Crippled Avengers (1978)



La vendetta degli eroi storpi nel weird classic degli Shaw Bros.

Lo spietato signore-padrone di un villaggio infligge tremende punizioni a chi osa ostacolarlo o, solamente, prova recargli fastidio. Per una macabra coincidenza quattro valorosi giovani conoscono i brutali metodi persecutori che comportano menomazioni fisiche di vario genere: l'amputazione delle gambe, la perdita della vista e dell'udito, lo stato di demenza inflitto per tortura. I quattro non si danno per vinti e raggiungono un maestro di arti marziali che insegna loro come divenire campioni nonostante gli svantaggi fisici.

Il film è conosciuto anche con il titolo "The Return of the 5 Deadly Venoms" per cavalcare in USA il successo del precedente "Five Venoms" (Le furie umane del kung fu), ma non si tratta di un sequel nonostante il ritorno degli stessi attori, il famoso blocco definito in seguito "Venom", utilizzati dal regista Chang Cheh per una fitta serie di film in quegli anni. Chang Cheh attraversa una fase interessante del suo percorso artistico, intraprende un'involontaria sfida con il suo ex-collaboratore Liu Chia Liang divenuto con risultati formidabili anch'egli regista, una "rivalità" che ha generato pellicole che rappresentano la vera "golden age" del kung fu. Nel 1978 Liu Chia Liang sforna capolavori del calibro di "Shaolin sfida Ninja" e "La 36 camera di Shaolin", Chang Cheh risponde con i classici "Le furie umane del kung fu" e "Crippled Avengers", quest'ultimo gode di un posto di rilievo per gli appassionati, siamo lontani dai toni epici e romantici dei film storici dell'autore come la serie dello spadaccino monco, rappresenta comunque l'apice di un mini-filone delle arti marziali sconfinate nel bizzarro, quello dei guerrieri menomati, arrivato in seguito alle estreme conseguenze ("Il colpo maestro di Bruce Lee" interpretato da veri attori handicappati).

"Crippled Avengers" è un titolo che racchiude bene la semplice trama: si tratta della vendetta di un gruppo di persone menomate a causa della violenza di un personaggio malvagio. Non vi sono particolari approfondimenti sui personaggi, solo un'incontrollabile esplosione coreografica di gesti atletici, nel precedente "Le furie umane del kung fu" molto più trattenuta, una serie di combattimenti incessanti dall'inizio alla fine per la gioia degli amanti del kung fu vecchia maniera. Il prologo solo dopo pochi secondi mostra l'amputazione delle gambe di una donna, che muore dissanguata, e delle braccia di un bambino, il figlio di un importante maestro di arti marziali interpretato da un baffuto Chen Kuan Tai , l'interprete del leggendario "Boxer from Shantung" (1972, di Chang Cheh, of course). Il maestro uccide gli autori del gesto sconsiderato, dei rivali giunti di sorpresa nella casa in sua assenza, e promette al figlio di trovare un rimedio alle gravi ferite; gli eventi si trasferiscono circa una ventina di anni in avanti, il bambino è divenuto adulto e al posto delle braccia il padre ha ideato dei magli di ferro che nell'evenienza si possono allungare e sparare dardi mortali (!). La tragica esperienza ha però segnato padre e figlio divenuti dei temibili oppressori, al loro passaggio la gente del villaggio si scosta per il timore di essere puniti.

I veri protagonisti entrano in scena per incontrare a turno la coppia malvagia e subire tragiche menomanzioni fisiche, gli interpreti non possiedono il carisma dei celebri Jimmy Wang Yu, David Chiang e Ti Lung, ma, a loro volta, sono superiori nelle arti marziali, il cinema di Chang Cheh a partire dalla metà degli anni 70 riflette questa prerogativa, è più tecnico dal punto di vista della disciplina marziali, elaborato negli scontri questa volta coreografati da Robert Tai e coadiuvato dagli attori coreografi "veleno" Chiang Sheng e Lu Feng, rispettivamente il cavaliere che subisce una sorta di lobotomia che lo rende pazzo e il figlio spietato dalle mani di metallo. Il personaggio di Chiang Shen inoltre introduce un inedita vena comica per i film di Chang Cheh, la violenza domina come sempre, ma la demenza mentale sopraggiunta, dopo avere subito la tortura di una catena stretta sulla testa, lo rende un combattente imprevedibile ed esilarante, paragonabile al Jackie Chan di "Drunken Master".

Nel film poi c'è anche quel fenomeno vivente di Philip Kwok, un acrobata eccezionale, uno dei prediletti di Chang Cheh, nel ruolo del viandante castigato a essere cieco, nel corso della vicenda stringe un particolare legame con l'irruento personaggio interpretato da Lo Meng, altro "veleno", che invece subisce la perdita dell'udito e della parola (!), non manca quindi la sequenza scorretta nella sua comicità dell'incontro tra i due che alla fine trovano il modo di comunicare "scrivendo" le parole sul palmo delle mani, i due attori si ritroveranno anni dopo sul set del capolavoro "Hardboiled" (1992) di John Woo. Non manca la trafila degli allenamenti per fare emergere le prodigiose abilità degli infermi, sequenze sempre improbabili ma anche per questo affascinanti, il cieco impara a muoversi esercitandosi con la caduta delle foglie, lo storpio (Sun Chien) viene equipaggiato di piedi d'acciaio, il sordo-muto impara a boxare e per cogliere i movimenti alle spalle ricopre il costume con placche riflettenti. La mezzora finale è una serie di combattimenti spettacolari, con nuovi nemici e pericoli da affrontare, le coreografie sono folli e prolungate con trovate bizzarre e fantasiose (lo scontro fenomenale con gli anelli di metallo), tecniche marziali di prima classe che si fondono con la violenza e il sangue. L'ennesimo classico diretto dal Maestro Chan Cheh.

Tit.originale:"Crippled Avengers" (intern.)
paese: Hong Kong
Rating:8/10

Commenti

robert dalla. ha detto…
e vero me li ricordo una grinta che ora solo pochi possono farlo e da vedere muto per percepire la loro forza.un saluto da roby dalla.
robert dalla. ha detto…
e vero me li ricordo una grinta che ora solo pochi possono farlo e da vedere muto per percepire la loro forza.un saluto da roby dalla.
Sciamano ha detto…
ciao Roby, grazie x il commento;)