Il Buono, il Brutto, il Cattivo (1966)



Il western definitivo di Sergio Leone.

Mentre divampa la guerra tra nordisti e confederati un ricercato di origine messicana, Tuco, e un misterioso avventuriero, il biondo, stringono un accordo per truffare la legge e riscattare le taglie che pendono sulla testa del messicano. Un killer a pagamento, Sentenza, intanto viene a conoscenza di un carico d'oro rubato da Carson, un soldato sudista in fuga. Dopo alcune peripezie Tuco e il biondo incontrano Carson che, sul punto di morte, rivela l'ubicazione del tesoro, i due uomini, già ai ferri corti per questioni di affari e tradimenti, stringono una nuova alleanza visto che ognuno conosce una parte del segreto sul luogo in cui si nasconde l'oro. Non sanno che presto dovranno fare i conti con Sentenza, lo spietato segugio dalle sorprendenti risorse.

Il terzo spettacolare western di Sergio Leone rappresenta per molti l'apice dell'intero genere e della vitalità del cinema italiano di quei tempi, mai più tornato in seguito a simili livelli, un'apoteosi di intuizioni e talento irripetibile, spianata dal successo clamoroso degli straordinari "Per un pugno di dollari" (1964) e "Per qualche dollaro in più" (1965). Del fenomeno si accorgono anche gli americani della United Artists che mettono sul piatto metà del cospicuo budget, circa 1 milione e 300 mila $ dell'epoca, uno sforzo produttivo schiacciante rispetto ai due film precedenti per le scenografie grandiose e un girato di circa tre ore (182 minuti la versione senza tagli). "Il buono, il brutto, il cattivo" è il crocevia artistico di Sergio Leone, almeno per quanto riguarda i western, la perfetta sintesi dei primi, cinici e selvaggi film con le successive opere dai toni epici e commoventi.

La grandezza di Leone si rivela anche nelle scelte, la scommessa di puntare su Eli Wallach per il ruolo di Tuco (il brutto) è a dir poco vincente, dei tre principali personaggi è quello più presenzialista, forse non a caso, visto che nella sua personalità si riconoscono alcuni tratti del biondo (il buono) e di Sentenza (il cattivo). Il messicano è un criminale buffonesco di cui non si può fare a meno di provare simpatia, nonostante un curriculum di malefatte (esposte nelle divertenti scene delle impiccagioni) interminabile, è anche il primo a entrare in scena nel memorabile prologo, dove Leone fa le prove per quello de "C'era una volta il west" (1969), che serve come presentazione dei tre protagonisti. Clint Eastwood è il "biondo" qui al suo ultimo film con Leone, dopo la folgorante collaborazione dei film precedenti, tra i due nascono dissidi insanabili di soldi ma anche per la questione di subalternità del personaggio rispetto a quello di Tuco, il professionista americano però è in forma smagliante nei panni del pistolero infallibile e sornione, sempre sorretto da un carisma che non ha eguali. Ritorna Lee Van Cleef ,dopo la resurrezione personale avvenuta con "Per qualche dollaro in più", nell'interpretazione di Sentenza, inizia una fase proficua per l'eccezionale attore che sembra nato per la parte del killer spietato e dal ghigno luciferino.

Il lavoro di sceneggiatura è magnifico e dal respiro epico, e dire che i problemi non sono mancati, una gestazione travagliata che ha subito diverse revisioni e il coinvolgimento di alcuni dei migliori sceneggiatori dell'epoca (Agenore Incrocci e Furio Scarpelli) con l'intento dichiarato di creare una versione western de "La grande guerra" di Monicelli. Alla fine il maggiore contributo è da assegnare a Luciano Vincenzoni ("Per un pugno di dollari" e "Per qualche dollaro in più", possono bastare?) autore del soggetto e anche ideatore del mitico titolo, in seguito Leone si attribuirà i meriti per una serie di polemiche che accompagnano da sempre la storia del cinema e le opere leggendarie, questo non modifica una vicenda avventurosa vibrante, costellata di dialoghi straordinari ("Vedi, il mondo si divide in due categorie: chi ha la pistola carica, e chi scava. Tu scavi." " Ogni pistola ha la sua voce… E questa la conosco." " Dio non è con noi, perché anche lui odia gli imbecilli." "Fissa bene la corda alla trave. Deve reggere il peso di un maiale.", ecc.)

Di fondamentale importanza il contributo della colonna sonora di Ennio Morricone, inseparabile collaboratore del regista, indirizzata a sensazioni sempre più struggenti, anche la prima apparizione di Sentenza a cavallo è accompagnata da una composizione che strozza in gola la voglia di piangere per quanto è bella, singolare che il personaggio più negativo della storia si ritrovi in un altro momento emozionante: l'arrivo nell'avamposto sudista martoriato di cadaveri, distruzione e sopravvissuti piegati dalla fatica. Il main-theme con l'inconfondibile coro che si propaga lungo tutto il film poi rimane scolpito indelebile, una cavalcata sonora irresistibile che scandisce intere sequenze, compresa l'ultima beffarda del finale. Sergio Leone si avvale per la prima volta del direttore della fotografia Tonino Delli Colli che ritornerà nei successivi lavori del regista, il completamento di un equipe tecnica d'eccezione con Leone libero di comporre una serie ininterrotta di sequenze dai tempi perfetti e con un impatto visivo unico, i proverbiali primi piani si alternano a lunghi controcampi nei territori dell'Andalusia, la regione spagnola in cui viene ricreato il west americano, le sparatorie si dilatano in attese spezzate da fragorose detonazioni di pistole che sibilano in un preciso ordine e collocazione, si veda l'encomiabile uso del sonoro nella sequenza dell'agguato in albergo, mentre all'esterno si muove una rumorosa processione di militari.

La pellicola è densa di situazione divertenti, da ricercare in gran parte nel controverso rapporto tra Tuco e il "biondo" (i piani esilaranti d'evasione a un passo dalla forca), ma il mondo descritto è di una violenza distruttiva e disperata, ancora lontano da una stabilità civile, in cui le poche donne che si intravedono sono maltrattate(la prostituta di Rada Rassimov) e ridotte in posizioni di inferiorità. La guerra di secessione americana non è solo lo sfondo della vicenda, i protagonisti l'attraversano e ne respirano l'odore di morte e sofferenza, splendido e illuminante l'incontro del "biondo" con una giovane recluta morente, le città sono devastate dalle razzie e i bombardamenti, una di queste diviene anche lo spettrale teatro di una lunga sparatoria tra la coppia formata da Tuco e il "biondo" contro gli uomini di Sentenza, in un momento successivo i protagonisti sono costretti a spingersi in prima linea in trincea, un enorme set nei pressi di un fiume. Qui Tuco e il "biondo" incontrano il capitano nordista ubriaco di Alberto Giuffré, un'altra rappresentazione della follia della guerra. Altri caratteristi imperdibili sono il tirapiedi di Sentenza, che a un certo punto veste i panni di sergente nordista, interpretato da Mario Brega impegnato in una forte sequenza di tortura ai danni di Tuco e Luigi Pistilli nel ruolo del fratello francescano del briccone messicano che incontra in un breve ma toccante faccia a faccia.

Si vedono gli spolverini che saranno uno dei tratti caratteristici dei cattivi di "C'era una volta il west", un altro riferimento che Leone rielabora per il successivo film è lo stallo dell'impiccato in equilibrio su una base (qui la croce di una tomba) instabile, nella scena esplosiva del ponte ci sono i dinamitardi effetti spettacolari che anticipano "Giù la testa", per il finale Clint Eastwood trova il modo di vestire il poncho dei film precedenti, un in-jokes sublime che può fare pensare a "Il buono, il brutto, il cattivo" come ad una sorta di prequel. La resa dei conti è ambientata in un enorme cimitero circolare, anche questo completamente ricostruito e ricavato in una zona non molto distante da Madrid, nello slargo centrale si consuma il duello triangolare tra i protagonisti, Leone si scatena in inquadrature e montaggi in seguito imitati da centinaia di epigoni, con la musica di Morricone a fare il resto, in una dimensione sospesa tra il mito e una perfezione stilistica insuperabile.
Da gustare la versione restaurata del film nella gloria del blu ray.

paese: Italia/Spagna/Germania
Rating: 10/10

Commenti

Anonimo ha detto…
Mi chiedevo quando sarebbe arrivata una rewiew su questo blog dedicata al miglior regista italiano di sempre.
Uno dei film piu belli della storia, c'è poco da fare, Leone ha definitivo e glorificato l'intero genere western, da per un pugno di dollari a giu la testa, tutta la storia del genere è qui.
Il Buono, il Brutto, il Cattivo è un classico immutabile, uno dei pochi veri casi di film che resiste al tempo senza perdere un grammo e dico un grammo della sua efficacia e potenza.
Immenso, epocale, vedendo l'attuale panorama italiano, questo lavoro assume tratti fantascientifici, evoca tempi lontani quando il cinema si faceva anche qui, abbiamo lasciato un patrimonio all'umanità, influenzato generazioni future di cineasti oltreoceano, potrei continuare ancora, ma mi fermo qui.
Bellissima recensione, analisi dettagliata e sentita dell'opera, (mi sorprendi :P) bravo.

-è la seconda volta che Priest occupa la "copertina" di Dead Inside, so che l'hanno anticipato a giugno; ultimamente mi sono un pò raffredato guardando alla durata (87 min!) troppo poco, temo che molto potenziale resti solo accennato, comunque resta una scommessa, e sembra che l'atmosfera western -nonostante l'eco scifi- ci sarà e si fara sentire.
speriamo bene, sarei curioso di leggere una tua rewiew appena esce.

ciao e good work
Joe80
Sciamano ha detto…
si una rece su Leone mancava, me ne rendo conto, ma parlare dei grandi e dei registi che preferisco a volte mi mette un pò di soggezione.
Il film ha 45 anni ma non li dimostra, come le cose migliori é senza(fuori dal) tempo. Grazie Joe x le considerazioni sul film e sulla rece;)

Priest anticipato? mica sapevo, lo vedrò sicuramente al cinema e spero tanto in buone atmosfere western, x la rece penso che comparirà su Cinemaz dove di solito vanno le novità. Ciao!
Anonimo ha detto…
direi il western definitivo e basta.
CHRIS
Sciamano ha detto…
eh direi di si ;)