutto, il mistero di quello che sembra un grande inganno non è svelato, a un certo punto le pedine vengono fatte cadere (apposta?) ma la Morte ricorda alla perfezione il loro ordine precedente. Non tutti possono scorgere la Morte, se la vedi vuol dire che la fine è vicina, puoi solo scappare e allontanarla ma nessuno, sinora, ha vinto la fatidica partita. La colonna sonora di Erik Nordgren si impernia in una sinfonia epica di cori che sembrano descrivere scontri primordiali tra angeli e demoni, il perfetto commento di una vicenda che si popola di nuovi protagonisti, una gamma di umanità coinvolta in beghe amorose, anche buffe (la questione di corna di un taglia-legna e la sua bella), ma cosi tragiche quando la figura dal mantello nero compare implacabile a reclamare il suo tributo salato. La seconda parte, dopo i primi e bellissimi scenari costieri, si immerge all'interno della foresta di una buia notte come in un horror anni 30 della Universal, sino a un grande confronto finale nel castello ancora denso di atmosfere gotiche, sensazioni che si troveranno nel successivo e bellissimo "L'ora del Lupo" (1968), il vero horror tout court di Bergman.

Splendidi gli attori dai volti indimenticabili, oltre a quello affilato, di un sofferto e quasi albino Max Von Sydow, la maschera da duro di Gunnar Biornstrand, lo scudiero impavido, Mia la bella moglie del saltimbanco Joseph invece è Bibi Anderson, una delle interpreti preferite del regista che ricorre a intensi primi piani e inquadrature di una bellezza pittorica. Sin dalla sua uscita considerato uno dei vertici del cinema europeo, e non solo, "Il settimo sigillo" si ripropone nel suo messaggio inquietante e universale, l'insondabile presenza del Signore, sul quale Bergman ha costruito una filmografia capace di avvicinarlo ai più grandi artisti del secolo scorso, chi ama il cinema non può non vederlo almeno una volta nella vita. Nero capolavoro.

Tit.originale:"Det sjunde inseglet"
paese: Svezia
Rating: 10/10

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