L'ultimo treno della notte (1975)




Il "Rape & Revenge" all'italiana per la regia di Aldo Lado.

Elisa e Margareth, cugine e grandi amiche, non stanno più nella pelle, finalmente é giunto per loro il momento delle vacanze e di prendere il treno che dalla Germania le porterà in Italia. Ad attendere le giovani in Veneto sono il papà di Elisa, il notabile chirurgo Stradi, e la mamma Laura. Le ragazze sul treno sono avvicinate da due balordi con i quali scambiano battute scherzose ma che presto diventano pesanti. In seguito, per un imprevisto ma opportuno cambio di treno, le giovani si ritrovano sole, di notte, in un vagone isolato ma non per molto: la coppia di sciagurati, accompagnati da una strana signora elegante, sono tornati a fare visita. Il viaggio diventa un autentico incubo.

Se non fosse per la pesante, esplicita influenza de "L'ultima casa a sinistra" (1972) si potrebbe parlare del film di Lado ("La corta notte delle bambole di vetro") come di un capolavoro, invece si tratta "solo" di un buonissimo lavoro con numerosi collegamenti all'opera di Wes Craven, in questa occasione rielaborati con una profondità di scrittura concentrata nella costruzione dei personaggi e il ritratto di una classe borghese al vetriolo, dai risvolti mostruosi. Le due pellicole seguono un percorso comune con delle vittime designate e la conseguente violenta vendetta, aspetto da ricondurre al soggetto di Roberto Infascelli, il film di Aldo Lado però innesta sufficienti tratti distintivi che lo rendono tutto sommato personale e perfettamente inserito nel glorioso cinema di genere italiano anni 70, il regista inoltre ha dichiarato di non avere visto il film di Craven se non in tempi successivi e mai prima della realizzazione de "L'ultimo treno della notte".

Una delle caratteristiche che rendono il film particolare è la sua principale ambientazione, l'interno di una vagone, nel cuore della notte sferragliante di un treno in viaggio attraverso le Alpi. Il prologo invece è nei pressi di una stazione ferroviaria tedesca con la presentazione di due balordi, uno con la faccia italiota di Flavio Bucci mentre l'altro è il biondo Gianfranco De grassi, intenti in furti ai danni dei passanti e inseguiti da un poliziotto, il tentativo di fuga si concretizza con il salto su un treno in corsa per l'Italia, lo stesso preso da Elisa e Margareth. Bucci è solo uno degli attori presenti noti anche per essere stati utilizzati da Dario Argento nei suoi film, molti lo ricordano come il cieco sbranato nel primo tempo di "Suspiria" (1977), si riconoscono anche Macha Meril, partecipa a "Profondo Rosso" (1975) nel ruolo della sensitiva, e Enrico Maria Salerno visto in "L'uccello dalle piume di cristallo" (1970).

Macha Meril interpreta il personaggio più inquietante del lotto, una donna elegante, salita sul treno da sola e dai modi cortesi che nascondono un'anima perversa, sadica, le prime avvisaglie arrivano subito, si vede una foto cadutale dalla borsetta raffigurante un'orgia, poco dopo si concede senza troppe resistenze all'aggressione (sessuale) del teppista di Bucci, una bella sequenza nel bagno del vagone. Le due ragazze in viaggio per le vacanze si ritrovano a contatto con una realtà pericolosa, senza scrupoli, circondate da lupi famelici pronti a sbranarle, la regia di Lado riesce a creare un clima soffocante, senza vie d'uscita, chiuso in ambienti sempre più stretti, la tensione inoltre si dilata grazie alla grande colonna sonora di Ennio Morricone, scandita dal suono dell'armonica maneggiata dal maniaco interpretato da De grassi. L'arrivo delle ragazze sul nuovo treno ha tutti i crismi dell'horror, le luci notturne di servizio colore blu rendono spettrali i vagoni deserti, inizia una discesa nell'abisso della violenza e la depravazione con scene molto forti per l'epoca, di stupro e omicidio, ancora oggi disturbanti.

Nel frattempo si alternano i passaggi con protagonista il bravo Enrico Maria Salerno, il padre di una delle ragazze, prodigo nella sua delicata professione di chirurgo, felice di avere una bella moglie e una bella casa (tra l'altro si tratta della vera abitazione dell'attore), incurante che il male da lui tenuto lontano e ignorato lo sta per travolgere e trasformare in una belva. La sceneggiatura gioca sempre con eventi al limite dell'improbabile (per es. la maniglia spezzata del vagone) ma riesce a reggere sino al gran finale, prevedibile se si frequenta il "Rape & Revenge", una violenta resa dei conti con fucilate, corpi striscianti sanguinanti e ben pochi rimorsi da concedere. "L'ultimo treno della notte" è tuttora un film duro e che lascia poche speranze.

paese: Italia
Rating: 8/10

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