4 mosche di velluto grigio (1971)




Uno dei primi giallo-thriller di Dario Argento.

Il musicista Roberto Tobias affronta uno strano tizio che lo pedina come un'ombra, dopo un breve inseguimento tra i due nasce una colluttazione che finisce con la morte dello sconosciuto. Roberto nasconde l'accaduto alla polizia, qualcuno però era presente sul luogo del delitto e ora lo perseguita con messaggi e furtive intrusioni in casa. Roberto non capisce la situazione in cui si è cacciato decide quindi di rivolgersi a degli amici fidati.Il film si colloca come ultimo nella trilogia detta "degli animali", dopo "L'uccello dalle piume di cristallo" e "Il gatto a nove code", Argento ha sempre un controllo totale sull'intero progetto e si vede, sembra un trip personale di paure e ossessioni, un tassello fondamentale verso il successivo, straordinario "Profondo Rosso" (1975). Il protagonista, Michael Brandon, è stato scelto per la somiglianza con il regista, magro e con i capelli lunghi, un personaggio costretto a misurarsi con una paura generata da un'indefinibile minaccia: egli ha causato la morte di un uomo ma allo stesso tempo misteriosi omicidi si verificano intorno alla sua persona. La prerogativa dei gialli argentiani, e non solo, è la celata identità dell'assassino che assume in questo caso sfuggenti rappresentazioni, la più inquietante delle quali è una figura con la maschera di un bambino (?), il preludio all'inquietante manichino meccanico di "Profondo Rosso, sbucata all'improvviso all'interno di un teatro deserto, altro luogo caro al regista utilizzato in seguito in diverse occasioni (da "Profondo Rosso" a "Opera").

Sin dalle prime immagini Argento sperimenta ardite tecniche di ripresa, nella prima jam session della band vi è la visuale posizionata dall'interno di una chitarra, assolutamente inutile ma sintomatica del virtuosismo del regista che impone il suo stile in tutte le sequenze, curate con maniacale precisione. Il body count è molto contenuto e nemmeno troppo sanguinolento, a parte l'omicidio nei bagni, sono tutti momenti di grande tensione elaborati dalla mano del regista con proverbiale senso dei tempi e del montaggio, tutto quello che Argento non riesce più a fare da 20 anni a questa parte in "4 mosche di velluto grigio" risalta con eleganza, alcuni oggetti usati per uccidere sono lanciati con soggettive che si infrangono sui corpi delle vittime con impatti brutali, una vera immersione nella cattiveria e lo spettacolo della violenza. Uno degli omicidi si svolge in un labirinto di siepi, all'interno di un parco pubblico, piombato nel buio della sera e dilatato in una forma mostruosa, quasi vivente, tramite inquadrature angoscianti che restringono gli angoli e le traiettorie che sembrano soffocare la vittima. Verso il finale salta fuori una pistola, la sparatoria conseguente è ripresa con una pallottola che viaggia al rallentatore, il primo bullet-time della storia?

Il protagonista è un musicista che suona in un gruppo rock-prog strumentale, la martellante musica si scatena nelle sessioni di prova della band ma si prolunga come vera e propria colonna sonora, insieme a quella originale del maestro Morricone(già presente nei precedenti film di Argento), per un impasto sonoro di puri anni 70, insolito e d'avanguardia, ideale per un film che ha diverse facce. Il regista infatti inizia a inserire dei risvolti onirici inediti, in seguito sempre più presenti, a riguardo gli incubi ricorrenti del protagonista che è testimone di un'esecuzione per decapitazione nei pressi di una città araba, aspetto che convive con un'anima ironica, quasi solare, da ricercare nelle conoscenze di Robert, il quale si affida a due improbabili personaggi che hanno i volti noti di Oreste Lionello, in pratica nel ruolo di un accattone, e di Bud Spencer, una sorta di eremita-straccione che lo indirizza verso un detective gay (Jean-Pierre Marielle). La tendenza sessuale di quest'ultimo viene ripresa con toni scherzosi ma leggeri, l'uomo inoltre riesce ad avvicinare l'assassino in un teso confronto nei bagni della metropolitana, location ricavata in quel di Milano, mentre il resto delle ambientazioni sono a Roma.

Al fianco di Michael Brandon compare la bionda Mismy Farmer, nel ruolo della compagna impaurita, l'attrice è importante per i thriller italiani dell'epoca per essere stata la protagonista di un altro film che ha fatto scuola: "Il profumo della signora in nero". Il curioso titolo, evocato anche da alcune vere mosche vicino ai piatti della batteria suonata da Robert, è da collegare a una fantasiosa tecnica investigativa presente nel film, si ritiene infatti che le vittime abbiano impresso sulla retina l'ultima immagine prima della morte, l'esame sottoposto a una ragazza uccisa rivela una sovraimpressione di quattro mosche a intervalli regolari, da questo strano indizio si può giungere all'assassino. "4 mosche di velluto grigio" è stato per almeno un paio di decenni(ultimo passaggio tv nel 1991) il film meno reperibile di Dario Argento, di conseguenza anche il meno visto, intorno a questo si è costruito una fama di film desiderato e di culto, tutto sommato meritata.

paese: Italia
Rating: 8/10

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