I predatori di Atlantide (1983)


Scatenato e folle mix di generi anni 80 diretto da Ruggero Deodato.

Florida, 1994. La perdita di materiale radioattivo, proveniente da un sommergibile russo incagliato nei fondali, scatena un maremoto che fa riemergere un'isola, la perduta Atlantide. Nel disastro sono coinvolti due avventurieri, Mike e Washinton, che traggono in salvo i superstiti di una vicina piattaforma, il gruppo riesce a raggiungere la terra ferma che però scoprono essere infestata da un'orda di selvaggi assassini. Dopo una serie di scontri Mike e altri coraggiosi decidono di approdare sulla misteriosa isola al largo, il luogo di origine degli spietati nemici.

Incredibile e temerario b-exploitation film italiano girato in Florida e Filippine e diretto da Ruggero Deodato, il famigerato regista del controverso "Cannibal Holocaust" (1980). "I predatori di Atlantide" viene inserito, di solito, nel filone post-atomico italiano ("Fuga Dal bronx", "2019 dopo la caduta di New York", "Endgame", ecc.) ma i continui cambi di registro che avvengono incessanti nel corso della vicenda lo avvicinano, in pratica, a tutti i generi più in voga del periodo, dall'action, all'horror, alla fantascienza, sino al film d'avventura alla "Indiana Jones" richiamato sin dal titolo. Il prologo inoltre sembra un'involontaria anticipazione del serial "Miami Vice", con la coppia multi razziale formata dagli avventurieri Mike e Washington che assalta la villa di un boss a Miami, quest'ultimo prelevato di peso e infilato dentro un sacco, senza troppi complimenti, dopo alcune sparatorie gratuite e inverosimili. Questi primi minuti non sono altro che il preludio a un action esagerato e assurdo in ogni singola sequenza e, soprattutto, privo di una qualsiasi logica.

Se si accetta di assistere a un delirio è facile quindi provare gusto nel vedere sino a che punto riesce a spingersi Deodato che si firma, come del resto tutto il cast, con un pseudonimo anglofono, Roger Franklin, e non si rimane delusi visto che l'improbabile è dietro a ogni angolo. La storia innanzitutto è un pasticcio sospeso tra demenza e genialità, si fatica a credere a quello che succede, eppure viene infilato come nei peggiori(o migliori) film anni 50 un sommergibile atomico che scatena la risalita della perduta isola di Atlantide, riprodotta con una miniatura ridicola in plexiglass larga al massimo un metro a vista d'occhio e la venuta di strani uomini che scopriamo essere agghindati come i punk selvaggi e motorizzati della serie "Mad Max". I personaggi sono tutti sconclusionati e improbabili, a parte forse la buddy-coppia di Christopher Connelly(Mike), e Tony King (Washington), che non fanno una piega e all'inizio si prodigano in una prolungata (almeno 10 minuti) e sconcertante gag sul nome di Washington che insiste nel farsi chiamare Mohammed(!).

Per tirare in mezzo una fanciulla graziosa viene inserito il personaggio dell'archeologa Katy (Gioia Scola), giunta su una piattaforma dopo l'invito del Professor Sander, George Hilton vestito come un boy scout in braghe corte (!), che le mostra una strana tavoletta incisa rinvenuta nel fondale marino. Intanto nella postazione è in corso la delicata operazione di recupero di un sommergibile, ai comandi manuali della sala comando si riconosce il volto(giovane) di Michele Soavi che, prima di passare dietro la macchina da presa capitava spesso e volentieri nei film italiani di genere dei primi anni 80. Dopo uno tsunami generato con un'onda di 30 cm che distrugge il plastico della piattaforma emergono i sopravvissuti, tra i quali ovviamente Sanders, la gnocca e Soavi, e anche l'attore Ivan Rassimov nel ruolo di un elicotterista che torna utile per le sequenze successive, Il film infatti non disdegna diverse parentesi da Vietnam-movie con la presenza di un elicottero d'attacco, scontri nella foresta e trappole, che non si capisce come e quando le hanno costruite, che saltano fuori per infilzare il solito malcapitato.

"I predatori di Atlantide" è un lungo e continuo combattimento tra gli sparuti protagonisti e orde di punks-filippini che guidano moto e macchine carenate con lame e spuntoni, capeggiati da un leader mascherato con un teschio di cristallo il quale vaga nelle strade devastate annunciando che vuole uccidere tutti tranne uno. A pensarci bene il regista Neil Marshall per il suo "Doomsday" (2007) deve avere visto questo film almeno tre volte consecutive, lo spirito anarchico e incurante in fondo è lo stesso, la differenza sostanziale è che Deodato non ha(aveva) una lira a disposizione. Il film mantiene sempre un tono piuttosto serio e violento, i morti ammazzati sono numerosi e si ricorre spesso a effetti splatter non sempre all'altezza (il manichino infilzato da una freccia!), curati da Al Passeri e Giannetto De Rossi, mentre invece sono ottimi i corpi carbonizzati, alcune sequenze come quella del cadavere che sbatte contro un juke-box creano una buona tensione, vi sono anche dei momenti mutuati da "Distretto 13 le brigate della morte" quando i fuggiaschi sono costretti dentro un magazzino, peccato che sono quasi sempre mortificati da dialoghi di sopraffina ingenuità.

Finale sempre più scatenato e bombarolo, con spari tirati a caso nella boscaglia che tirano giù sempre qualche avversario(!), nel frattempo si è aggiunto anche un (ex)galeotto che sembra il fratello di Rambo, c'è spazio anche per la fantascienza trance anni 70 dentro ambienti asettici e multi-schermo e l'esumazione di un altare preservato da trappole ispirate alle prime sequenze de "I predatori dell'arca perduta". A questo punto si spera in una futura uscita in blu ray. Non per tutti.

paese: Italia
Rating: 6/10

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